varie, 12 marzo 2007
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Yavin Haim
• Oberschlesien (Germania) 10 settembre 1932. Giornalista • «[...] la leggenda della televisione pubblica israeliana, il giornalista al quale spettò [...] annunciare al paese la morte di Yitzhak Rabin, assassinato dall’estremista di destra Yigal Amir [...] è stato uno dei pionieri della televisione dello Stato ebraico. Il suo volto è noto a tre generazioni di israeliani e ancora oggi, nonostante l’agguerrita concorrenza delle altre reti, il suo telegiornale serale è seguito dalla maggioranza dei telespettatori. [...]» (Michele Giorgio, ”il manifesto” 1/6/2005) • «Per quasi quarant’anni, Haim Yavin è stato l’anchorman perfetto. Ha condotto telegiornali in modo così imparziale che nessuno sapeva dire che opinione avesse delle notizie che leggeva o se ne avesse una [...] 72 anni e la fama di ”Mr Television” d’Israele, si mette dietro a una telecamera per una spietata confessione denuncia: ”Dal ”67 siamo diventati dei conquistatori brutali, degli occupatori, che reprimono un altro popolo” dice in Yoman Masa (Diario di un viaggio) film ”privato” girato in Cisgiordania e a Gaza: [...] Un vespaio scatenato già prima di andare in onda, il Consiglio dei coloni che ha chiesto la sua testa: ”Ci odia, nessuno gli crede più”. Per due anni e mezzo Yavin è andato avanti e indietro dai Territori. Nessun operatore, una camera digitale. In qualche insediamento viene accolto a male parole (’la solita stampa di sinistra”) ma per buona parte dei coloni è uno di loro. Lo era per tutti, in Israele, finora. Lui dice: ”Non sono io che mi sono spostato a sinistra, è il Paese che è andato a destra”. Riprende palestinesi che aspettano 4 ore ai check oint. Va dai settlers e racconta di una donna che non riesce a raggiungere l’ospedale e si sente rispondere: se l’esercito mantiene il controllo, gli arabi faranno il caffè per te e per me. ”Ma io – risponde – non voglio che un arabo mi faccia il caffè”. Filma una ragazza che partorisce al check point e commenta: ”Non è ebreo, quello che stiamo facendo qui”. Yavin si sente offeso se sente parlare di sionismo come di razzismo e colonialismo: ”Eppure, ogni volta che tornavo dalla Cisgiordania, mi chiedevo: cosa resta del sionismo della pace e uguaglianza: il sionismo delle colonie?”. duro con i palestinesi: ”Nulla giustificherà mai il terrorismo”. Non odia i settler: ”Tanti sono idealisti. Ma la loro idea è terribilmente sbagliata. Ci mette in pericolo tutti”. Eppure, in nessun altro film, i coloni escono così male, una setta fanatica, razzista, violenta. Non è un caso che Channel 1 , la tv di Stato per cui lavora, si sia rifiutata di trasmetterlo. Yavin l’ha venduto a Channel 2 , una tv commerciale. [...] Il collega del New York Times gli chiede se si senta un po’ Cronkite. L’altro ”Mr. Television”, quello originale e americano, che nel ”68 raccontò che gli Usa in Vietnam stavano fallendo. Quello che fece dire a Lyndon B. Johnson: ”Ho perso Cronkite, ho perso l’America”. Yavin non crede che il suo documentario smuoverà qualcosa: ”Non posso fare niente per alleviare questa miseria, tranne documentarla, così che noi non potremo dire: non ho visto, non ho sentito, non sapevo”» (Mara gergolet, ”Corriere della Sera” 1/6/2005).