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 2007  marzo 19 Lunedì calendario

Una ritrattazione in piena regola, con tante scuse. L’«Independent on Sunday», il giornale che dieci anni fa aveva condotto una campagna in grande stile in favore della decriminalizzazione della cannabis, ieri ha fatto marcia indietro a tutto gas in prima pagina

Una ritrattazione in piena regola, con tante scuse. L’«Independent on Sunday», il giornale che dieci anni fa aveva condotto una campagna in grande stile in favore della decriminalizzazione della cannabis, ieri ha fatto marcia indietro a tutto gas in prima pagina. «Se solo avessimo saputo allora quello che possiamo rivelare oggi», recita basito il titolone. Il punto è che la droga già prediletta dagli hippies non è più quella di una volta: oggi viene coltivata in casa sotto lampade a raggi ultravioletti che la rendono fino a 25 volte più forte, in gergo si chiama «skunk» e sta causando un’ecatombe di casi di psicosi, paranoia anche violenta e schizofrenia. Il giornale, che nel 1997 riuscì a mobilitare una marcia in Hyde Park e a smuovere il governo di Blair a declassare la cannabis a stupefacente di categoria C, il cui consumo personale non era cioé più un reato punibile con l’arresto, ha deciso di cambiare radicalmente posizione proprio nella settimana in cui la rivista medica «The Lancet» argomenterà che ormai questa versione amplificata della cannabis è più pericolosa dell’LSD e dell’ecstasy. Una quantità record di giovanissimi è in cura per abuso di «skunk» e il numero di ricoveri è alle stelle. I danni arrecati dall’odierna «iper-cannabis» alla salute mentale di chi ne fa uso sono potenzialmente irreparabili. Il problema più acuto rischia di manifestarsi fra gli adolescenti, il cui cervello in fase di sviluppo è molto più vulnerabile. Anche il professor Colin Blakemore, capo del Medical Research Council, che nel 1997 aveva appoggiato la campagna originaria dell’«Independent on Sunday», oggi dice: «Il legame tra la cannabis e la psicosi oggi è ben chiaro; dieci anni fa non lo era». In retrospettiva, l’«Independent on Sunday» tiene molto a precisare che «lo "skunk" fumato dalla maggioranza dei giovani in questo Paese non assomiglia neppure lontanamente alla tradizionale resina della cannabis tipicamente in uso fino ai primi anni Novanta. La sostanza di oggi contiene fino a 25 volte più tetraidrocannabinolo (THC)», ovvero l’ingrediente psicoattivo. Dieci anni fa soltanto 1600 persone erano in cura per abuso di cannabis; oggi sono 22 mila, la metà dei quali ha meno di diciott’anni: «Una bomba a orologeria per la salute mentale», ammette il giornale. Altri specialisti concordano sul fatto che il dibattito scientifico è cambiato. Il professor Robin Murray del London Institute of Psychiatry ritiene che almeno 25 mila dei 250 mila schizofrenici negl Regno Unito, pari a un decimo del totale, avrebbero evitato di ammalarsi se non avessero fatto uso di cannabis: «Può darsi che i numeri di chi fa uso di cannabis non siano aumentati, ma la sostanza è molto più potente, quindi si tratta di vedere se tra qualche anno avremo conseguentemente più ammalati. Chi comincia oggi, lo fa con lo "skunk"». E sempre più giovane: oggi si vedono ragazzini di dodici o tredici anni con lo spinello in mano. Con le conseguenze che si vedono sulle strade del Regno: negli ultimi anni l’abuso di «skunk», con la paranoia estrema a cui è associato, è stato additato come una concausa di una serie di omicidi e aggressioni brutali. Dice Marjorie Wallace, direttore dell’organizzazione per la salute mentale «Sane»: «Ogni giorno arrivano nuove conferme del legame tra l’uso di cannabis e le malattie mentali. Uno studio recente dimostra che 8 persone su 10 tra quelle che hanno avuto un primo episodio di schizofrenia facevano un forte uso di questa droga. Secondo un altro studio, corrono un rischio quadruplo di ammalarsi di schizofrenia». Anche il professor Neil McKeganey, del Centre for Drug Misuse dell’Università di Glasgow, è preoccupatissimo: «La società ha gravemente sottovalutato la pericolosità della cannabis». Visto e considerato tutto ciò, si chiede l’«Independent on Sunday», «eravamo fuori di testa quando chiedevamo la legalizzazione della cannabis? No, ma poi è arrivato lo "skunk"». Rosie Boycott, l’allora direttore del giornale e responsabile della campagna, nel ricordare il suo primo spinello datato 1968 sull’erba di Hyde Park, scrive: «Nel 1997 ero convinta che la cannabis fosse pressoché innocua. Ma io parlavo della varietà che proveniva dai campi del Libano, Marocco e Afghanistan, che adesso è una rarità. Lo ”skunk” invece rende aggressive le persone». Conclude un editoriale: «Non crediamo sul serio che allora ci fossimo sbagliati. Ma la minaccia alla salute mentale oggi deve avere la precedenza sugli istinti liberali di allora».