Varie, 15 marzo 2007
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Wilhelmsson Christian
• Malmö (Svezia) 8 dicembre 1979. Calciatore. Nel 2007 alla Roma. Ha giocato anche con Anderlecht, Nantes, Bolton Wanderers • «[...] Detto “Wil” per comodità dalle radio romane e “Chippen”, anche se da un bel po’ di tempo lui si è stufato di spiegare il perché. “È una lunga storia”, ha detto soltanto nella sua prima conferenza stampa italiana. Dicono che il suo soprannome abbia qualcosa a che fare col gruppo di spogliarellisti “Chippendale gogo dancer”, e lui - molto svedese in questo - si guarda bene dallo smentire. I meglio informati, però, rivelano la passione infantile del ragazzo per il minigolf: chippen non è altro che una maniera di colpire la pallina. Meno avventuroso e gaglioffo, ma dovrebbe essere così. Venuto dalla Svezia, una mezza carriera già passata in Belgio all’Anderlecht e sei mesi al Nantes, Wilhelmsson non sarà una star planetaria ma nel suo piccolo è di una modernità estrema. I Liedholm e i Selmosson, in fondo, vennero negli anni ’50 a insegnare agli italianuzzi stortignaccoli la fisicità liberatoria del calcio 1.0. Wilhelmsson, invece, è 2.0. Come il web. Su youtube si trova facilissimamente la sua compilation, un filmatino di 2 minuti coi trucchi e i colpi del suo repertorio. Realizzato ancora ai tempi dell’Anderlecht con il compagno di squadra Kompany nei panni del presentatore scemo, lo show reel è accompagnato da un strepitosa canzonetta coatto-futurista svedese: Swedish designer drugs, di un certo Daan (e cito dal testo: Sono apparse sul mio laptop/ due gemelle identiche nude/ certamente era un effetto ottico/ di una droga sintetica svedese. Wow!). E dentro il filmato c’è l’Aurelio, il dribbling-rabona [...] “Dicono che sono individualista - si lamenta spesso - Ma io gioco per la squadra». Secondo il ct Lars Lagerback, “ha un’abilità tecnica diversa da quella tipicamente svedese”. La modernità del giocatore, in effetti, è da cercare altrove: gran parte dei forum che discutono le sue imprese non sono frequentati da tifosi semplici ma, curiosamente da supernerd campioni di Pro Evolution Soccer, il videogioco per la Playstation. E qui solo pochi giocatori, apprendo, sono abilitati nelle partite virtuali a fare tricks come l’elastico e l’aurelio. Cioè: Ibrahimovic, Ronaldinho, Cristiano Ronaldo, Takahara, Rosales e Wilhelmsson. Capito che roba? Ora, Wil starebbe benissimo in un negozio di giocattoli unisex. È molto svedese anche in questo. Per i ragazzi, abbiamo visto, è un supereroe della playstation. Per le ragazze è un bambolotto vestito Dolce e Gabbana, non privo di una certa attrattiva erotica. “Ha 6 tatuaggi ma io ne conto solo 5. Dove sarà il sesto?”, scrive Katrien nello spazio che gli ha dedicato su Skyblog. È pieno di foto d’ogni tipo assieme a fan di tredici-quattordici anni, per lo più scattate a Bruxelles, dove la vita per un calciatore è certamente più rilassata che dalle nostre parti. Su uno di questi blog ho trovato i 30 motivi per cui bisogna amare Wil: a parte muscoli, occhi azzurri, capelli, tatuaggi, anelli e orecchini, i dribbling compaiono al secondo posto di questa speciale classifica. Di calcistico, nient’altro. [...] E per la gioia di tutte si è fatto fotografare (mezzo) nudo su una rivistina svedese. L’iniziativa era in sostegno della fondazione anti-Aids di Elton John. L’idea che i nipotini dei Take That ci stiano rubando il pallone magari non farà piacere a qualcuno, ma poi che male c’è? Ricorda la mamma di Wilhelmsson che Christian traffica col pallone fin da quando aveva sei mesi. “Tutti in giardino hanno una fontana o degli alberelli - continua - Noi invece abbiamo piantato una porta da calcio”. Da grande voleva fare il calciatore. Oppure il soldato dell’Onu, per girare il mondo. Ingaggiato ragazzino dal Mjallby, ha giocato in Norvegia con lo Stabaeck e, dopo una sfida di coppa Uefa, è diventato una colonna dell’Anderlecht. È grande amico di Ibrahimovic, e forse per questo si è voluta costruire per lui una piccola biografia da bad boy. Con scarso successo. Una squalifica di 4 giornate per aver preso a male parole l’arbitro, un litigio con un compagno di squadra, una fuga notturna dal ritiro della nazionale svedese. Cose così. La prima parola imparata in italiano, come tutte le rockstar che si rispettino, è stata: vaffanculo. Ai francesi aveva detto: “La Francia meritava di vincere il Mondiale”. Ai fiorentini - quando [...] sembrava dovesse giocare in viola - “Firenze è già la mia città”. Ai romani: “Ho visto i tifosi in televisione, non vedo l’ora di conoscerli. Ci divertiremo”. Nel mondo virtuale è imbattibile. In quel che è rimasto del mondo vero, può migliorare» (Alberto Piccinini, “il manifesto” 17/1/2007).