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 2007  marzo 15 Giovedì calendario

Storia d’Italia attraverso la TV. Corriere della Sera Magazine 15 marzo 2007. 1985. Il salotto arabeggiante e arboreggiante

Storia d’Italia attraverso la TV. Corriere della Sera Magazine 15 marzo 2007. 1985. Il salotto arabeggiante e arboreggiante. La notte di Arbore è stata una notte d’evasione, di caciara, volutamente cialtrona. In un salotto arabeggiante e arboreggiante, tra intelligenti banalità e allegri nonsensi, scherzavano seriamente personaggi e maschere televisive: Riccardo Pazzaglia, il filosofo partenopeo esperto di brodo primordiale, Massimo Catalano, l’intellettuale viveur dai ragionamenti lapalissiani ed esperto di truismi, Frate Antonino da Scasazza con i suoi «nanetti» ovvero aneddoti, le feste e concorsi paesani, Maurizio Ferrini rappresentante romagnolo di pedalò dalle inclinazioni filosovietiche, la signora bene Simona Marchini che sogna amori appassionanti davanti alle telenovelas, la cuginetta Marisa Laurito in perenne attesa del fidanzato Scrapizza, mentre Roberto D’Agostino, critico esperto dell’effimero, diventa profeta dell’Insostenibile leggerezza dell’essere. C’è poi Harmand, ovvero Andy Luotto travestito da arabo che a seguito di una protesta da parte dell’Associazione musulmani italiani, e minacce per niente scherzose, è costretto 1985 ad abbandonare la trasmissione. La banda di Arbore apriva ogni sera il suo appuntamento, programmaticamente e profondamente «demenziale », con la sigla «Ma la notte no» e lo chiudeva con «Il materasso». Nel corso delle trentacinque puntate in diretta, l’ascolto è passato dagli iniziali 800.000 telespettatori ai 2 milioni della quarta puntata, fino a raggiungere punte di 3 milioni di spettatori il 7 giugno (con un record di share del 51%). Il 29 maggio la Juventus scende in campo in Belgio per disputare la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. A seguito di gravissimi incidenti scatenati dagli hooligans inglesi 39 tifosi muoiono.Tra le cause della tragedia «in diretta», la totale inadeguatezza dello stadio Heysel e la mancanza di un minimo servizio di sicurezza. A tutti sembrava ovvio che l’incontro debba essere cancellato, ma l’Uefa insiste perché la partita venga giocata per motivi di ordine pubblico. La Juve, con un rigore «inventato» battuto da Platini, segna il gol della vittoria in un’atmosfera paradossale, resa opprimente dalla disperazione di chi ha appena vissuto la tragedia sugli spalti. Sulle tv locali esplode il fenomeno Wanna Marchi, i cui monologhi sono molto apprezzati da Vittorio Sgarbi che li paragona a quelli più celebri di Dario Fo e Carmelo Bene. RECENSIONITV Roberto Gatti Svegli tutti va in onda la notte - L’Espresso, 21 aprile 1985. Diventeremo tutti teledipendenti notturni? La prospettiva è meno remota di quel che si possa immaginare: invece di tirar mattina in discoteca, o davanti a un fiasco di vino, o giocando a poker o a «Risiko» con gli amici, saremo ac-cuditi, coccolati, vezzeggiati da pro-grammi di varia umanità: il «cult movie» e l’informazione giornalisti-ca in diretta, l’«entertainment» brillante e il varietà a luci soffuse, il rotocalco degli spettacoli di tutto il mondo e il «salotto telematico», proiezione diretta e immediata del «salotto buono» di casa. Certo, lo scenario prospettato non sta propriamente dietro l’angolo: per realizzarlo, occorrerà vincere resistenze, ritrosie e anche «prevenzioni ideologiche ». Come quelle apertamente dichiarate dal regista Franco Zeffirelli: «Non voglio fare il mora-lizzatore», dice, «ma questa idea di aprire una fascia notturna in tv mi sembra molto grave. Perché, innanzi tutto, perverte i rapporti matrimoniali: lei va