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 2007  marzo 13 Martedì calendario

MILANO

Se c’è una cosa che accomuna tutti gli iraniani – musulmani, zoroastriani o ebrei; nostalgici dello Scià, fan degli ayatollah o laici-riformisti – è l’orgoglio per la propria Storia. Ciro e Dario, ancora a oggi, sono presenti nei discorsi quanto Khamenei o Ahmadinejad. E non deve quindi sorprendere che nella Repubblica Islamica, ex Impero persiano, sia in corso una vera sollevazione contro un nuovo «complotto» americano. Accanto alla «congiura» di Bush per bloccare il programma atomico di Teheran, il nuovo piano ha per oggetto un episodio storico celeberrimo, ma risalente al 480 a.C.. E per soggetto non ha la Casa Bianca ma Hollywood.
La Battaglia delle Termopili, una gola nella Grecia centrale dove Leonida e 300 spartani resistettero per tre giorni all’avanzata dell’enorme esercito persiano, è passata alla storia come esempio del coraggio di pochi a fronte di un nemico invincibile. E per alcuni studiosi occidentali segnerebbe il primo episodio di quello scontro inevitabile tra Oriente e Occidente (l’Islam sarebbe arrivato undici secoli dopo), caro alle teorie neo-con. Ebbene, proprio in questa chiave (così sostengono gli iraniani, ma anche la bibbia del cinema Usa, Variety, e altri media americani), la battaglia è diventata film. Sulla scia dei kolossal hollywoodiani ispirati – con molte libertà – alla Storia antica d’Europa ( Troy, Alexander, già quest’ultimo molto criticato da Teheran), la Warner ha tradotto il pluri-premiato fumetto di Frank Miller 300
in una pellicola dallo stesso titolo, uscita in Usa il 9 marzo e record di incassi. E anche se il ministero della Guida islamica mai permetterà la visione ufficiale del film, in Iran circolano già, come sempre, molte copie pirata.
« un complotto che fa parte della guerra culturale e psicologica, un comportamento ostile che nessuna nazione potrebbe accettare », ha dichiarato ieri il portavoce del governo iraniano Gholamhossein Elham. Offeso perché in 300 i persiani «sono rappresentati come selvaggi assetati di sangue e brutali – scriveva ieri un giornale riformista – mentre i greci sono coraggiosi e ammirabili». Il giorno prima, il regista e consulente artistico del presidente Ahmadinejad, Javad Shamag Gari, aveva dichiarato che «gli americani vogliono rifarsi delle umiliazioni subite a opera della nazione iraniana negli ultimi 28 anni», ovvero dalla rivoluzione islamica, «vogliono eliminare l’identità iraniana e islamica del nostro popolo». Quattro parlamentari hanno chiesto al governo di premere sui Paesi islamici per bloccare il film. I blogger iraniani, in maggioranza anti-governativi, si sono scatenati nel denunciarne la falsità. E uno di loro ha lanciato su Internet una petizione, in cui si afferma che «l’Impero persiano fu il più splendido dell’antichità», da firmare e spedire al regista di 300, Zack Snyder. Regista che come il cast del film non è propriamente una stella nemmeno in Usa, dove le critiche negative hanno sorpassato quelle positive. E che starà sicuramente gongolando per la pubblicità (inattesa o calcolata?) creata dalle reazioni nella Repubblica islamica, ex Impero persiano, decisa a respingere ogni «congiura» contro il proprio presente, futuro e passato.