Nello Ajello, la Repubblica 14/3/2007, 14 marzo 2007
«Gadda era un uomo timido, scontroso e appartatissimo, ma anche l´uomo più spiritoso e dotato di humour di tutta la letteratura italiana», scriveva Goffredo Parise nel luglio del 1973
«Gadda era un uomo timido, scontroso e appartatissimo, ma anche l´uomo più spiritoso e dotato di humour di tutta la letteratura italiana», scriveva Goffredo Parise nel luglio del 1973. E aggiungeva: «La sua persona, il suo modo di muoversi, il suo modo di parlare erano una grande, allegrissima e comicissima avventura umana». Un riflesso di quell´«avventura» si coglie nelle tre lettere di Gadda a Parise, composte fra il dicembre ´62 e il gennaio ´63, che qui pubblichiamo ringraziando Giosetta Fioroni , gli eredi di Carlo Emilio Gadda e lo studio Francione che li rappresenta. I due scrittori sono amici inseparabili. Lo sono diventati a Roma, dove il milanese Gadda abita dal 1950 e il vicentino Parise si stabilisce nel 1961 dopo otto anni trascorsi nella capitale lombarda lavorando alla Garzanti, prima come correttore di bozze, poi come redattore e autore. E´ stato proprio Gadda, l´«Ingegnere», a trovargli un appartamento. L´ha scelto a un passo dal suo, a ridosso della Camilluccia. Vicini di casa, essi si vedono di continuo. Parise visita l´amico, sorprendendolo a volte, di prima mattina, in «zimarrone marron peloso con foulard marron di seta pura»» e «pantofoloni di felpa quadrettata». A pranzo da Parise, Gadda - goloso e salutista - elogia i cibi preparati dalla Ida, una domestica slava. Conversando, i due evocano «cognomi, tipi e personaggi implicati nelle cerimonie verbali del Gadda». Quando Parise lo porta in giro con la sua «macchinetta», una MG spider rossa, l´anziano scrittore trema e invoca prudenza. Gadda, che sfiora i settant´anni, è una celebrità. Ha pubblicato nel 1957 Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Sta per stampare Gli accoppiamenti giudiziosi e La cognizione del dolore: usciranno nel ´63, da Garzanti e da Einaudi. Egli accenna alle esortazioni al lavoro che gli rivolgono Livio Garzanti - il «dottor Livio» - e Pietro Citati, che si occupa, insieme a Roscioni, della pubblicazione della Cognizione del dolore (la casa di campagna di Citati, da Gadda menzionata, è "La Castellaccia", a Gavorrano, in provincia di Grosseto). A trentadue anni, Parise è un autore molto noto. Ha firmato, giovanissimo, Il ragazzo morto e le comete e La grande vacanza. Nel ´54 Il prete bello ha ottenuto un successo bruciante. Hanno fatto seguito Il fidanzamento (1956) e Atti impuri (1959). Proprio nel ´63, d´estate, egli scriverà Il padrone, protagonista Livio Garzanti: uscirà da Feltrinelli nel ´65. Di lì a poco Parise si cimenterà in racconti di viaggio. Prima in Cina per il Corriere della sera (Cara Cina uscirà in volume nel ´66); poi, per L´Espresso, in Vietnam, Laos, Nigeria, Cile: si leggeranno in Guerre politiche (1976), che Einaudi ristampa in questi giorni. Aleggiano, nelle lettere di Gadda, l´avversione dell´autore per le interviste e simili onoranze (nell´«immancabile P.B.», citato nella lettera del 27 gennaio ´63 va ravvisato Pietro Bianchi, curatore della sezione culturale del Giorno), l´allergia ai viaggi, la tipica irresolutezza, le ansie per la salute. Nel ´62, Parise passa le feste di fine d´anno dai suoi, a Treviso. Gadda parla di «orrenda solitudine», ma proprio non ce la fa ad incontrarsi con lui a Milano, dove fra l´altro è atteso per ricevere non si sa più quale premio. Le peripezie incontrate nel mandare a Goffredo un assegno - suo omaggio natalizio in forma di «libellula» postale - compongono quasi un racconto a sé, che porta in scena turpi burocrati e ladri astutissimi. *** Roma, 21 dicembre 1962 Carissimo Goffredo, ho avuto l´altro ieri 19 il tuo espresso (...), ma per due giorni i doveri convenzionali non mi hanno concesso un