a letto, lui sta in piedi davanti al video, e poi beve, fuma come un turco, si intossica sempre di più. Poi perché è gravissimo che si dia sempre più importanza alle ore notturne: se qui c’è la crisi, è perché c’è distrazione continua. Ma facciamo come gli americani, che nel 95 per cento dei casi vanno a dormire alle 9 e mezza di sera!». Diamo dunque per scontate tutte queste idiosincrasie. Un dato però è sicuro: attorno al tema dell’«inter-no notte con televisione» si stanno accendendo le fantasie, si stanno scatenando le competitività dei vari programmatori televisivi, pubblici o privati che siano. Beniamino Placido Le mille e una notte di Renzo Arbore - La Repubblica, 1 maggio 1985. Questi personaggi fissi dicono sempre le stesse cose, rifanno sempre il loro discorso da fissati (la fissa è un ingrediente indispensabile della comicità). Ma Arbore ha la perversa abilità di farci credere sempre che qualcosa di nuovo stia per venir fuori (come faceva con Benigni in L’altra domenica), che un frammento di discorso serio, compiuto stia per farsi strada. Macchè, niente. Dopo un attimo di suspense, ci ritroviamo di fronte alla stessa ostinata esilarante incoerenza verbale di prima. Questo è l’Arbore al suo meglio. Che funziona. Però deve funzionare per molte sere, senza deluderci mai. Lui stesso lo sa, che si è messo in una situazione difficile. Si è travestito un po’ da arabo, ed ha costruito queste notti un po’arabe, per riproporci le Mille e una notte, o le Cento e una sera! Per ritrovarsi – lui – nella situazione di Sheherazade che ogni notte doveva raccontare una storia al sovrano Shahriyàr. E la storia doveva essere sempre interessante, sennò quello l’ammazzava. Il sovrano Shahriyàr siamo noi del pubblico che ogni sera possiamo condannare Sheherazade- Arbore cambiando canale o spegnendo il televisore.. Adesso, dopo aver messo Arbore in una storia della cultura italiana (sia pure tutta ancora da scrivere), gli devo anche dare un consiglio sul come restarci. Non deve cambiare personaggio, non deve atteggiarsi a «maitre à penser». qualcosa di diverso, e forse di meglio: un «maitre à sentir» (che è un francese un po’ maccheronico, lo so, ma Arbore capirà). I FATTI In Italia Il 24 gennaio è concessa la grazia a Walter Reder, nazista responsabile dell’eccidio di Marzabotto. In febbraio il fondatore della comunità di San Patrignano per il recupero dei tossicodipendenti, Vincenzo Muccioli, è condannato al processo che lo vede imputato per maltrattamenti e sequestro di persona nei confronti di alcuni ospiti della comunità. Nel 1987 verrà assolto dalla sentenza d’appello. Il 27 marzo l’economista Ezio Tarantelli, consulente della Cisl, è ucciso all’Università di Roma dalle Br. Il 2 aprile nei pressi di Trapani esplode un’autobomba destinata a uccidere il giudice Palermo. Il giudice si salva, ma tre passanti restano uccisi. In maggio si tengono le elezioni amministrative: Dc 35%, Pc 30,2 %, Psdi13,3%, Msi 6,5%. Il 10 giugno si svolge il referendum per l’abrogazione del decreto sulla scala mobile: vincono i no con il 54,3%. La busta paga non dipende più dal costo della vita. Il 19 giugno grave incidente a Stava in Trentino. Il cedimento di un bacino per il lavaggio della fluorite causa la morte di più di 200 persone, travolte da acqua e detriti. Il 24 giugno Francesco Cossiga è eletto Presidente della Repubblica, dopo le dimissioni di Sandro Pertini. Il 6 agosto il vicecapo della squadra mobile di Palermo Antonino Cassarà resta ucciso insieme a un agente in un attentato mafioso. Il 19 settembre muore Italo Calvino. Dal 7 al 9 ottobre un commando palestinese sequestra la nave da crociera Achille Lauro in acque egiziane. La mediazione dell’Olp ottiene che i prigionieri vengano rilasciati, ma un turista americano di religione ebraica rimane ucciso. Il 10 ottobre il volo Egyptair con a bordo i sequestratori e il mediatore Abu Abbas viene intercettato dall’aviazione Usa e costretto ad atterrare a Sigonella. Le autorità italiane rifiutano di consegnare i dirottatori, suscitando le proteste americane. La crisi spinge il presidente del Consiglio Craxi a dimettersi, denunciando ingerenze statunitensi. Il chiarimento con Reagan sarà a New York il 24 ottobre. Il 6 novembre Craxi ritira le dimissioni. 