Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 15 Giovedì calendario

VIOLA Ettore

VIOLA Ettore Taranto 17 luglio 1960. Disegnatore • «La caricatura è un disegno nel quale i tratti fisiognomici della figura umana rappresentata sono particolarmente accentuati, ritratti che evidenziano al massimo i lineamenti e la struttura della persona, realizzati a matita o carboncino e in genere l’attenzione è concentrata sul volto del soggetto, mentre il corpo prende proporzioni assurde. Verosimilmente la caricatura è sempre esistita. Ma è un genere che ha un segno fortemente italiano, una tradizione secolare in cui va inserito anche Ettore Viola con i suoi scrittori, i poeti, gli artisti, i musicisti eseguiti per conto di riviste e quotidiani. Sono un simbolo di libertà faticosamente conquistata e che con l’arma di una raffinata ironia colpisce indifferentemente Proust, de Chirico, Adorno, Picasso, Joyce, Roberto Calasso, Andrea Camilleri, il nobel José Saramago. Sono questi alcuni dei protagonisti della nostra storia di cui Ettore Viola accentua in maniera satirica e pungente i difetti fisici e morali, accuratamente tratteggiati e poi stampati in milioni di copie sulle pagine di grandi committenti come la Repubblica, Il Messaggero o la Stampa [...] una diffusione enorme per uno stile reso celebre dagli schizzi di Leonardo, teorizzato a metà del Seicento. Il termine ”caricatura” sembra adoperato per la prima volta nel 1652, sostenuto da grandi artisti come Annibale Carracci che riteneva giustificato ”l’imitar oggetti peggiori del vero, o più vili, o difettosi”. Cominciò allora un lungo cammino che attraversò prima la Francia, dove Gianlorenzo Bernini importò la definizione ”caricatura”, e poi la Gran Bretagna. Dal XIX al XX secolo questo disegno in grado di far risaltare miseria e nobiltà si esplicò sulla stampa, sovente commento figurativo forte come, quanto, e a volte più, di quello scritto. questo il mare in cui naviga Ettore Viola, dal tratto gentile e sofisticato, nei cui lavori il grottesco, come scrisse Bernard Berenson, deforma le persone umane ”esagerando ora l’una ora l’altra caratteristica” ma senza ”mai cambiare i rapporti anatomici o moltiplicarli”» (Paolo Vagheggi, ”la Repubblica” 15/3/2007) • «[...] i personaggi rappresentati da Ettore Viola - romanzieri, poeti, filosofi, musicisti, compositori, giornalisti - imprimono nella mente e in modo spettacolare qualche richiamo alla propria attività con i dettagli del corpo (mani, sguardo, capelli...), dell’abbigliamento (cravatta, polsini, colletto...), della postura (frontale, di profilo, seduta...). Fantasticando, si immagina che la sequenza dei disegni - in maggioranza pubblicati su alcune importanti testate della stampa nazionale - sia soltanto il minimo assaggio di una grande storia universale della cultura affidata esclusivamente ai ritratti degli autori accompagnati da brevi cenni biobibliografici. Una immersione totale nello sterminato mare dei segni a cui l’illustratore delega interpretazione e commento dei caratteri individuali. Insomma, il trionfo della fisiognomica e delle sue sotterranee parentele con la psicoanalisi lungo una tradizione teorica (a volte assai discussa) che da Aristotele arriva a Lombroso, a Freud e oltre. Primaria fonte d’ispirazione e documentazione di Viola è certamente la fotografia. Ma per quanta analisi del soggetto fotografato possa esercitare il fotografo sull’oggetto dei suoi scatti, i click della sua macchina non potranno rivaleggiare con il percorso grafico dell’illustratore che di tratto in tratto - persino adoperando l’efficace criterio estetico della deformazione grazie alla sua cassetta di attrezzi - ricrea quell’oggetto con il reticolo dei segni. Come si spiega, infatti, un elemento che ricorre spesso nella violesca galleria di personaggi, e cioè la frequenza della fronte alta, spaziosa, sulla quale talvolta ricadono copiosi o modesti ciuffi di capelli? Un popolare luogo comune sostiene che la fronte alta è sintomo d’intelligenza; e certamente lo sono stati, in forme diverse, gli eletti in questo Pantheon di uomini e donne, areòpago ideale o allestito secondo le necessità dei committenti. Legislatore a colpi di grafica, Viola avrebbe così ratificato - involontariamente? - un concetto ormai passato in proverbio. Eppure, una scelta decisamente tecnica orienta l´insistenza sulla spaziosità della fronte. Affiora, nella scelta, il mestiere appreso a Firenze negli anni settanta frequentando Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti; in seguito a Roma, nel 1980, grafico del quotidiano Il Globo, prima esperienza in un giornale via via perfezionata nelle tappe successive. Fronte alta dunque, il vuoto di uno spazio bianco: è l’effetto luce che illumina la porzione di faccia sottostante e serve a Viola per attirare lo sguardo su quella parte inferiore dove gli occhi, il naso, la bocca, il mento formano un cuneo espressivo a cui spettatrici e spettatori non possono sottrarsi. Indimenticabili, anche per chi non ha conosciuto il poeta di La camera da letto, gli occhi di Attilio Bertolucci mentre spuntano dalla fessura delle palpebre, puntati con meta fisica e sorniona assolutezza verso un orizzonte lontano. Intimidenti le mascelle di Winston Churchill, protuberanze autorevoli e mastinesche consustanziali al carisma di statista mondiale. Intrepida l’arguzia paciosa di Aldo Palazzeschi irradiata dalle pieghe del volto in cui vibra l’impertinenza del suo celebre manifesto di poetica: ”Lasciatemi divertire”. Inquietante l’arma impropria forgiata dalla fusione fra gli occhi di Karl Kraus atteggiati a scrutare il bersaglio da folgorare con la dinamite dei suoi epigrammi, il naso affilato come la punta di una freccia, le labbra strette che denunciano un piacere sadico per le ferite inflitte alle vittime della sua satira. [...] La scacchiera sulla quale Viola dispone la sua partitura di segni accoglie altre soluzioni strategiche. [...]» (Enzo Golino, ”la Repubblica” 15/3/2007).