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 2007  marzo 16 Venerdì calendario

MILANO

L’Inghilterra prova a fare la seconda rivoluzione. Primo Paese ad assegnare i tre punti per la vittoria, con una decisione a sorpresa presa nel dicembre ’80 e adottata a partire dal 29 agosto ’81, il sabato della prima giornata di campionato, ora lancia una nuova proposta fortemente innovativa. I 72 club della Football League, le tre serie immediatamente inferiori alla Premier League (l’equivalente della serie B, C1 e C2 italiane), hanno accettato di studiare la proposta fatta dal presidente Brian Mawhinney di decidere ai rigori le partite che terminano in pareggio.
L’idea, sostenuta con forza nell’assemblea di ieri da Mawhinney, consiste nell’attribuire due punti alla squadra che vince dagli undici metri e uno alla perdente, mentre resterebbero i tre punti (a zero) per i successi entro il 90’. I club hanno accettato di discuterne, anche se in assemblea molti sono apparsi di parere negativo. «Alcuni combattono fortemente la mia proposta – ha ammesso Mawhinney ”, ma altri la condividono. Tutti hanno concordato sulla necessità di esaminare che cosa c’è realmente sul piatto. Abolire il segno ”’X’’ significherebbe rinfrescare il prodotto calcio. Gli allenatori potrebbero odiarla, ma i tifosi la ameranno. Tutti abbiano il dovere di essere costruttivi nell’interesse del calcio». La discussione è aperta e il fronte del «no» è guidato dal manager del Bristol City, Gary Johnson: «Non ha senso, è un’idea ridicola e il tempo provvederà a ridicolizzarla». Ma il suo non è l’unico parere negativo. Addirittura sprezzante quello di Ian Holloway del Plymouth: «Ma dove hanno discusso la proposta? In un pub? Erano forse ubriachi? Il calcio è uno sport semplice, si vince, si perde o si pareggia. Cambiare sarebbe una follia».
La soluzione era già stata adottata in passato nella Major League Soccer (il campionato Usa), in Giappone e anche nella fase eliminatoria della Coppa Italia ’87-88, con risultati contraddittori. I più contenti dell’esperimento di vent’anni fa erano stati i tifosi. Lo scetticismo dei tecnici nasce però dalla considerazione che l’idea di poter vincere ai rigori potrebbe esasperare la propensione difensiva di chi è meno forte e spera di giocarsi tutto dal dischetto. In questo senso si è espresso Arsène Wenger, l’allenatore dell’Arsenal, che aveva sperimentato la soluzione durante la sua esperienza giapponese con il Nagoya Grampus Eight: «L’iniziativa non aveva dato risultati spettacolari; il pareggio è parte della cultura di questo sport e mi dispiacerebbe che andasse perduto».
Chi spinge da almeno due anni per i rigori antipareggio dopo il 90’ è il presidente della Fifa, Joseph Blatter, che lo aveva sostenuto in pubblico l’11 maggio 2005 a Zurigo, convinto che: 1. diminuirebbe il numero degli 0-0; 2. la gente si divertirebbe di più; 3. i giocatori dovrebbero allenarsi anche dal dischetto, perché i rigori «non sono una lotteria, ma richiedono abilità e freddezza»; 4. i rigori potrebbero essere sfruttati anche a fini televisivi. Ma non voleva scontentare soprattutto gli inglesi, custodi della tradizione. Ora lo scenario è cambiato. Il dibattuto è aperto.