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 2007  marzo 13 Martedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

KABUL – E chiedi e richiedi, il Talebano alla fine dice che va bene, è possibile liberare Daniele Mastrogiacomo in cambio dei due portavoce detenuti a Kabul. «Sempre che il governo afghano abbia la certezza che questa scarcerazione darà la libertà al giornalista italiano...». Parola dell’onorevole mullah Abdul Salam detto «Racketi» – il lanciarazzi, alla russa ”, 45 anni, deputato della Repubblica islamica d’Afghanistan, l’unico ex comandante militare talebano seduto in Parlamento (ce n’è un altro, ma non conta molto). Salam riceve nel suo ufficio di fronte alla Camera, un cortile fangoso e la stufa ad appannare le finestre.
L’uomo ha più un passato che un presente, ma dalle sue parti pashtun lo ascoltano ancora molto: mediò anche lui, per la liberazione di Clementina Cantoni («ho portato gl’ italiani nella zona di Logar»). Rinomato massacratore di tank sovietici col suo Rpg in spalla, già capo delle regioni militari di Zabul e Jalalabad, già fedelissimo del mullah Omar che lo mandò ambasciatore in Pakistan, nel 2001 arrestato a Kandahar dagli americani, qualche mese di galera e infine eccolo qui, barbuto e inturbantato, eletto dall’ala «riformista» dei talebani.
Quelli che stanno nelle istituzioni, per ora. Quelli che scansano le risposte, perché una virgola sbagliata finisce nel mirino del vecchio- amico-oggi-nemico Dadullah: «Che volete che vi dica, sul vostro collega?».
Prendiamola alla larga: le piace l’amnistia appena votata per i criminali di guerra?
«No. Io non l’ho votata, è contro il mio popolo. La gente che ha commesso delitti dev’ essere messa in prigione. Tutti i governi del mondo lo fanno. Se no a che serve avere i tribunali e la Corte suprema?».
Quanto inciderà l’offensiva militare Nato sul raccolto dell’oppio di quest’anno?
«L’operazione Nato è necessaria. Ma i talebani al Sud non sono così forti come si crede. Loro dicono d’essere in tutto l’Helmand, ma secondo me perderanno. Non hanno equipaggiamenti militari, non controllano la zona. Però c’è un rischio: ricevono sostegno dall’estero ed è probabile che stiano aumentando il numero di combattenti e l’area di simpatizzanti».
Perché?
«Per la corruzione afghana ai livelli più alti, dal governo ai vertici della polizia. Questo fa crescere i combattenti talebani di numero.
C’è un’altra ragione: il crollo del regime talebano ha portato al governo Karzai e l’Alleanza del nord.
Noi talebani siamo stati espulsi.
 stato un grave errore: o tutti, o nessuno».
Ma quanto conta Dadullah?
«Dadullah non è il comandante che dice d’essere. Non ha l’arte del comando. Lui sta lì perché è sostenuto da altri, in Afghanistan e fuori, perché è uno che parla forte. Spara parole. Ma senza parole, è niente. Non so se Mastrogiacomo l’abbia catturato lui».
Quali sono i rapporti con Al Qaeda?
«Non so che significhi Al Qaeda, oggi. Terroristi che uccidono innocenti, d’accordo: ma che sappiamo delle sue basi, dei suoi uomini? Chi segue Omar è talebano, chi segue Bin Laden è qaedista: stanno nello stesso luogo, quindi i legami ci dovrebbero essere. Certo, Osama è vissuto anche a Kandahar e lì ha tanti amici».
Le operazioni militari al Sud possono complicare il caso Mastrogiacomo?
«Non so dirlo. Ma le due cose non sono collegate fra loro».
I rapitori avrebbero fatto due richieste...
«La prima è impossibile: l’Italia ha mandato i suoi soldati a morire per noi e non li ritirerà per questo. La seconda è possibile: sempre che ci sia la certezza che scarcerare i due portavoce talebani, Mohammad Hanif e Abdul Latif Hakimi, serva a liberare Daniele. Però, gentilmente, adesso una cosa vorrei saperla anch’io...».
«Perché mi ha fatto domande da spia?».