14 novembre a Padova l’équipe guidata dal professor Vincenzo Gallucci effettua su Ilario Lazzari il primo trapianto di cuore in Italia. Il 25 novembre muore Elsa Morante. Il 27 dicembre terroristi palestinesi causano 16 morti all’aeroporto romano di Fiumicino, assaltando i banchi d’accettazione delle compagnie aeree El Al e Twa. Il film di Jean Luc Godard, Je vous salue Marie, viene ritirato dalle sale con l’accusa di oltraggio alla religione di Stato. Decisive le forti critiche al film avanzate dal Papa. Tutti a faccia in su per ammirare il passaggio della cometa Halley. All’estero L’11 marzo Michail Gorbaciov diventa segretario del Pcus. In uno dei suoi primi discorsi sostiene la necessità di un rinnovamento del sistema economico sovietico (perestroika). Il 29 marzo muore il pittore russo Marc Chagall. In maggio gli Usa stabiliscono un embargo commerciale totale nei confronti del Nicaragua. In giugno decidono di stanziare aiuti per i contras nicaraguesi. Il 13 luglio Bob Geldof organizza Live Aid, concerto benefico che si tiene in contemporanea al Wembley stadium di Londra e allo stadio Jfk di Philadelphia. Per raccogliere fondi per contrastare la fame in Africa si esibiscono Madonna, David Bowie, U2, Duran Duran, Elton John, Tina Turner,Who, Mick Jagger, Beach Boys, George Micheal, Paul McCarthy, Led Zeppelin, Joan Beaz, Bob Dylan e molti altri. Memorabile la performance londinese dei Queen. L’evento viene trasmesso in diretta, anche se non integrale, dalla Bbc, l’Abc e Mtv. Il 20 luglio in Sudafrica è dichiarato lo stato di emergenza per le violente tensioni causate dalle manifestazioni antiapartheid. Il 28 agosto le manifestazioni che chiedono la liberazione del leader sudafricano antiapartheid, Nelson Mandela vengono represse nel sangue: a Città del Capo muoiono 16 persone. Il 19 novembre si incontrano per la prima volta a Ginevra Reagan e Gorbaciov: tema centrale dell’incontro il negoziato per la riduzione degli armamenti strategici. Il 10 ottobre muore il regista Orson Welles. In dicembre un commando terrorista palestinese attacca l’aeroporto di Vienna causando due morti. Il 27 dicembre la naturalista Diane Fossey, celebre per i suoi studi sui primati, viene trovata morta in Ruanda. MODI DI DIRE Il «filosofo» di Quelli della notte, Riccardo Pazzaglia contribuisce alla diffusione di nuove espressioni come la celeberrima brodo primordiale e separati in casa, che inizialmente definisce due ex coniugi costretti per necessità a vivere sotto lo stesso tetto, ma presto passa poi a indicare qualsiasi situazione di convivenza coatta. La centralità del look nella società degli anni Ottanta diffonde il termine stilismo: «sul modello dell’inglese styling, l’insieme dei creatori di moda, il mondo degli stilisti». Salvatore Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana. Figura di grande successo è lo stilista. Scrive Arbasino: «Se fossimo stilisti di moda di sinistra e ricevessimo offerte ugualmente vantaggiose di trasferire le lavorazioni italiane a Shanghai… che fare?» Dopo le aperture liberali di Gorbaciov, si parla molto di perestroika, «propriamente ”ricostruzione”. Nel linguaggio giornalistico, l’insieme delle riforme politiche ed economiche di tendenza moderatamente liberista propugnate e avviate nell’Unione Sovietica dal segretario generale de Pcus Michail Gorbaciov a partire dal marzo 1985».Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell’uso. Il termine finisce poi per indicare ogni fase di rinnovamento politico. LETTERATURA Carlo Sgorlon vince il Premio Strega con il romanzo L’armata dei fiumi perduti. Il Nobel per la letteratura è assegnato a Claude Simon. Incipit MILAN KUNDERA L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito! Il mito dell’eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. DOMINIQUE LAPIERRE LA CITT DELLA GIOIA La zazzera ricciuta e le basette che andavano a toccare le punte spioventi dei baffi, il torso piccolo e tarchiato, le lunghe braccia muscolose e le gambe leggermente arcuate gli davano l’aria di un guerriero mongolo. E invece Hasari Pal, trentadue anni, era solo un contadino, uno dei circa cinquecento milioni di abitanti dell’India di quegli anni, che chiedevano il loro sostentamento alla dea terra. PIER VITTORIO TONDELLI RIMINI Verso mezzogiorno la segretaria di redazione telefonò in cronaca per dirmi che il direttore voleva parlarmi. «Venga tra quindici minuti» aggiunse. «Perché non ora? Sono libero» dissi. ”Fra quindici minuti» fu la sua risposta. E riattaccò. Mi restava dunque poco tempo per fare un bell’esame di coscienza, ripassarmi bene a memoria gli ultimi pezzi, ricordarmi i servizi, gli articoli e tutto quanto avevo scritto in quegli ultimi giorni. Mi sembrò evidente che da qualche parte avevo scazzato. Forse avevo riferito con imprecisione una notizia o trascritto infedelmente un breve colloquio telefonico con un informatore della questura. Boh. Rinunciai dopo qualche minuto. ALDO BUSI VITA STANDARD DI UN VENDITORE PROVVISORIO DI COLLANT Giuditta trascina una bambola di pezza e guarda fissa davanti a sé.Angelo guida a passo d’uomo, gira la testa verso di lei. La bimba non si scompone. Cammina a piedi nudi nel suo costumino blè e la strada polverosa ha le sinuosità di un ruscello essiccato. Giuditta incede come una bagnante tradita ma fiera sul carbone ardente del catrame. Angelo le sorride, invano. MODA, ARTE, COSTUME Sono in commercio i primi cd. I principi inglesi Carlo e Diana visitano l’Italia. Grandissimo entusiasmo per la principessa Diana, che i rotocalchi definiscono «tenera e sexy». Gli stilisti che rappresentano la tradizione dell’alta moda italiana criticano il look caratteristico della metà degli anni ottanta. Sotto accusa: «impastrucchiamenti » di colori e di forme, il «vestirsi a strati», con la maglietta sopra la camicia che spunta dal maglione, il maglione che fa capolino dalla giacca e via di questo passo, ma soprattutto il look androgino che prevede nuche rasate, spalle gigantesche e mascolinità sfrenata. Bibbia delle fashion victims del 1985 è Look parade, di Roberto D’Agostino, che racconta gli accessori imperdibili per le modaiole: top lucido alla Heater Parisi, fascetta asciuga sudore alla Donatella Rettore, short scoloriti alla Bertè, collant a rete di Cindy Lauper, corsetti imbullettati di Madonna (creati da Jean Paul Gaultier), orecchini vistosi alla Jo Squillo. Il virus dell’Hiv miete vittime sempre più numerose soprattutto tra tossicodipendenti, pazienti trasfusi, omosessuali. Permane però incertezza su come il virus si trasmetta: il sindacato americano degli attori (Sag) approva una norma per cui ogni attore può rifiutarsi di girare scene con baci appassionati. SPORT L’Hellas Verona, guidata da Osvaldo Bagnoli, riporta lo scudetto in provincia dopo moltissimi anni. Il 1985 è l’unico anno in cui c’è il sorteggio integrale degli arbitri. Il ciclista francese Bernard Hinault centra