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 2007  marzo 13 Martedì calendario

MILANO

Da musa del rock anni Sessanta a signora del cinema. Marianne Faithfull è un’icona della trasgressione. Da ragazza lo è stata nella vita reale: è stata la fidanzata di Mick Jagger (ma anche di Keith Richards), quella che la polizia ritrovò vestita solo di una coperta di pelliccia durante un festino degli Stones, quella che finì per le strade di Londra anoressica e schiava dell’eroina.
Nella finzione cinematografica lo è ora che è arrivata a 60 anni (compiuti lo scorso dicembre): è lei la protagonista di Irina Palm, film choc di Sam Garbarski, presentato all’ultimo festival di Berlino. Il torbido ritratto di Maggie, una vedova sulla cinquantina che per sostenere le cure mediche di un nipote in fin di vita accetta un lavoro in un sexy club di Soho, il quartiere a luci rosse di Londra, ha ricevuto applausi dalla critica.
Con il nome di battaglia Irina Palm, nascosta dietro una parete con un foro, regala piacere agli uomini disposti a pagare per una masturbazione.
«In tutto il film non si vede mai un’inquadratura hard», precisa lei con quella sua inconfondibile voce roca.
E aggiunge: «La personalità e la vita di Maggie sono completamente diverse dalle mie. Pensavo di essermi staccata dal personaggio, ma leggendo una biografia di John Cassavetes ho capito che gli attori usano sempre la propria esperienza per calarsi in un ruolo. Non avendo fatto la prostituta non riesco a capire quale sia il punto di contatto con Maggie: evidentemente la recitazione scava nel profondo». Dopo le esperienze con Sofia Coppola in Maria Antonietta
e Gus Van Sant in Paris, je t’aime, Marianne confessa di averci preso gusto: «Adesso vorrei lavorare con Polanski. Recitare è come essere un’altra persona. Non potrei mai fare me stessa, mi annoierei. Ma quando canto sono felice di essere me stessa».
In attesa dell’arrivo del film (arriverà in Italia a fine anno) godiamoci la Faithfull cantante. Che porterà il suo tour il 25 marzo a Senigallia e il 9 maggio a Sassari. Titolo emblematico, «Songs of Innocence and Experience»: «Credo di essere nata con un po’ di esperienza e di avere ancora oggi un po’ di innocenza», spiega.
Un tour che era stato fermato lo scorso autunno quando i medici, dopo averle scoperto un tumore al seno, le avevano imposto uno stop.
«Sono stati momenti duri. Ho anche pensato che non avrei più potuto esibirmi», dice. stata immediatamente operata e ora rivede la luce. «Non amo la parola battaglia: se pensi di combattere il cancro, lui vince. Devi solo abbandonarti, non alla malattia ma al processo medico. Tornare mi rallegra. Ho scoperto quanto sia amata e quanto ami, quanto voglia vivere ancora. Spero sia un segnale di speranza anche per altre persone», commenta.
Tornando agli anni Sessanta, cosa ricorda della
swinging London e delle groupie, quel gruppo di splendide ragazze che cercavano in tutti i modi di intrufolarsi nei camerini (e nelle vite) delle rockstar? «Non sono certo una groupie. Non lo sono mai stata», taglia corto.
 vero. Fu la fidanzata di Jagger e Richards, ma anche qualcosa di più. Nel ’64 esplose con «As Tears Go By», scritta dai due Stones e dal loro manager Andrew Loog Oldham. E dietro ad alcuni successi degli Stones c’è lei: fu lei a passare a Jagger «Il maestro e Margherita» di Mikhail Bulgakov che ispirò «Sympathy for the Devil». E «Wild Horses» è legata a una frase che lei avrebbe pronunciato uscendo da un coma da overdose.
Tutto perfettamente riassunto dalle parole «sono una musa, non una puttana» di una delle sue canzoni («Sliding Through Life on Charm»): «Una musa – dice scivolando con classe sulle parole – è una donna che ispira un uomo fare grandi lavori. Per farlo devi essere intelligente, avere idee e non fare nient’altro che esserci. La mia musa? L’uomo che amo».
Recitare è un po’ come essere un’altra persona. Non potrei mai fare me stessa: mi annoierei