Varie, 14 marzo 2007
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ZhangKe Jia
• Fengyang (Cina) 29 maggio 1970. Regista. Nel 2006 Leone d’Oro a Venezia con Still life • «Cinquemila anni di passato e di cultura che scompaiono, siti storici sommersi per sempre e la vecchia città di Fenjie sarà sepolta sotto le acque di un lago di 650 km quadrati. il progetto delle Tre Gole che avanza e quando i lavori saranno finiti nel 2009 le inondazioni del fiume Yangtze saranno domate da una diga alta 180 metri e lunga due chilometri e mezzo e la corrente renderà la struttura la più grande industria elettrica del mondo. E non importa che oltre un milione di persone è costretto a trasferirsi altrove, con la conseguenza di famiglie che si scompongono e spesso si perdono. Sono contadini che hanno perso la campagna, operai che hanno perso la fabbrica, piccola gente comune che il regista Jia Zhang-Ke ha reso protagonista del film Still life [...] ”Nella zona delle Tre Gole sono stato per mesi per girare il documentario sul pittore Liu Xiaodong, ho ascoltato decine di storie, di esistenze sconvolte dal progetto. Per Still life ho scelto due personaggi - un minatore che cerca la moglie lasciata a Fenjie 16 anni prima e una giovane infermiera che cerca il marito, impegnato da due anni nei lavori – che vagano tra folle in continuo spostamento sull’acqua, tra le polveri di palazzi in demolizione e strutture ultramoderne, tra i suoni e i rumori della Cina che cambia. Una delle coppie si ricostituisce, l’altra decide la fine del rapporto. Cose che finiscono e cose che cominciano sono i due aspetti della Cina di oggi”, dice il regista. Nato nel ”70 nella provincia Shanxi, Jia Zhang-Ke è considerato il più rappresentativo tra gli autori della ”sesta generazione” del cinema cinese, che segue quella di Zhang Yimou e di Chen Kaige, anche se certe classificazioni ”che piacciono tanto alla stampa occidentale” lo fanno sorridere. Il suo è un cinema indipendente poco gradito dalla censura cinese. ”Anche per Still life ho avuto problemi prima di portarlo alla Mostra, ma dopo il Leone d’oro non hanno avuto il coraggio di intervenire. Il film è uscito ed è stato un successo, ed è importante perché parla della vita della gente, mentre in genere vanno bene i film di kung-fu o quelli girati con lo stile di Hollywood che non parlano della realtà. Spero che serva per convincere le autorità a permettere più film indipendenti”. Il problema con la censura riguardava le Tre Gole. ”Le autorità non vogliono che se ne parli troppo, che ci si soffermi sui disagi di milioni di persone. un progetto che viene da lontano, già negli anni Cinquanta Mao voleva cominciare i lavori, ma solo oggi ci sono i mezzi economici per realizzarlo. C’è stato un dibattito sulla stampa, ci sono state critiche per la distruzione di siti storici, ma non è successo niente. La Cina vuole modernizzarsi a qualunque costo. Hanno perfino smontato un tempio e l’hanno ricostruito altrove con tutte le statue, senza pensare che le statue hanno addosso la memoria del luogo in cui sono nate. A nessuno interessa la cultura, nessuno si preoccupa della vita della gente. Oggi contano solo i soldi. Culturalmente ed economicamente la Cina va nella stessa direzione dell’America”. L’immagine finale di Still life è un artista che cammina su una corda tesa tra due palazzi. ”Lo vedo come un segno di speranza. Appartiene al carattere tradizionale dei cinesi che affrontano rischi e incertezze ma vanno avanti, con pazienza e con tenacia. Nella città vecchia di Fenjie condannata alla demolizione ho visto demolizioni, esplosioni di palazzi, distruzioni, ma anche in quel paesaggio desolato c’erano gruppi di amici che bevevano e ridevano, coppie che ballavano, ragazzi che giocavano tra la polvere, qualcuno che cantava: la vita vera continuava”. L’amore per i semplici viene dalla campagna dove il regista è nato e cresciuto, anche se non da una famiglia contadina ma trasferita dalla città per ”punizione”, perché il nonno chirurgo aveva lavorato molto in Europa. Erano gli anni della Rivoluzione Culturale [...]» (Maria Pia Fusco, ”la Re pubblica” 14/3/2007).