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 2007  marzo 13 Martedì calendario

Wagner Katharina

• Bayreuth (Germania) 21 maggio 1978. Regista • «La chiamano Miss Wagner. O Barbie della regia [...] capelli biondi lunghi e dritti [...] è alta più di chiunque lo sia mai stato nel secolare clan: un metro e ottanta. Soprattutto, non ha il naso dell’arciavo Richard. Troppo, per essere anche professionalmente credibile. Soprattutto perché, mentre i suoi compagni di corso - Scienze del Teatro - alla Freie Universität di Berlino ancora mandano invano i loro curriculum ai sovrintendenti di tutta la Germania, lei ha già fatto quattro regie d’opera. E fra due anni debutterà a Bayreuth, santuario dei wagneriani, con “I Maestri cantori di Norimberga”. Incoronata erede dal padre Wolfgang [...] che dopo aver annunciato anni fa il suo ritiro ci ha ripensato viste le lotte intestine per la successione: volevano il trono sia la figlia Eva sia la nipote Nike. Lui le ha scartate entrambe e ha scelto Katharina. Che fino al giorno prima aveva un unico ruolo: stringere le mani alle autorità che affollano le prime, porgere fiori e sorridere. Così è probabile che siano stati in molti a provare una gioia maligna leggendo dei fischi che hanno accolto la prima del “Trittico” di Puccini alla Deutsche Oper di Berlino: una messa in scena osé e dissacratrice, con una Madonna che in Suor Angelica si accende furtivamente una sigaretta, una famiglia di cinici eredi molto contemporanei in Gianni Schicchi ed esplicite scene di seduzione nel Tabarro. Lei non si dà pensiero: “Anche il mio bisnonno ha vissuto molti insuccessi. Il suo genio di compositore è stato riconosciuto solo dopo la morte. Il suo talento di regista mai”. Che la sua regia faccia discutere le dà solo piacere: “Chi va all’opera per svagarsi è meglio che resti a casa e guardi in tv una soap opera. L’opera oggi ha un senso se solleva un dibattito sul nostro mondo. Parlare di opera significa parlare di noi”. Quello che teme soprattutto, è lo spettatore che anziché ascoltare pensa a ciò che farà l’indomani: “Vuol dire che la serata è sprecata. L’opera non deve diventare puro consumo”. Natura e cultura hanno lavorato in lei di concerto. Con un Dna che inclinava alla musica e un ambiente familiare impregnato di suoni, poteva fare qualcos’altro se non occuparsi di opera? “Sono troppo testarda e indipendente per avvelenarmi la vita con una professione che non mi fossi scelta io”, dice. E anche il fatto che viva nella Richard Wagner Strasse, a due passi dal teatro, è casuale. “Quell’appartamento si è liberato proprio mentre cercavo casa. E aveva una vasca da bagno invece della doccia. L’ho preso al volo”. Si presenta come la ragazza della porta accanto, qualche capriccio da diva però se lo concede. E finisce sempre per ottenere quello che vuole. Per il suo allestimento pucciniano voleva una valigia rossa. Non una qualunque, una Samsonite. Ma la Deutsche Oper deve risparmiare, e il trovarobe aveva pensato che andasse bene anche una dei grandi magazzini: gli sembrava proprio identica. Ma identica non era. Lei ha puntato i piedi e ha ottenuto la Samsonite. Con una Wagner, hanno imparato tutti, non si scherza. Soprattutto se gli ordini vengono dati con una voce da Nibelungo arrochita dalle sigarette. La prima regia di Katharina è stata nel 2002 a Wuerzburg, cento chilometri da Bayreuth: L’Olandese volante. Anche allora fischiarono. Soprattutto quelli che avevano finanziato l’impresa con 20 mila euro. Si aspettavano una regia tradizionale, una di quelle cui li aveva abituati papà Wolfgang. Katharina invece voleva una rottura di stile. Soprattutto, voleva emanciparsi: dall’avo come dal padre. Chi la ingaggia, da allora sa che cosa deve aspettarsi» (Marina Verna, “La Stampa” 14/1/2006).