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 2007  marzo 19 Lunedì calendario

PROSPERINI Pier Gianni

PROSPERINI Pier Gianni Vicenza 7 ottobre 1946. Politico. Laurea in Medicina e in Lingue straniere, nel 1990 aderì alla Lega Lombarda di Umberto Bossi e fu eletto consigliere comunale a Milano. Nel ’92 la rottura con Bossi e il passaggio alla Lega Nuova, la scissione leghista guidata da Castellazzi. Nel 1993 si avvicinò alla Lega Alpina Lumbarda, con la quale si candidò senza successo a sindaco di Milano. Poi passò ad Alleanza nazionale. Nel 1997 ritornò in Consiglio Comunale con An. Incarichi in Regione dal 1995, dal 2005 fu assessore allo Sport. Arrestato il 16 dicembre 2009 (ipotesi di reato: corruzione, turbativa d’asta, e truffa allo Stato), il 25 marzo 2010 tentò il suicidio, poi patteggiò una condanna a 3 anni e 5 mesi. Nuovo arresto (domiciliari) il 21 luglio 2011 (corruzione e false fatturazioni) • «La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti, essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: “Possono rimanere in Italia solo coloro che condividono i nostri valori e osservano le nostre leggi. Te se minga d’accord? Camel e barcheta e te turnet a ca’”. A volte declinata al plurale: “Ciapum el camel, ciapum la barca, ciapum quel che voerun e turnen indrè”. A volte allargata ad altri mezzi di locomozione: “Ciapen el trenin, ciapen el piroscafo, ciapen la careta, ciapen el camel e via, a ca’!”. A volte tradotta, nella foga, persino in italiano: “Prendete il cammello e tornate a casa”. Fino all’apoteosi: “Via, foeùra di ball!”. Anzi, complice il sito You Tube, collettore planetario di filmati messi su Internet dagli utenti, essa già trasvola dalle Alpi al Pacifico e all’Atlantico [...] Altro che Santoro. È lui, Pier Gianni Prosperini di San Pietro, “Baluardo della Cristianità, Difensore della Fede, Flagello dei centri sociali, Eradicatore di no-global, Condottiero e Protettore del Nord”, come attestano i santini che lo ritraggono vestito da crociato con la spada sguainata, il tribuno televisivo del momento. Ogni lunedì, alle 23.30 su Telereporter, e poi in replica il mercoledì su Telelombardia e il sabato su Telecity 7 Gold, predica il suo verbo in un talk show dal titolo vagamente autoreferenziale, Prosperini: la Destra del Nord, giustificato peraltro dal costo dello spazio autogestito (sui 400 euro a puntata), dove ogni salmo finisce in gloria: “Non ti va bene? Camel, barcheta e su de dos!”, cioè togliti di torno. Che se ha il pregio di attagliarsi agli stranieri – fondamentalisti islamici, fancazzisti albanesi, zingari slavi, prostitute nigeriane – risulta già di più difficile applicazione con le altre bestie nere dell’assessore lombardo: brigatisti, leoncavallini, partigiani titini, gay, pedofili, artisti degenerati, giù giù per li rami fino ai pitbull (“ho avuto 14 cani, ma questa razza cattiva non esiste in natura, ergo va soppressa per decreto”) [...] milanese dall’età di due anni, già seguace di Benito Mussolini, poi di Umberto Bossi e ora di Gianfranco Fini, recordman di preferenze (“quasi 20.000, più di tutti gli altri candidati di An messi insieme”), uno e 90 di altezza, 140 di torace, 46 di piede, a dispetto delle ascendenze patrizie (il nonno avvocato, insigne latinista e grecista, era nato a San Pietro di Legnago, donde il toponimo trasformato in cognome) e delle due lauree (medicina e lingue straniere) [...] il suo modello verbale è Primo Carnera. Una foto lo ritrae con Maria Giovanna, la figlia del gigante di Sequals che portava il 52 di scarpe. Accanto sono appesi i guantoni da boxe. Nel pugilato è stato nazionale dilettanti pesi massimi, nello judo cintura nera IV dan. L’ufficio è arredato di conseguenza: una palestra. “Ciò, son o no’ son l’asesore alo sport?”, rinverdisce il dialetto dei padri. Poliercolina per mantenere in esercizio i tricipiti, macchina per allenarsi al braccio di ferro e minicampo da golf, “l’unico che i me