Raffaella Silipo, La Stampa 15/3/2007, 15 marzo 2007
RAFFAELLA SILIPO
Ventimila leghe sopra i mari. Ci vorrebbe la fantasia di Jules Verne per raccontare la strana storia del messaggio in bottiglia lanciato nel Mare del Nord da Keely Reid, sei anni, mentre era in vacanza dai nonni in Scozia. Lei sperava che arrivasse in Norvegia, la bottiglia ha superato se stessa percorrendo ventimila miglia in 47 giorni fino alla spiaggia di Whangamata, Nuova Zelanda. Lì è stata trovata da James Wilson, anche lui sei anni, che le ha subito risposto, prudentemente per posta. La cosa strana è come la bottiglia sia riuscita ad arrivare tanto lontano in così poco tempo: ha viaggiato velocissima, circa 18 miglia all’ora. Più o meno la velocità di una nave da crociera moderna, che da Londra alla Nuova Zelanda ci mette 40 giorni, pur potendo contare sulle scorciatoie del Canale di Panama o di Suez. Mentre nel 1860 il record lo deteneva la nave Thermopylae, 63 giorni da Londra all’Australia. Gli studiosi sono perplessi: «Non riesco a capire come può avercela fatta» ha detto all’Independent Claire Matthews del Macduff Marine Aquarium. «Come scienziato lascio sempre spazio a una possibilità - dubita Bill Turrel della Fisheries Research Station -. ma deve esserci stato un intervento umano». L’unica a non essere sorpresa è Keely, che già due anni fa aveva buttato una bottiglia a Aberdour, recuperata in Olanda.
La tradizione
Keely non era ancora nata quando i Police cantavano «Message In A Bottle» ma la fascinazione per il mare ha radici ben più antiche: il primo messaggio in bottiglia è stato addirittura spedito dal filosofo greco Teofrasto nel 310 a.C., per provare che il mar Mediterraneo era collegato all’Atlantico. Nel XVI secolo la posta del mare era diffusissima, tanto che la regina d’Inghilterra Elisabetta I aveva nominato un addetto all’apertura delle bottiglie: chiunque altro osasse farlo veniva condannato a morte. Mandava freneticamente messaggi in bottiglia il naufrago Robinson Crusoe inventato da Daniel Dafoe nel 1719, simbolo dell’epopea borghese alla conquista del mondo. Non per nulla le bottiglie furono a lungo usate per scopi scientifici: grazie a loro sul finire dell’800 la Marina austroungarica stese le prime mappe sulla circolazione superficiale dell’Adriatico.
Il mare porta messaggi d’amore e di morte: nel 1955 una ragazza siciliana accettò la proposta di matrimonio «in bottiglia» di un marinaio svedese. E nel film «Le parole che non ti ho detto», con Kevin Costner e Robin Wright Penn, tratto dal best seller di Nicholas Sparks, una donna divorziata incontra l’amore grazie a un messaggio in bottiglia. Le bottiglie navigano oltre la morte, come per un passeggero del Lusitania, che scrisse una lettera d’addio mentre il piroscafo affondava nel 1915. O per Martin Douglas, che nel 1956 a Miami uscì a pescare e non fece ritorno: un anno dopo in Australia fu ritrovato un fiasco con un assegno in bianco, l’eredità per sua moglie. O per i marinai morti nell’avventura tragica e oscura del sottomarino russo Kursk: in una bottiglia d’acqua minerale è stata ritrovata una lettera di amore e addio del sottufficiale Andrej Borisov alla moglie e al figlio: «Vi voglio bene. Ragazzo mio, cresci e diventa un vero uomo». Da piccolo, avrebbe poi raccontato fra le lacrime la madre, «non faceva che leggere e rileggere ”L’Isola del tesoro” e ”Robinson Crusoe”». Le bottiglie sfidano il tempo: un messaggio scritto da un bambino di sette anni e lanciato nelle acque di Tampa, è riemerso 19 anni più tardi. Il bambino era morto in un incidente stradale pochi giorni dopo il suo 21° compleanno. Il ritrovatore è andato a cercare i genitori: «Ci eravamo dimenticati di quella bottiglia - ha detto il padre - E’ come se Roger volesse ricordarci che è sempre con noi». Bambini, romantici, solitari: nell’era di Internet c’è ancora chi siede di fronte al mare e gli affida un messaggio di amore, sete di conoscenza, disperazione. Non esiste passaggio migliore per il mistero.