l’accoppiata Giro d’Italia-Tour de France. L’italiano Francesco Moser si classifica secondo, dietro alla maglia rosa, nel Giro d’Italia. Il 13 luglio a Parigi Sergej Bubka stabilisce il nuovo record di salto con l’asta, superando i 6 metri. A Marc Girardelli la coppa del mondo di sci. Il 9 novembre Garry Kasparov batte Anatolij Karpov e diventa campione mondiale di scacchi. CINEMA Nelle sale da dicembre Ginger e Fred di Federico Fellini MORANDO MORANDINI DE NIRO, GANGSTER NEL SEGNO DI PROUST Il Giorno, 6 ottobre 1984  il più lungo, il più ambizioso e il migliore dei film di Sergio Leone. una gangster story sotto il segno di Proust. un film della memoria, quella del cinema e di Leone. un film sull’america vista come un mondo di bambini, crudeli e soavi ma non ingenui. un film di morte e iniquità, sesso e violenza, paura, amicizia, tradimento. All’origine di c’è il tempo con la sua vertigine. […] Come struttura narrativa, C’era una volta in America è un labirinto alla Borges, un giardino dei sentieri incrociati, una nuova confutazione del tempo. rimasto poco di Mano armata, romanzo di 400 pagine firmato da Harry Grey, che nasce dalle memorie di David Aaroson detto Noodles, gangster di mezza tacca. L’azione si dipana attraverso una serie di sconnessioni temporali che comprendono simmetrie, ripetizioni, circolarità, ritorni all’indietro, prospettive in avanti, accelerazioni, dilatazioni, strappi, trappole. una struttura che dà al film un ritmo solenne, qua e là persin pomposo, alla maniera dei western di Leone, ma con soprassalti vertiginosi, improvvise discese e salite faticose. un film dove il presente appare un tempo di simulacri e di fantasmi, e dove contano il passato e il futuro, visti come in un sogno, in un’allucinazione. Il cinema come droga. Alle sconnessioni del tempo corrispondono le dilatazioni dello spazio. Leone ci accompagna in un viaggio attraverso un’America metropolitana – attraverso la storia del cinema su quell’America – che è reale e favolosa, archeologica e rituale. ALBERTO ARBASINO CON GLI OCCHI DI GINGER La Repubblica, 7 febbraio 1986 L’approccio di Fellini ai grandiosi deliri e alle meschine demenze della televisione sembra invece piuttosto guardingo, intimista, afflitto. Fa, più che stravolgimento,mimesi. Né parossismo, né paradosso. Nessun accento surreale, ove occorrerebbe un pizzico di Rabelais, sui complementi delle paste e delle salse cioè la réclame ossessiva della corporeità idraulica, dei lavandini, dei cessi, degli odori. L’espressionismo, per lo più affidato a nani e mostri, come nella Germania di Weimar, e non tanto a quei veri «freaks» della Nuova Oggettività televisiva attuale che sono le massaie medie, i coniugi omologati, i giovani-tipo, gli esperti in campionature e dibattito. Le facezie culturali, gestite da letterati antichi per cui i romanzi finiscono con un fiume simbolo, e la rima non è più di moda, come nell’Ex- alunno di Giovanni Mosca, col buon Sergio Tofano. […]La caricatura della volgarità pubblicitaria appare vegetariana e astemia come uno sketch di teatro da camera, giacchè il testimone che la valuta non è più un giornalista esaltato e un regista visionario in via Veneto, ma una assennata signorinetta sempre a posto con le sue vestagliette, le sue corsettine, i suoi no grazie, il suo buonsenso «ne varietur» manifestato con uguali scossette di testa davanti a qualunque farnetico enorme o piccino. E il gestaccio tradizionale di irrisione italiana, già vincente fra i vitelloni di un tempo, risulta ormai segnale di soccombenza davanti a emergenti ruspanti e rampanti.Ci si impelaga in una dialettica antitetica, difficile: cos’è più scadente, la televisione di oggi, o il varietà di ieri? Aldo Grasso (continua)