minuto. All´anima degli uffici, delle luminarie e degli auguri. Così soltanto ora m´avvedo che avevi ricevuto il mio un po´ angosciato espresso, da collocarsi (in partenza da Roma), tra le tue lettere del 9 e del 15. Temevo di esserti dispiaciuto con le mie (apparenti) incertezze e le mie paure, soprattutto col non aver avuto la forza di raggiungerti a Milano. Credi che non sarebbe stato possibile fare 8 ore di treno + taxi piazza Igea-Termini + sbarco all´arrivo. E a Milano avrei avuto addosso tutti i pirla, orgogliosi di un tanto superpirla in famiglia. E la doppia cerimonia del lauro di seconda categoria (fin troppo secondo me) avrebbe finito di buttarmi a terra. Da Palazzo Marino per portarmi all´Hotel Manzoni ci voleva l´autolettiga dei pompieri o una delle varie croci (rossa, verde, bianca, ecc.), con sirena in volata. Che c´è? E´ il cadavere del Gadda che veleggia verso Musocco bloccando il traffico di via Manzoni, nell´«ora di punta» per giunta. Resterò a Roma. Mi sono imposto dei lavori de prescia, oltre alle esigenze ragionevoli di Einaudi e del dottor Livio. Secondo le quali non potrei staccarmi un minuto dal lavoro. Debole e psicologicamente e moralmente depresso come mi ritrovo, non riesco a contrastare la volontà altrui con la strafottenza (che non ho) di una mia controvolontà (che mi manca). Tu, umano e comprensivo psicologo, vorrai essere indulgente ai miei difetti (è parola squisitamente borghese perbenistica) e benigno ai miei mali. Se verrai, ti pregherò io stesso di vederti, di stare con me, per quanto i fucili puntati su di me lo consentiranno. Col senso di rimorso di chi ha sbagliato per aver perso la testa nel pandemonio dei telegrammi, delle scuse, dei festeggiamenti, delle aggressioni di ogni genere, ti prego di perdonarmi se soltanto lunedì 24 (a banche riaperte?) o mercoledì 26 potrò liberare verso di te un foglietto-simbolo: simbolo del mio desiderio di saperti in pace, e simbolo del mio affetto. Non ho altro modo, perdona! Accogli la libellula. L´avrai, temo, il 27. (...). Perdona. Con ogni speranza per te, per giorni più sereni, sono il tuo C. E. Gadda Roma, 19 gennaio 1963, sabato, via Blumenstihl 19 Carissimo Parise, ricevo la tua lettera di jeri 18 gennaio, da Treviso: con gioia, dopo un mese di tuo silenzio, e con la speranza che il tuo buon ricordo sia foriero di un incontro «quelque part» che desidererei tanto! Ma la stagione è inclemente e i viaggi riescono disagiati. Citati è assente, per l´uccisione del maiale, a Grosseto, a sentir lui; ma forse per altri affari. Starà fuori una buona settimana: deve trattarsi di un grosso porcellone. Quanto vorrei vederti e chiacchierare un po´ con te! Non dimenticarmi! L´ultima tua prima di questa di jeri 18.1.1963, l´ultima tua, che tu chiami «nigra epistola milanese», è quella del 15 dicembre, assai triste, coi tubi nocenti e l´invettiva contro la materialità brutalità e ferocia che distruggono la specie pensante e contro - non posso ridire le tue desolate verità - e contro la grande necroforica e spendacciona allegria e isteria delle «feste». Caro Goffredo, un po´ imbarazzato e confuso delle mie incertezze (ma davvero un viaggio non era possibile in quei giorni) io ti mandai un saluto proprio col cuore, il 24 dicembre 1962, vigilia di Natale, da Roma-Centro, per raccomandata espresso. Mi ridussi all´ultimo momento: ma era stata una settimana infernale, come ti dirò a voce, per cagioni morali e materiali. Ci terrei proprio che tu l´avessi ricevuto, l´espresso, sia pure col ritardo natalizio inevitabile, e magari dopo il tuo ritorno da fuori sede, perché mi sarebbe un vero crepacuore il pensare che tu mi avessi potuto credere dimentico di te in quella circostanza, in quei giorni. Il saluto era in raccomandata espresso, lo dico solo per assicurarti della mia cordialità e del mio ricordo, e della mia riconoscenza. Inoltre