Enrico Franceschini, la Repubblica 14/3/2007 Guido Barbujanni, ibidem., 14 marzo 2007
ENRICO FRANCESCHINI
dal nostro corrispondente
LONDRA - Sono sessanta libriccini, riempiti a mano da una penna elegante, ordinata e soprattutto concisa. Quale sposa, il giorno del matrimonio, annoterebbe infatti sul proprio diario soltanto la frase: «Venuta in città»? E quale, dopo la prima notte di nozze, indifferentemente da come le fosse sembrata l´esperienza, si limiterebbe a scrivere: «Andata a comprare una poltrona»? Non Bridget Jones, poco ma sicuro. Eppure il fatto che l´autrice di tali parsimoniosi commenti abbia continuato ad appuntarli, anno dopo anno, per sempre, testimonia con quale impegno prendeva la sua piccola confessione quotidiana. Come scene da un matrimonio, ammettiamolo, non sono granché: al massimo rivelano un rapporto di coppia piuttosto freddo. Ma ora quei diari sono approdati su Internet e offrono a tutti noi uno sguardo dal buco della serratura per meglio capire il più grande naturalista della storia. Perché Emma Wedgwood, colei che li compilava, era sposata con Charles Darwin, lo scienziato britannico inventore della teoria che fa risalire l´uomo alle scimmie.
Fino a metà degli anni Ottanta, i diari della signora Darwin sono rimasti chiusi in un cassetto, a Cambridge, nella casa del professor Richard Keynes, pronipote di Darwin, alla morte del quale il figlio Randal li ha donati alla biblioteca della prestigiosa università. Da allora, solamente un pugno di accademici, che avevano familiarità con l´Archivio Darwin presso la Cambridge University Library, ne conoscevano il contenuto. Questa settimana l´università ha deciso di metterli interamente in rete (sul sito www.darwin-online.org.uk). «Sono un affascinante ritratto dell´Inghilterra vittoriana», dice il dottor John van Wyhe, curatore dell´iniziativa, «e riempono autentici buchi nella nostra conoscenza di Darwin. Da un lato ritraggono una famiglia moderna, dall´altro mostrano che Charles Darwin era un padre di famiglia abituato a portare avanti il suo lavoro in un trambusto di figli, parenti, servitori».
Per Randal Keynes, il discendente di Darwin che li ha donati all´università di Cambridge, i diari sono una mappa dei trionfi e delle tragedie sperimentate dal grande scienziato e dai suoi familiari. Registrano, per esempio, la malattia e la morte di Anne, la figlia del naturalista, affetta da tubercolosi. « molto debole», scrive sua madre Emma il 13 aprile 1851. «Ha dormito bene», è l´unico appunto del 18 aprile dello stesso anno. «Stanotte è stata male tre o quattro volte, ha bevuto un brandy», scrive il 20 aprile. «Molto meglio», scrive il 21. E poi, il 23 aprile, giorno in cui Anne muore: «12 o´clock», mezzogiorno in punto, l´ora del decesso. «Emma era talmente devastata che riuscì a scrivere soltanto quello», dice il bis-bisnipote di Darwin, autore di "Annie´s box", un libro in cui esplora gli effetti su Darwin della morte della figlia, considerato il fattore finale nella sua decisione di rinunciare alla fede cristiana.
Un altro sobrio commento scandisce il giorno della pubblicazione di "Sull´origine delle specie", l´opera fondamentale del marito: «Partita con i bambini, dormito a Manchester». No, decisamente Emma Wedgwood non era un´antesignana di Bridget Jones. Dai tempi di Darwin ai nostri di pubbliche confessioni sui blog, anche il diario ha avuto la sua evoluzione della specie.
