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 2007  marzo 15 Giovedì calendario


Così i francesi ci hanno rubato il cinema. Libero 15 marzo 2007. Benito Mussolini aveva intuito giusto, quando, dopo quasi un decennio di occhio di riguardo e di aiuti concreti al cinema, nel gennaio del 1936 posò la prima pietra di Cinecittà, all’ombra di una monumentale epigrafe che diceva: "La cinematografia è l’arma più forte"

Così i francesi ci hanno rubato il cinema. Libero 15 marzo 2007. Benito Mussolini aveva intuito giusto, quando, dopo quasi un decennio di occhio di riguardo e di aiuti concreti al cinema, nel gennaio del 1936 posò la prima pietra di Cinecittà, all’ombra di una monumentale epigrafe che diceva: "La cinematografia è l’arma più forte". In fondo Cinecittà fu il più grande monumento possibile - in quanto vivo, dinamico, non musealmente rievocativo - di una genialità tutta nostrana non adeguatamente celebrata. Alberini, Pacchioni, Calcina, Cappelletti... Parafrasando Don Abbondio dovremmo dire: "Chi erano costoro?". Tra oblìo e sottovalutazione, ci sfugge che si tratta dei protagonisti dell’avvento di un fenomeno epocale, il cinema, che avrebbe cambiato i costumi del mondo intero. Il personaggio più straordinario fu Filoteo Alberini (Orte 1867Roma 1937), fotografo dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, il quale, dice la leggenda, nell’autunno del 1894 vide un "Kinetoscopio" di Edison esposto in una vetrina e, non potendolo osservare dall’interno, decise di costruirne uno, migliorandone le funzionalità. In 2 mesi inventò il "Kinetografo", una "macchina per la presa, la stampa, la proiezione di pellicole", e ne portò subito il progetto all’Ufficio Brevetti. Nell’attesa della concessione, con molto entusiasmo e ancor più ingenuità, all’inizio del 1895 corse in Francia a mostrare i suoi disegni ai fratelli Lumière, già noti per le loro ricerche nell’ambito della "fotografia animata". La corsa al brevetto vinta dai transalpini. Cosa accadde con precisione non si sa; sta di fatto che il 13 febbraio i Lumière passarono alla storia per aver brevettato il "Cinématographe" - molto verosimilmente sfruttando gli studi dell’italiano per risolvere alcuni problemi della loro invenzione -, mentre il nostro ebbe la benedizione della burocrazia solo l’11 novembre. Alberini si prese le sue rivincite inventando la prima cinepresa amatoriale con caricamento in piena luce (1897) e l’obiettivo girevole, presto adottato in Usa. Conscio della grande potenzialità economica del cinema, nel 1901 Alberini aprì a Firenze la prima "Sala delle proiezioni fisse ed animate", in Piazza Vittorio Emanuele (oggi della Repubblica), dove mostrava con successo le sue prime riprese documentarie (di 60 secondi l’una). Nel 1905 impiantò a Roma, insieme con Dante Santoni, il "Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini & Santoni", embrione della gloriosa Cines (1907). qui che nacque di fatto il cinema italiano, col primo film a soggetto, "La presa di Roma", alla cui proiezione nel luogo storico (Porta Pia) assistettero il 20 settembre 1905 e nei giorni successivi migliaia di persone. Ebbe molte soddisfazioni, ma anche amarezze, poiché vide spesso andare in fumo le sue invenzioni facendosele ingenuamente carpire, così come in fumo andarono nel 1935 i due grandi teatri della Cines, distrutti da un incendio. Eppure tutto ciò che fece fu precorritore: persino la scelta logistica degli stabilimenti, tanto che proprio quel luogo fu scelto, l’anno seguente, per la fondazione di Cinecittà. A 140 anni dalla nascita e 70 dalla morte era giusto riscoprire questo grande pioniere del cinema, come negli ultimi anni ha fatto José Pantieri e come fa il Comune di Orte da oggi al 17 marzo con la 1ª edizione del Festival del Cortometraggio a lui intitolato, in occasione del quale verrà presentato la monografia di Giovan na Lombardi , "Filoteo Alberini, il padre del cinema italiano" La macchina da presa parla italiano Un altro pioniere italiano, oggi dimenticato, fu Vittorio Calcina (1847-1916), fotografo torinese che nel novembre del 1896 realizzò le prime riprese esistenti dei reali d’Italia nella villa di Monza. A lui si deve un’invenzione alla quale lavorò dal 1908 al 1911, il cosiddetto "Cine Parvus": un insieme di apparecchi atti a stampare, perforare, proiettare e avvolgere la pellicola, il cui formato passava dai 35 mm. normali a 17,5. Si tratta dell’antesignano del "formato ridotto" (l’attuale 16 mm.), usato da maestri come Kubrick e Coppola. A causa delle lunghe trattative, morì prima di poter commercializzare la sua invenzione. Anche in questo caso i cugini francesi ci misero lo zampino: giusto alla sua morte la Pathé - che conosceva bene Calcina -, brevettò il Pathé Baby che, guarda caso, adottava il medesimo formato. In questi stessi anni cruciali altri fotografi italiani passarono al cinema. Tra di essi Luca Comerio, noto documentarista e creatore nel 1909 della Milano Films, che vantava il più grande e moderno studio europeo. Tuttavia di Comerio si dimentica un aspetto che lo collega ad un altro grande "inventore" italiano, sebbene "sui generis", il grande illusionista Leopoldo Fregoli. Il futurista Fregoli (1867-1936), giovane ma già al vertice della fama, ebbe l’intelligenza di comprendere le nuove potenzialità offerte dal cinema: dal 1897 al 1903 creò una serie di spettacoli che culminavano con brevi comiche, proiettate su uno schermo posto sul palcoscenico e incorniciato da lampadine colorate (il "Fregoligraph"). Tra i film ideati da Fregoli, ma girati da Comerio, c’è anche il celebre "Fregoli illusionista", nel quale il trasformista fece ricorso ai trucchi più avanzati di quegli anni: sostituzioni e sdoppiamenti, apparizioni e sparizioni, rallentatore, ecc. Fregoli è considerato il "precursore del sonoro", in quanto si metteva tra le quinte da dove declamava con sincronia perfetta le battute di ciascun personaggio. La morale non è difficile: malgrado alcuni trascurabili dettagli, quali il furto del brevetto del cinema a 35 mm, del cinema a passo ridotto, del cinemascope, del cinema in 3D, ecc., è a questi geni italiani che va riconosciuto un posto preminente, se non la paternità, di una delle più avvincenti invenzioni moderne. Piero Menarini