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 2007  marzo 15 Giovedì calendario

Biografia di Faas Wilkes

• Rotterdam (Olanda) 13 ottobre 1923, morto il 15 agosto 2006. Calciatore • «[...] attaccante dell’Inter giunto in Italia nel 1949 e soprannominato ”l’olandese volante” [...] Con la maglia della nazionale olandese ha raccolto 38 presenze, realizzando 35 gol (primato battuto da Dennis Bergkamp nel 1998, durante i Mondiali in Francia), mentre a livello di club ha giocato all’Inter (dal 1949 al 1952, 95 partite e 47 reti) e al Torino nella stagione 1952-53 (solo un gol in 12 gare a causa di un brutto infortunio al ginocchio). Lasciata l´Italia si trasferì prima in Spagna al Valencia (62 partite e 38 reti), poi in Olanda al VVV-Venlo, infine nuovamente nella Liga al Levante. Chiuse la carriera nel ”64 all´età di 41 anni» (’la Repubblica” 17/8/2006). «Faccia da clown, fisico lungo e dinoccolato. Per tutti era il ”Tulipano volante”. Un solista, capace di numeri pazzeschi. [...] Aveva iniziato la propria carriera nello Xerxes Rotterdam, dove giocò per nove stagioni prima di passare all’Inter. In Olanda lo chiamavano la ”Monna Lisa di Rotterdam”, ogni suo dribbling era un’opera d’arte. Nell’estate del ”49 venne portato in Italia dal presidente Carlo Masseroni. Wilkes in nerazzurro giocò tre anni, senza vincere niente. Poi il trasferimento al Torino, prima di un viaggio andata e ritorno tra la Spagna (giocò con Valencia e Levante) e la città natale, dove ritornò nel 1962 per appendere le scarpette al chiodo nello Xerxes all’età di 41 anni. Con Wilkes in campo il divertimento era assicurato. Croce e delizia dei tifosi dell’Inter, l’olandese era innamorato del pallone. Sua moglie era una giovane principessa giavanese, ricchissima e meravigliosa. Il presidente Masseroni, convinto che Wilkes giocasse una grande partita ogni quattro, insultava il suo giocatore sottovoce, prendendosela anche con la moglie, che veniva chiamata la ”coreana”, prima di aggiungere un epiteto rigorosamente in rima. Faceva sdraiare gli avversari, segnava gol a raffica (47 in 95 partite di campionato; 35 in 38 con la maglia degli Orange, secondo miglior marcatore di sempre dietro a un altro interista, Dennis Bergkamp). In Spagna lo paragonavano a Di Stefano e Kubala, Johan Cruijff lo ha sempre considerato un idolo. La gara più memorabile che giocò con la maglia dell’Inter fu un derby vinto 6-5 (6 novembre 1949). Non fece gol, ma ridicolizzò più volte il rossonero Bonomi. Era più forte di lui, ubriacare i difensori avversari con continue finte. Con i suoi piedi enormi riusciva a regalare magie, chi lo ha visto giocare insieme a Nyers, Skoglund, Armano e Lorenzi assicura che solo il Brasile di Messico 70 aveva la stessa qualità in attacco. Il suo calcio era divertimento. Lasciò la squadra nerazzurra nell’estate ”52, al suo posto arrivò Bruno Mazza, un gregario preso dal Legnano. L’Inter vincerà subito lo scudetto» (Matteo Garioni, ”Corriere della Sera” 17/8/2006). «[...] fu uno dei primi calciatori d’Olanda a dedicarsi al professionismo a tempo pieno. [...] I suoi dribbling diventarono subito un segno distintivo, la sua «firma». [...] Nel 1949 Giulio Cappelli, allenatore dell’Inter, lo portò in Italia e la mezzala diventò subito un idolo. Con Nyers, Lorenzi e poi Skoglund formò un attacco strepitoso. I tifosi interisti del Veneto inventarono per lui un simpatico slogan: ”Faas tuto mi”. Un po’ come dire: ”faccio tutto io”. Era proprio così. Ogni volta che Wilkes prendeva palla, non sapevi mai cosa poteva inventarsi. Aveva una straordinaria capacità di saltare l’uomo, ma anche una grande vena realizzativa [...] Nei due anni trascorsi a Valencia divenne famosa la frase dei tifosi: ”Que fas, Faas?” (Che fa, Faas?), sempre legata all’imprevedibilità delle sue giocate. Per la bravura e le prodezze messe in mostra nel campionato spagnolo, venne paragonato a Di Stefano e Kubala, suoi contemporanei e giocatori rispettivamente di Real Madrid e Barcellona. Dopo 62 partite e 38 gol, Wilkes tornò in patria al VVV Venlo, ma fu una breve parentesi. In Spagna giocò ancora, stavolta con la maglia del Levante. [...] Wilkes non fu soltanto un grande giocatore di club, ma anche uno dei più grandi calciatori della nazionale olandese, l’idolo di Cruyff. [...]» (’La Gazzetta dello Sport” 17/8/2006).