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IL 24 novembre 1859 esce la prima edizione dell´Origine delle specie. Costa 15 scellini e le sue 1250 copie andranno esaurite in un giorno. Dopo 23 anni di gestazione e mille ripensamenti, dopo aver dichiarato che pubblicando la sua teoria gli sembrerebbe di confessare un crimine, Charles Darwin si decide e finalmente la fa stampare. uno dei testi-cardine della modernità: un´opera che, a distanza di un secolo e mezzo durante il quale la nostra conoscenza dei viventi è aumentata in maniera sbalorditiva, è ancora il fondamento, insostituibile, della biologia moderna. «Niente in biologia ha senso al di fuori dell´evoluzione» scriveva Theodosius Dobzhansky, riassumendo il comune sentire di generazioni di scienziati. E, con buona pace di qualche prelato reazionario, oggi come 150 anni fa evoluzione significa evoluzione darwiniana: l´origine di specie differenti da antenati comuni per effetto della variabilità naturale, della trasmissione ereditaria e dell´adattamento all´ambiente.
Il 24 novembre 1859 Emma Darwin annota nel suo diario: «Lasciato [nome illeggibile] con Etty e Lizzy. Dormito a Manchester», e il giorno dopo «Andati a Shrewsbury». Si cerca invano, nelle pagine precedenti e in quelle seguenti, un qualche accenno all´evento editoriale che cambierà la vita sua, e della sua famiglia. Niente. Eppure per altri 23 anni, fino alla morte di Charles Darwin, dell´Origine delle specie si continuerà incessantemente a discutere. E a discuterne soprattutto nei paraggi di Emma: in casa, in privato. Refrattario a ogni conflitto troppo esplicito, malato (o forse, malato immaginario), Darwin rifiuterà sempre di partecipare a dibattiti pubblici, delegando casomai i suoi collaboratori, soprattutto Thomas Huxley, che così si guadagnerà il soprannome di "mastino di Darwin". Ma in casa sua scriverà migliaia di lettere, riceverà visite, polemizzerà, ironizzerà; si deprimerà e si arrabbierà.
Nulla di tutta questa agitazione traspare dalle righe di Emma. I suoi diari riportano le malattie del marito e dei dieci figli, tre dei quali morti precocemente; le cure mediche; le visite dei parenti e dei colleghi di Charles; le piccole spese, i mali di testa; i brevi viaggi; le attività caritatevoli. come se di fronte alle formidabili imprese intellettuali del marito, agli orizzonti sterminati che lo studio dell´evoluzione spalanca, Emma rivendicasse, con ostinazione, il primato della vita quotidiana, del minuscolo, del dettaglio.
Difficile dire se siamo alle prese con una coppia particolarmente male assortita, o con la replica di un conflitto che dura dalle origini della nostra cultura, quello fra Ulisse e Penelope. certo che Emma si preoccupava del discredito che la teoria evolutiva, la parentela fra l´uomo e le grandi scimmie, poteva gettare sulla sua famiglia. Ed è certo che Charles, dipendente in mille modi da lei, considerava con fastidio le sue intromissioni nella sua sfera professionale. Ma c´era nella vita di Darwin un´altra sfera, più privata, in cui sua moglie poteva intromettersi? Chissà: nella sua "Autobiografia", Darwin elenca tutti i libri pubblicati, ma non i nomi di tutti i figli.
E non è che alla moglie riservi un trattamento migliore. Anzi: in un appunto in cui elenca i pro (assistenza amorevole, vecchiaia allietata dai figli) e i contro (terribile perdita di tempo) del prender moglie, il giovane Darwin alla fine annota: «Sempre meglio di un cane». Secondo Nora Barlow che ha curato l´"Autobiografia" di Darwin l´appunto ci sarebbe pervenuto perché Emma l´aveva scoperto e conservato. Avere un genio in giro per casa non è mai stato facile. Emma, fanno pensare i suoi diari, si è barricata nel quotidiano e se l´è cavata come ha potuto.
L´autore è professore di genetica all´università di Ferrara e autore di "Dilettanti. Quattro viaggi nei dintorni di Charles Darwin"