Varie, 15 marzo 2007
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Williams JohnAllen
• New Orleans (Stati Uniti) 31 dicembre 1960 • «Il Johnny che ci sparava addosso, l´occhio di falco addestrato dalla Us Army a ”un colpo, un morto” che ha sparato sulla nazione che gli aveva insegnato a sparare. […] Venuto dalla Louisiana dove era nato come John Allen Wlliams, alla base miliare di Fort Lewis nello stato di Washington dove i sergenti fecero di lui un legionario provetto dell’Impero, al Kuwait dove combatté per il nostro petrolio, a una bottiglieria dell’Alabama dove uccise la cassiera, alla conversione all’Islam truce di Louis Farrakhan, con il nome di Mohammed, per diventare sua guardia del corpo. E infine ai boschetti […] con il fucile imbracciato e tredici bersagli umani nel telescopio.La sua vita è una storia giá vista, qui nella terra di Johnny il Talebano, delle troppe armi da guerra in mano a troppi matti, di reduci dall’Afghanistan che ammazzano donne per lo ”stress da battaglia”, di ex genieri che fanno saltare palazzi interi d’uffici, come il Tim McVeigh di Oklahoma City. C’è qualcosa di perfettamente riconoscibile, in lui, nel percorso del guerriero inutile che dopo 10 anni in uniforme, punta ”il tuo migliore amico” come gridava il sergente di Full Metal Jacket, il fucile, contro i propri fratelli, dunque contro se stesso. […] 13 centri umani su 13 tiri non sono un Luna Park. Di questa sua storia di ”sniper”, di specialista certificato della morte a distanza, ma congedato ”con menzione non onorevole” alla metá degli anni 90, secondo la Fox Tv, Johnny Mohammed non era mai riuscito a liberarsi. Le due mogli e i commilitoni lo ricordano come ”ossessivo, indisciplinato, collerico”. Aveva tentato piccole imprese private, una scuola di karate, una societá di ”rent a cop” di poliziotti privati da affittare. Era sempre rimasto in guerra contro tutti, con il chiodo fisso dell’’un proiettile, un morto” fino a 300 metri, trapanato in testa dagli istruttori. Aveva combattuto contro la prima moglie, la donna che gli aveva dato tre figli nella loro casetta di Clinton, un sobborgo malinconico di Washington. La moglie aveva divorziato subito dopo il suo ritorno dal Golfo. Lui si era opposto, la donna aveva ottenuto dal tribunale un’ingiunzione a restarle lontano, lui aveva risposto con il rapimento dei loro tre figli naturali che aveva portato con sé ad Antigua, nei Caraibi, per un anno. Si era trovato poi una seconda moglie nel New Jersey, a Camden, un’altra di quelle comunitá nere dove il sogno americano si è dimenticato di arrivare e conobbe il ragazzo, giamaicano, di fatto adottandolo. Un bambino solo come era stato lui, che ascoltava i racconti di guerra, che guardava con lui le partite in TV, una storia - di nuovo - perfettamente normale. Almeno fino a […] quando Johnny Mohammed fu lasciato anche dalla seconda moglie e voló, con il figlio, all’altro capo dell’America, a Tacoma, accanto a Seattle. Insieme, con il fucile dei futuri omicidi, si addestravano a sparare ai tronchi d’albero che la polizia ha scavato dal cortile. Il ragazzo lasció la scuola per andare in guerra col patrigno. Era stato l´11 settembre a schiantarlo. Quelle immagini, quelle voci sgocciolate nelle fogne di Internet sugli ”ebrei” scampati perchè ”preavvertiti”, prova che il ”Complotto Sionista” era dietro l’attacco (invece mille dei tre mila morti delle Torri erano israeliti) lo convinse che aveva ragione il suo ”maestro” Farrakhan, quando accusava di tutti i mali del mondo, e dunque anche dei suoi fallimenti, ”the Jew”, l’Ebreo. Cominció a esaltare i terroristi, a dichiarare la sua simpatia per gli Osama contro l’America tutta, dominata dall’Ebreo. Prese il figlioccio e il fucile. Qualcuno dice che frequentó un campo paramilitare nell’Alabama più ferigna, un posto chiamato simpaticamente ”Camp Ground Zero”, ma il padrone del campo nega di averlo mai visto. Lo vide invece, per l’ultima volta, la cassiera di una bottiglieria di Montgomery, sempre in Alabama, la cittá dalla quale cominció negli anni 60 la marcia civile della rivolta nera non violenta, il 21 settembre 2002. Rapinó la bottiglieria e uccise la padrona, con un fucile AR15, calibro 223. Sempre lo stesso. Ma lasció un´impronta su un foglio di giornale, quell’impronta che il Pentagono ha ritrovato nei suoi archivi. La guerra privata del soldato Mohammed e del suo figlioccio era cominciata. Dall’Alabama risalirono verso Washington, l’odiata capitale. Usavano, da idioti, una carta di credito rubata in Alabama, che lo Fbi seguirá itracciandola. Dormivano in motel scalcagnati, pagamento anticipato in contanti, l’insegna al neon ”Vacancy” sempre con una lettera fulminata e passeranno insieme l’ultima notte in libertá sonnecchiando sulla Chevy blu della seconda moglie, come sfollati, identificati da un camionista che aveva visto il numero di targa trasmesso dalle televisioni. Una guerra finita con la più umiliante delle sconfitte, accanto a una latrina sull’autostrada» (Vittorio Zucconi, ”la Repubblica” 25/10/2002).