Paolo Mastrolilli, La Stampa 14/3/2007, 14 marzo 2007
Un suo antenato, Nathan Mayer Rothschild, finanziò la vittoria inglese a Waterloo. Nathaniel non avrà la possibilità di distruggere Napoleone, ma sta cercando di mettere insieme abbastanza soldi per dimostrare che le grandi dinastie della finanza europea non sono condannate a decadere
Un suo antenato, Nathan Mayer Rothschild, finanziò la vittoria inglese a Waterloo. Nathaniel non avrà la possibilità di distruggere Napoleone, ma sta cercando di mettere insieme abbastanza soldi per dimostrare che le grandi dinastie della finanza europea non sono condannate a decadere. Il nome che porta questo ex ragazzo di 35 anni, in linea per diventare il quinto barone Rothschild, pesa più di un’armatura. Da quando l’avo Mayer Amschel fondò la banca di famiglia - oltre 200 anni fa - i suoi antenati sono stati al centro della storia. Non solo per i soldi, ma per come li usavano, consigliando gli investimenti giusti a re, regine e imperatori. La sorte, però, dà e toglie: tante dinastie hanno alimentato una leggenda di maledizione. Amschel, cugino di Nathaniel, si impiccò nel bagno di un albergo a 41 anni, quando nel 1996 i parenti gli chiesero di prendere la guida della banca di famiglia. E Raphael, un altro cugino, è morto a New York nel 2000 per un’overdose di eroina, ad appena 23 anni. Nathaniel no. Avrà sentito le tentazioni della vita dissoluta, e sofferto il peso del padre Jacob, che ha lasciato la banca di famiglia per lanciare una fortunata carriera personale di investitore. Quando nel 1995 aveva cominciato a lavorare per la compagnia newyorchese Gleacher, Nathaniel passava per il re dei party. Si accompagnava con l’arrampicatrice londinese Annabelle Neilson, che si era fatta un nome ballando coi tacchi alti sui tavoli dei locali di Santo Domingo. Ad un certo punto è cambiato tutto. «La sua - ha spiegato al New York Times l’ex superiore di Gleacher, Charles Phillips - è la storia del principe Hal che diventa Enrico IV. uno dei pochi figli di grandi uomini che hanno saputo aumentare la statura della loro famiglia creando la propria ricchezza». Come è accaduto? Si racconta che un giorno, per fumare una sigaretta, Nathaniel uscì dall’ufficio della Gleacher. Nel corridoio incontrò Timothy Barakett, un investitore rampante di 29 anni che stava lanciando l’hedge fund Atticus. Rothschild gli chiese di assumerlo e Barakett rispose no, ma i due restarono in contatto. Nel 1996 Timothy cambiò idea: accettò Nathaniel come socio di minoranza, dandogli il titolo di direttore del business development. Sviluppare il business del fondo, che allora aveva solo 90 milioni di dollari, significava aprire l’agenda di famiglia e recuperare investitori. Rothschild scoprì presto di essere un campione in questo sport, moltiplicando i capitali messi a disposizione del talento finanziario dell’amico Barakett. Così adesso Atticus, che cresce alla media del 30% annuo, ha raggiunto quota 14 miliardi di dollari, e Nathaniel è arrivato sulla soglia del suo primo miliardo di patrimonio personale. Nel frattempo il futuro barone si è sposato, ha divorziato, e continua a farsi vedere in giro con modelle. Però ha smesso di bere, al punto che i vini delle tenute di famiglia li usa solo per intrattenere gli ospiti. Vive in Svizzera ma possiede case a Parigi, Mosca, Londra, New York e in Grecia. diventato il principale consigliere di Oleg Deripaska, uno dei più ricchi oligarchi russi, ma siede anche nel consiglio della Brookings Institution, prestigiosa think tank di Washington. Riservato, concede poche interviste e non si fa fotografare, ma è anche abbastanza vanitoso da permettere che la sua town house al Greenwich Village finisse sulla copertina di Men’s Vogue. «All’inizio - ha confessato al Times l’investitore Peter Munk - ero scettico. Ora però sono convinto che questo ragazzo sia speciale: i Rothschild sono tornati all’epoca in cui dominavano il mondo». Stampa Articolo