conteneva un esiguo assegno circolare intrasferibile, Credito Italiano Roma sede, n. 12/605.860Q, per panettone o pandoro o ricciarelli, e qualche liquido: pensavo al Carpené o al Courvoisier da voi con tanta gentilezza offertomi il Natale scorso. Si era più sereni, allora! (...). Ora a te la viva preghiera di scrivermi, di dirmi qualcosa, di non lasciarmi nella mia orrenda solitudine. Stai bene! Forse la costellazione di Acquario porterà, almeno all´Italia, un po´ di tepore, il solicello di febbraio! Scusa se non ho risposto a tono quando mi proponevi una gitarella con la tua «macchinetta»: non ne avevo il coraggio (...). Perdona una certa confusione mentale dovuta al premio, agli obblighi, ai telegrammi, alle risposte, alle esigenze di terzi, agli editori. Ti dirò, ti dirò. Ma scrivimi subito. Fammi un po´ di coraggio con le tue trovate, con i tuoi racconti! Sai quanto mi divertono, quanto mi aiutano a dimenticare la vita che non vorrei vivere. Attendo una tua letterina, non privarmene. Credimi il tuo affezionato e riconoscente e sempre mémore Gadda Roma, 27 gennaio 1963, domenica Carissimo Parise, sono rimasto spiaciuto (ovviamente) della tua del 23, ricevuta ieri l´altro 25. Colpa mia. Dovevo avvisarti in lettera a parte dell´invio fatto, e fatto proprio la mattina del 24, vigilia di Natale, per una stupida mia fissazione paranoica, cioè pur sapendo che la raccomandata espresso non sarebbe comunque pervenuta a te il 25, Natale. Credi che ho avuto e ho settimane infernali. Tutti vogliono da me lavoro, e minacciano, specie il buon Livio che se la prende con Citati; il quale poveraccio, non ha nessuna colpa se una volontà più forte della fermezza di Livio, di me, di Citati stesso, ha deciso, come (si) dice, «L´uomo propone e Dio dispone». Molto mi hanno afflitto interviste e fotoflashes, da parte del Giorno e dell´immancabile P. B. e relativi agenti. Non ho pace. Comprendimi tu: sarò nervoso e sono certamente malato. Ma tu puoi comprendere e scusare. Se ancora arrivo in tempo, ti scongiuro (paranoicamente) di fermare l´invio (gentilissimo ma un tantino inconsiderato) di Tokài e Verduzzo: nel mio stato non potrei che centellinare a cucchiaini da caffè. Ma tu mi dici «ho spedito» e penso che lo svolo e la presa di quota siano già avvenuti. Perché una simile idea, quando ero solo io che volevo e dovevo non apparire dimentico di chi mi aveva usato già troppe cortesie e bontà? Per lo scorso Natale? Ho fatto il reclamo a Roma Centro, ma mi hanno detto che ci vorrà un mese ad avere la risposta: lo ripeterò, magari, il reclamo, a più alto funzionario o sportello. Il reclamo consiste nel mostrate il documento di spedizione, cioè la ricevuta della raccomandata espresso 24 Dicembre 1962, Roma Centro affrancatura e inoltro meccanico. Al «Credito» mi hanno detto di rivolgermi all´ufficio legale, ma che ci saranno spese, di dubbia utilità: comunque ci vorranno mesi a ricevere la piccola somma. Perdonami, ma la rabbia ingollata contro i prevaricatori mi ha indotto a seguire il tuo consiglio. La libellula era così tenue che ho avuto vergogna a dirtene il peso: comunque era 25.000. Vedo già la scena a bagno Maria e lo scollamento al vapore. Questi ladri sono anche cretini perché dalla intrasferibile libellula non hanno guadagnato nulla, pur danneggiando te e moralmente anche me, con te. Perdonami. Pago il fio delle mie manie. Non devi beffarmi dei ripetuti indirizzi, è cosa diffusa: la mania di dubitare se si ha impostato la lettera, se l´indirizzo era giusto, ecc., è di molti, di moltissimi.(...). Ora avrò anche delle onoranze: a Frascati, da amici e «ammiratori». Le onoranze mi fanno accapponare la pelle, mi mettono in uno stato di agitazione e di nervosismo incredibile. Tutti e tutte si eccitano per un cavolo che non c´è, per un cavolfiore senza fiore. Grazie di tutto. Scusami e perdonami. Sono il tuo Gadda