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 2007  marzo 13 Martedì calendario

Warner Mark

• Indianapolis (Stati Uniti) 15 dicembre 1954. Politico. Governatore (democratico) della Virginia • «[...] è nato [...] da una famiglia modesta: è stato il primo figlio a laurearsi, in legge ad Harvard. presbiteriano [...] Ha fatto i soldi cofondando la compagnia di cellulari Nextel. Il suo conto in banca vale circa 200 milioni di dollari e ha grandi amici nella Silicon Valley pronti a finanziarlo. In politica era nato liberal, ma dopo aver perso la corsa al Senato nel 1996 si è trasformato in moderato, sedendosi sulla poltrona di governatore nel 2001. Ha alzato le tasse di 1,4 miliardi di dollari, ma per investire nell’istruzione e col consenso di molti repubblicani. Così ha trasformato il deficit da 6 miliardi di dollari ereditato dal predecessore in un surplus di 544 milioni, guadagnando alla Virginia il titolo di stato meglio gestito. La legge gli ha impedito di ricandidarsi, ma [...] gli elettori lo hanno premiato scegliendo come suo successore il vice Kaine, invece del repubblicano Kilgore sostenuto da Bush. Dieci giorni dopo Warner era in New Hampshire, per saggiare le acque delle presidenziali. Ai politologi piace più di Hillary perché è moderato, difende il diritto di portare le armi, favorisce l’aborto ma con dei limiti, produce vino nella sua fattoria e sponsorizza le corse di auto Nascar, popolarissime nella classe media. Poi è un governatore del sud come Clinton e Carter, gli ultimi due presidenti democratici, in uno stato che vota repubblicano dal 1964. Per entrare alla Casa Bianca gli basterebbe rivincere gli stati di Kerry, recuperare l’Iowa e aggiungere la sua Virginia. Il limite principale è la mancanza di esperienza militare e in politica estera. Però ha subito concordato con Bush che ”stabilire scadenze arbitrarie per il ritiro dall’Iraq sarebbe sbagliato, e ricombattere la battaglia su come siamo entrati in guerra è inutile. Dobbiamo concentrarci su come finire il lavoro, ma il presidente deve indicare con più chiarezza i passaggi per farlo”. Piace più di Hillary, insomma, perché assomiglia più di lei a suo marito Bill» (Paolo Mastrolilli, ”La Stampa” 1/12/2005).