Alberto Statera, la Repubblica 15/3/2007, 15 marzo 2007
Ma in realtà tutto sempre cambia e tutto ogni volta si ripete, spaventosamente, nella ricatteide dell´Italia repubblicana
Ma in realtà tutto sempre cambia e tutto ogni volta si ripete, spaventosamente, nella ricatteide dell´Italia repubblicana. Tempi, luoghi, agguati, mandanti, vittime. Dai rotocalchi ingialliti degli anni cinquanta ai magazines patinatissimi di questo inizio di secolo; dai fascicoli del Sifar all´archivio Corona´s passando per la santabarbara di Mino Pecorelli; da Mario Scelba, beccato a via Veneto con una giovane aristocratica siciliana, a Bobo Maroni - due ministri dell´Interno, dopo tutto - pedinato fin sotto casa con un´altra, qui a Roma. E il fotografo scattava. Immagini sgranate, ma riconoscibili. Poveracci. Tutti, sempre. Uomini, donne e altre creature esposte come pezzi di carne al mercato della vergogna. Le debolezze umane e l´improvvisa brutalità del potere. I suoi agguati, le sue allusioni, i suoi obliqui codici d´avvertimento. Come se il peggio dovesse cambiare forma per restare immutabile. Così il trans di ieri, opportunamente selezionato ne La dolce vita di Fellini, veniva da Lecce e si chiamava Giò Stajano; e già allora, come ha descritto in un paio di autobiografie, era spedito addosso ai potenti a scopo ricatto. Tizio «sta sempre insieme a Giò», certificava la didascalia dello Specchio. Una volta lo spedirono pure a Verona, in un albergo, per incastrare un generale di corpo d´armata, durante un´esercitazione Nato. Mentre il viado di oggi arriva plausibilmente dal Brasile, ma alla borsa dell´estorsione l´effetto procurato da una sua ipotetica istantanea con il portavoce del governo è più o meno drammaticamente lo stesso. E di nuovo, ancora. Ai tempi della «Cafè Society», primissimi anni sessanta, c´era il giro un po´ equivoco del press-agent Morazzani, gente del cinema, per lo più, ma anche politici infoiati e aspiranti stelline: «il salotto che scotta» lo presentavano i giornali, pure sottolineando la probabile installazione in loco di «misteriosi e modernissimi impianti elettroacustici». E adesso? Beh, adesso non ci sono dubbi che di Lele Mora, evoluto e controverso image-maker di una civiltà sempre più vanamente fantasmagorica, si intercettava ogni sospiro; e ogni clic, ogni scatto, ogni possibile e spensierata frequentazione può oggi rovesciarsi nel suo contrario. Le voci, le frasi, le atmosfere di sempre. «Ma lo sa quanti ministri mi hanno telefonato?» ha messo le mani avanti Mora man mano che si addensavano le nubi sul suo salotto che scotta: «E poi, guardi - continuava - in Sardegna da me mica vengono solo tronisti e schedine. Ci sono politici, direttori di giornali, produttori, capi di Stato, generali, la bella vita piace a tutti...». La bella vita, già. Ma forse è solo la vita nuda degli individui, quel soffio di energia che fa tutti uguali, sovrani e disgraziati, cinici fotoreporter multi-tatuati e moralisti da Transatlantico, graziose ragazzette in cerca di fama e attempatissimi ruffiani costretti a mettere insieme il pranzo con la cena. Tutto torna, tutto si consuma. Le «squille da un milione» del 1961 e le veline, letterine e meteorine da 5000 euro. Ieri il genio industriale della ex «ricottara» Mary Fiore che distribuiva scandinave nei letti dei politici, degli industriali dell´automobile, dei padroni del petrolio e dei loro clienti. Oggi gli slanci e i bagliori di un lenocinio eminentemente post-televisivo, «ragazze-immagine» per «serate promozionali», e s´intende sempre quella cosa lì. Chi si sia dedicato con qualche scrupolo ai complessi rapporti fra il sesso e il comando sa che i ricatti in questo ambito sono inesorabili. E che solo i veri asceti e gli autentici libertini possono ritenersene immuni. Ma tra La Pira e Pannella c´è di mezzo l´Italia intera, con il che continuano ad andare in scena le più simili e torve ricorrenze. Le «figlie di» spiate, per esempio, violate nella loro intimità. Oggi Barbara Berlusconi, ma negli anni ottanta vennero filmate e fotografate le figlie dei più potenti leader e di figure istituzionali, per giunta rivali tra loro. Una giostra, una galera, un roteare di cartacce, spot insinuanti, violazioni domestiche, teleobiettivi. Eppure, le differenze ci sono anche, e sotto gli occhi di tutti. Differenze non tanto di bersagli, ma di esecutori e di contesto sì. Per cui si può dire che le estorsioni di un tempo erano patrimonio degli apparati di sicurezza. Servizi e polizia le mettevano in atto, grosso modo, per tenere in pugno la classe politica. Lo fa capire, in una scena molto teatrale, il consigliere di Stato Lugo cui tocca l´ingrato compito di annunciare con molta diplomazia all´ex capo del Sifar che bisogna smetterla con tutti questi «documenti informativi raccolti nei fascicoli che potrebbero essere...», «Pistole puntate?» salta su il generale. «Pistole non sparate - ribatte il consigliere, più preciso e deciso di quanto l´altro si aspettasse - ma cariche. E quindi tali - riprende con tono di fredda esposizione - da poter intimidire le persone a cui si riferiscono». Ora non più. Ora il progresso tecnologico (audio-video) e la moltiplicazione delle fonti hanno aperto il campo ai più volenterosi malintenzionati. Ora i segni vitali del consumo e dello spettacolo presidiano una società che si risolve ad essere insieme esibizionistica e guardona. Ora, con qualche gravità, si può forse dire che il ricatto si è addirittura privatizzato. E nel tempo del volano televisivo si è come presi da un dubbio beffardo: avete voluto l´America? Eccola - ma a pedalare la post-politica sembra davvero in affanno.