Massimo A. Alberizzi, Corriere della Sera 19/3/2007, 19 marzo 2007
DAL NOSTRO INVIATO
LAGOS – Lo Zimbabwe è di nuovo sull’orlo del baratro. Robert Mugabe padre padrone del Paese, il capo ribelle che da combattente della libertà si è trasformato in feroce dittatore, l’11 marzo ha represso brutalmente una manifestazione dell’opposizione dell’Mdc (Movement for Democratic Change).
La polizia ha ammazzato un attivista e contro i dimostranti ha usato cannoni ad acqua, bombe lacrimogene e ha sparato con mitra e fucili. Gli arrestati sono stati poi massacrati di botte nelle carceri.
Tra gli altri il leader dell’Mdc, Morgan Tsvangirai, la cui faccia tumefatta e il braccio ingessato hanno fatto il giro del mondo. Sabato e ieri altri esponenti del movimento d’opposizione sono stati assaliti, picchiati e pestati a sangue freddo da agenti in borghese. A quattro attivisti è stato vietato di uscire dal Paese: uno di loro, il portavoce dell’Mdc Nelson Chamisa, è stato picchiato sulla strada per l’aeroporto.
Il presidente Mugabe viene accusato di corruzione, nepotismo, malversazione e, soprattutto, di aver distrutto un Paese la cui economia, essenzialmente agricola e priva di grandi ricchezze naturali, era assai florida.
Lo Zimbabwe esportava i prodotti della sua terra in tutto il mondo. Ora il cibo non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale, dopo la sventurata redistribuzione delle campagne, confiscate alle famiglie bianche, che sapevano farle fruttare, per darle ai neri, amici, parenti o suoi fedelissimi, militari e membri del partito al potere, lo Zanu-pf (Zimbabwe African National Union-Patriotic Front), che di agricoltura non avevano mai sentito parlare.
Pius Ncube è l’arcivescovo di Bulawayo, seconda città del Paese e una volta sua capitale economica. Difensore dei diritti umani e critico feroce di Mugabe, al telefono con il Corriere spiega così il nuovo rigurgito di violenza: «La popolazione è furibonda. Non c’è più da mangiare e l’inflazione è la più alta del mondo: 4 mila per cento, anche se il dato ufficiale la fissa "solo" al 1.600 per cento. L’80 per cento della gente è disoccupata e almeno 3,5 milioni di zimbabweani si sono rifugiati all’estero. Tutto è collassato: gli ospedali non hanno medicine né dottori, anch’essi espatriati. La benzina non si trova e, quando c’è, costa oltre 2 euro al litro. Il prezzo dei trasporti è aumentato a dismisura: un biglietto del minibus costa 50 centesimi di euro, una cifra enorme per chi guadagna 130-150 euro al mese. A tutto ciò si aggiunge una corruzione devastante che succhia risorse ».Il coraggioso arcivescovo Ncube sostiene che occorre continuare la lotta non violenta fino alla caduta di Mugabe: «La dittatura non si può abbattere con le elezioni perché sono un imbroglio e una truffa. Il governo froda e trucca i risultati. Occorre una sollevazione popolare con blocchi stradali, disobbedienza civile, dimostrazioni di piazza, scioperi. So che la gente ha paura di ritorsioni violente e che le intimidazioni continueranno sempre più forti. Ma se il tiranno non sarà cacciato in fretta, dello Zimbabwe non resterà più niente».