Massimo Gaggi, Corriere della Sera 15/3/2007, 15 marzo 2007
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK – L’ultima frontiera del risparmio? Scommettere sulla durata della vita: non la propria, ma quella media della generazione alla quale si appartiene.
Compagnie di riassicurazione e fondi pensione hanno cominciato a comprare e vendere «mortality» e «longevity bonds», con l’obiettivo di bilanciare, almeno in parte, i rischi che si assumono con la loro attività principale.
Per ora si tratta di prodotti finanziari piuttosto sofisticati e dalla circolazione limitata, emessi soprattutto da istituti europei come Axa e Swiss Re, mentre anche Deutsche Bank e BNP Paribas si preparano a entrare nel nuovo mercato.
Ma gli americani, pur svantaggiati da una serie di vincoli normativi che rendono più agevole investire sulla longevità a Londra che a New York, non stanno a guardare.
L’idea è quella di ricalcare i modelli dei «cat bonds», i titoli- catastrofe inventati qualche anno fa da Goldman Sachs per «scommettere» sugli uragani: uno strumento finanziario usato dalle assicurazioni per trasferire al mercato dei risparmiatori una parte del rischio che questi istituti si assumono quando vendono polizze-casa nelle aree esposte a manifestazioni estreme di maltempo, come la Florida e la costa del Golfo del Messico.
Lo straordinario allungamento della vita media reso possibile dal progresso della medicina e dal miglioramento delle condizioni economiche è una magnifica notizia per gli individui, ma anche un problema difficile da gestire per la società. Laddove sistema pensionistico e sanità sono pubblici, i governi corrono ai ripari allungando l’età lavorativa e limitando l’ammontare delle pensioni e delle prestazioni mediche erogate gratuitamente. Ma in molti Paesi la previdenza è privata e, anche quando è gestita dallo Stato, ha spesso una «gamba» integrativa che poggia sul mercato finanziario. Anche per queste società l’allungamento della vita è destinato ad arrivare come un terremoto nei bilanci.
Eppure, a differenza dei politici che hanno a lungo accantonato il problema per paura di irritare gli elettori e perdere consensi, assicurazioni e fondi pensione hanno dato lavoro a eserciti di esperti di statistica e calcolo attuariale incaricati di misurare, anno dopo anno, i pagamenti aggiuntivi che andranno effettuati nei prossimi decenni in seguito all’allungamento della vita dei loro assicurati.
Qualche anno fa, però, le compagnie si sono accorte che il numero dei decessi (laddove era possibile ottenere dati attendibili in questo campo) era molto inferiore anche a quello delle previsioni attuariali più ottimiste (o pessimiste, a seconda dei punti di vista).
In un dibattito che, se condotto in pubblico, avrebbe indotto molti a fare gli scongiuri, gli esperti cominciarono a formulare ipotesi su quest’anomala «epidemia di buona salute». Qualcuno tirò in ballo il cibo razionato in tempo di guerra: una vera dieta antiobesità che avrebbe «fortificato» la gioventù di mezzo secolo fa. Altri sostennero che le assicurazioni si erano basate fin lì su calcoli attuariali inadeguati, che tenevano conto dei progressi della medicina ma ignoravano gli effetti della forte riduzione del numero dei fumatori.
Sia merito della medicina o della «criminalizzazione» del fumo, fatto sta che la vita media si è allungata di molto. Con effetti finanziari di segno opposto: mentre i fondi pensione devono pagare più assegni del previsto, le assicurazioni che emettono polizze-vita cominciano ad accettare di assicurare anche gente piuttosto avanti con gli anni e perfino soggetti con malattie abbastanza serie.
Come correre ai ripari? In casi simili, gli operatori finanziari tendono a bilanciare il loro portafoglio facendo investimenti di segno opposto, che trasferiscono al mercato dei risparmiatori una parte dei rischi. Da qui l’idea dei «bonds» sulla longevità e la mortalità: se la gente vive più del previsto un fondo pensione dovrà affrontare oneri maggiori ma potrà anche recuperare risorse liquidando i titoli in portafoglio che siano rivalutati proprio in seguito all’allungamento della vita. Un mercato che, fin qui, non è mai decollato davvero, non per il sapore vagamente macabro del suo oggetto, ma perché, per funzionare, aveva bisogno di due condizioni che non si sono manifestate pienamente: investitori pronti a scommettere in tutte e due le direzioni e dati su nascite e decessi non solo attendibili, ma aggiornati continuamente.
Gli esperti di varie assicurazioni puntano su una prossima esplosione del mercato delle scommesse sulla durata della vita perché, almeno nei Paesi anglosassoni, stanno diventando pian piano disponibili dati anagrafici più attendibili. Ma, soprattutto, perché fenomeni come l’epidemia di obesità negli Usa e in Gran Bretagna, l’impatto dell’inquinamento sulla salute e i rischi connessi al riscaldamento dell’atmosfera, per la prima volta dopo oltre mezzo secolo consentono di investire non solo a favore ma anche contro l’ipotesi di un ulteriore allungamento della vita: notizia ottima per chi vuole costruire un mercato nuovo e ben oliato. Un po’ meno per tutti gli altri.