gà regalà, ma non me piase un casso”. Benché abbia il brevetto di tiratore scelto di carabina e pistola, Prosperini preferisce le armi bianche. Alle pareti sono appese due katane giapponesi, una spada russa e altre quattro sciabole d’epoca. Sulla scrivania tiene allineati una mezza dozzina di coltelli a serramanico, una scure bipenne, due asce da lancio dei Cherokee, una mannaia da boscaiolo, un machete colombiano, “tutti rigorosamente senza filo, lo tolgo io con la pietra pomice, altrimenti a quest’ora sarei già senza dita”, giocherella con un kukry, il pugnale dei gurkha, i mercenari nepalesi dell’esercito britannico. “Che vita sarebbe senza un nemico da combattere?. [...]Non faccio più né il primario né il medico. Sono 15 anni che non visito. Però continuo a insegnare all’Università di Pavia [...] Alpino paracadutista. Dall’Alpe di Siusi alla Norvegia, mi sono lanciato dovunque. Il nemico della civiltà giudaico-cristiana troverà pane per i suoi dentini. Il motto di famiglia è Fidem servabo genusque, conserverò la fede e la stirpe [...] Mio nonno ebbe sei figli. L’unico maschio lo generò mio padre. A 18 anni avrei voluto arruolarmi nella Legione straniera. Mia madre me lo impedì perché ero l’ultimo dei Prosperini. Così ho sposato un’avvocata e ho fatto una figlia, Francesca Maria, psicologa, luce dei miei occhi, padrona e signora del dottore. Però ancor oggi la Légion étrangère mi ospita nel centro di reclutamento di Aubagne e sono abbonato a Képi blanc” [...] S’è laureato in lingue ma alla Tv parla in dialetto. “Sono ruvido, non rozzo. Parlo tedesco, francese, inglese, spagnolo, milanese, vicentino e sto studiando il russo. La regina Vittoria scriveva al doge in veneziano, facendosi aiutare da un interprete”. Perché ha fatto il medico? “Era una professione che permetteva scelte di vita indipendenti. Volevo andare in Africa”. A curare i lebbrosi? “A curar i lebrosi un casso! Semmai a fare il capo di Stato. Laggiù valgono ancora il valore, la forza, il coraggio. In Italia se sei valoroso non frega niente a nessuno, contano solo i ladri. Io dico che si può uccidere, per difesa o per vendetta, ma rubare no, non si può”. Perché è entrato in politica? “Ho sempre votato per l’Msi. Ma nell’89 ha vinto Rauti. Troppo di sinistra per me”. Ma non gli davano del nazista? “Appunto. E come si chiamava il movimento di Hitler? Partito nazional socialista dei lavoratori tedeschi. Socialista, cioè comunista. Rauti era più a sinistra di Bertinotti, avversava la proprietà privata. Perciò ho scelto la Lega. Ma otto mesi dopo Bossi ha detto che voleva bruciare il tricolore”. Orrore. “E del resto nel ’75 era o non era iscritto al Pci di Samarate? E Roberto Maroni viene o non viene da Democrazia proletaria? Così ho fondato la Destra del Nord [...] l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo [...] Ha visto il fotomontaggio di Benedetto XVI col dito medio alzato? Ci provino con la faccia di Maometto, se hanno i coglioni. Ecco, qua vien fora el mejo del dotor. Garrotiamoli, ho concluso [...] Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia [...] poi ’sto Caino a me è pure simpatico [...] Vorrei vedere lei, con un fratello fannullone e anche un po’ (censura) come Abele. Tutto il giorno a suonare l’ocarina mollemente sdraiato fra le pecore, mentre il povero Caino sudava come una bestia nei campi con l’aratro. Abele di qua, Abele di là... Macché Abele e Abele! Viva Caino [...] l’Islam xe una religion primitiva. Non cattiva. Primitiva. Ha visto come hanno ammazzato Saddam Hussein? Sembrava un mercato. Non sono capaci neanche d’impiccare un uomo. In Inghilterra rullo di tamburi e silenzio assoluto, a Bagdad urla e insulti. In 1400 anni non si sono evoluti. Noi abbiamo avuto l’Umanesimo, il Rinascimento, Voltaire, Porta Pia. Loro sono incompatibili con le libertà individuali dell’Occidente. O progrediscono o ciapen el camel e turnen a ca [...]”» (Stefano Lorenzetto, “Il Giornale” 18/3/2007).