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 2007  marzo 08 Giovedì calendario

Il primo boato è all’apparire, sullo schermo, di un paio di stivali su un tapis roulant dell’aeroporto di Fiumicino

Il primo boato è all’apparire, sullo schermo, di un paio di stivali su un tapis roulant dell’aeroporto di Fiumicino. Altro non si vede, chi non sa non può capire. Dentro a quegli stivali ci sono i piedi di Riccardo Scamarcio. Le oltre 300 ragazzine che hanno occupato militarmente la sala numero 3 del Warner Moderno di Roma lo sanno, e urlano. In quel cinema si consuma un rito atteso da mesi: l’anteprima con pubblico e cast di Ho voglia di te (al cinema da venerdì 9 in 640 copie, regia di Luis Prieto, prodotto da Cattleya), sequel già cult dello stracult Tre metri sopra il cielo, grande successo nel 2004 e alcuni effetti collaterali duri a morire, tipo i lucchetti dell’amore sul lampione del Ponte Milvio. Adolescenti in trepidante attesa davanti al cinema da ore, alcune fortunate con un biglietto in mano, altre che sperano di vedere almeno un boccolo di Scamarcio, laggiù. All’interno, prima del buio, è delirio. Orde di ragazzine si aggirano rapaci, jeans a vita bassissima e pancette traballanti, videofonini pronti all’azione. Al momento c’è solo Filippo Nigro (La finestra di fronte, Le fate ignoranti fra gli altri e, in tv, Ris), che ha un ruolo nel film e che diventa vittima sacrificale. Una lo scopre, lo abbranca, l’amica scatta la foto e in venti sono già in fila, lui col terrore negli occhi. Poche poltrone più in là c’è il genio del male, Federico Moccia, l’autore dei due libri dai quali sono tratti i film. Moccia, si rende conto che ha creato un mostro? "Ma no, mi piace questo entusiasmo... Come fu ai tempi di Grease, è qualcosa che ti chiama, è la magia di un sogno, era giusto che ci fosse uno Step anche per questa generazione, è un ’luogo’ dove ritrovarsi". E il pubblico ci si ritrova, ritrova le storie, i personaggi, i simboli del film precedente. Dopo il boato per gli stivali, un altro singulto collettivo si produce quando Step, tornato da New York dopo due anni e soprattutto dopo la fine della storia con Babi (Katy Saunders), recupera la moto in garage. Ma il tempo passa e le teste si mettono a posto. In parte però, perché una corsetta notturna, stile Gioventù bruciata de’ noantri, non se la farà mancare. Il sentimento la fa da padrone. Step inciampa in Gin, ossia Laura Chiatti. Che è un po’ più come lui, impetuosa e un tantino "contro", mica come Babi, così perbene e "troppo antica", come le dice sua sorella (Giulia Elettra Gorietti), che però per fare la moderna resta incinta a 17 anni e non sa di chi, perché fa sesso nel bagno di una discoteca dopo essersi "calata" e del fortunato non ricorda nemmeno la faccia. Loro, no. Step e Gin sono amore puro. Si amano per la prima volta fra i ruderi di Roma, sotto un cielo che sembra Betlemme. Poi pure a casa, una delle sequenze più attese, Scamarcio che fa sesso ormai è un must e qui si scorge qualche centimetro di pelle in più rispetto alla fregatura rifilata da Manuale d’amore 2. L’ombra di Babi, però, incombe. Se Step riuscirà o no a dimenticarla, lasciamo che il pubblico (quei quattro disinformati) lo scopra al cinema. In mezzo, ci sono gli amici ritrovati, le feste nelle ville del generone romano, i conflitti con i genitori, la palestra, le rivalità di motocicletta e di cuore, i produttori televisivi sporcaccioni che allungano le mani sussurrando "bimba farò di te una stella". Citazioni a go-go: Gin che prova toppini in un negozio di lingerie con Step che approva o disapprova (ricordate Pretty Woman?), il fratello di Step che gli chiede "che cosa hai fatto in questi due anni" e lui risponde "sono andato al letto presto", Robert De Niro in C’era una volta in America, anno 1984, quando il 99% delle ragazzine che vedranno il film non era ancora nato. Non mancano gli interrogativi epocali. Però mancano le risposte. Pallina (Maria Chiara Augenti), in un momento di sconforto, chiede a Step "che cosa diventeremo a trent’anni... che cosa ci resterà di questi anni...". Lui replica, pensoso: "Ma che ne so". Sono giovani, sono fatti un po’ così.