Varie, 12 marzo 2007
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YAN LIANKE Henan (Cina) 1958. Scrittore • «’Servire il popolo” è il più celebre slogan maoista
YAN LIANKE Henan (Cina) 1958. Scrittore • «’Servire il popolo” è il più celebre slogan maoista. Tuttora è iscritto con la calligrafia personale di Mao Zedong sopra il cancello d´ingresso di Zhongnanhai: l’inaccessibile quartiere a fianco della Piazza Tienanmen dove i leader del partito comunista cinese abitano ville lussuose, protetti con alti muri e sentinelle dalla curiosità della plebe. Servire il popolo è il titolo del romanzo erotico che in Cina va a ruba nelle edizioni-pirata e su Internet, dopo che la censura ha vietato di venderlo e perfino di commentarlo. Scritto da un ex ufficiale dell’Esercito di liberazione popolare, Yan Lianke [...] questa satira politica il cui protagonista è un soldato costretto a ”servire le masse” in modo speciale, appagando i desideri sessuali della giovane moglie del suo comandante. Il processo contro questo libro in Cina può trarre in inganno sulla vera natura del caso-Yan. Nell’epoca in cui 110 milioni di utenti Internet cinesi hanno accesso a blog espliciti come quello della 27enne giornalista Muzi Mei che tiene un diario online dei suoi amplessi con gli amanti (oltre cento uomini, finora), non basta più il sesso per provocare uno scandalo di queste dimensioni. Il libro di Yan fin dal primo dialogo annuncia una esilarante commedia degli equivoci per esporre la retorica ipocrita e il cinismo del regime. Il soldato Wu Dawang, promosso come attendente e cuoco personale del comandante della caserma ”per aver recitato alla perfezione le 286 citazioni delle opere del Presidente Mao”, viene interrogato sui principi fondamentali che deve osservare nel suo lavoro e risponde senza esitazione: ”Non chiedere ciò che non va chiesto, non fare ciò che non va fatto e non dire ciò che non va detto. Ricordare sempre che servire in casa dei superiori vuol dire servire il popolo”. Lo prende alla lettera Liu Lian, la moglie trascurata del comandante, pronta ad avvalersi del detto di Mao: ”Tutti gli appartenenti alle file rivoluzionarie devono aver cura gli uni degli altri, devono amarsi e aiutarsi reciprocamente”. Proprio una tavoletta di legno con la scritta ”servire il popolo”, spostata in luoghi strategici della casa o del giardino, diventa il segnale in codice con cui la signora ordina al giovane militare di assolvere ai suoi compiti raggiungendola a letto. Wu, ingenuo soldato modello, con una moglie e un figlio che lo attendono in campagna, all’inizio tenta di resistere, poi soggiace ai ricatti della insaziabile Liu, infine viene travolto da una passione sincera. Complice la stagione delle manovre militari che svuotano la caserma, i due diventano i protagonisti di una maratona erotica, chiusi in casa per giornate intere, nudi, a fare l’amore fino allo sfinimento. Quando rischia di spegnersi l’eccitazione un gioco proibito risveglia i sensi: la distruzione delle statue e dei ritratti di Mao, dei manifesti di propaganda, delle opere ideologiche di cui è piena la casa del comandante, scatena tra i due dei raptus di aggressività che risvegliano l’eccitazione con un pizzico di sado - maso. Non è difficile vedere nello sfrenato abbandono sensuale dei due la metafora della Cina contemporanea lanciata in un edonismo individualista che travolge ogni resistenza e distrugge tutto il vecchio. Dov’è lo scandalo? Yan Lianke è uno degli autori più popolari e controversi della nuova generazione, vive a Pechino dov’è membro dell´Associazione scrittori, viene intervistato dalla televisione, altri suoi romanzi sono passati fra le maglie della censura pur toccando temi tabù come i disastri ambientali, gli orrori della Rivoluzione culturale o l’Aids. ”Non pensavo - dice - che Servire il popolo potesse costarmi la messa al bando. Con questa storia ambientata nei primi anni Settanta ho voluto ricordare che la gente comune non vive situazioni estreme. I grandi movimenti non coinvolgono le masse. La campagna di rettifica contro i deviazionisti di destra, la Rivoluzione culturale, le riforme economiche, nessuno di questi grandi eventi ha avuto il popolo come principale protagonista”. Eppure la reazione è stata implacabile. La prima versione uscita sulla rispettabile rivista letteraria Hua Cheng è andata a ruba: 30.000 copie in poche ore. Prima che l’editore riuscisse a ristamparla l’Ufficio Centrale di Propaganda ne ha ordinato il sequestro, accusando il romanzo di ”offendere Mao Zedong, offendere l’esercito, e traboccare di sesso”. In realtà Yan è lontano dalla pornografia, i dettagli nelle scene erotiche sono evocati con pudore, spesso usando allegorie, simboli poetici e un’estetica delle emozioni che ricordano la poesia e la letteratura cinese del Settecento. In quanto a Mao, è vero che la sua figura è tuttora l’oggetto di una sorta di culto di Stato, ma nei trent’anni dopo la sua morte delle opere d’arte ironiche e dissacratorie sono scampate alla censura. Il tabù che Yan ha profanato è un altro, e da ex ufficiale dell’Esercito di Liberazione popolare lui lo sa bene. La sua satira osa mettere in una luce ridicola - o peggio, sinistra - il vero ”potere forte” della Cina, cioè l’armata. Nella storia della Cina comunista le battaglie più feroci si sono sempre concluse in favore di chi controllava l’esercito: Mao usò i militari per liquidare le Guardie rosse quando la Rivoluzione culturale stava sfuggendogli di mano; Deng Xiaoping nel 1989 fece fuori i moderati con un golpe appoggiato dall’esercito, poi ebbe bisogno dei carriarmati per piegare il movimento democratico di Piazza Tienanmen. Neanche il partito comunista gode di un prestigio e di una impunità paragonabile ai militari. [...] In Servire il popolo invece è di scena un esercito fatto di opportunisti e di raccomandati, dove si fa carriera solo attraverso scambi di favori, regnano il clientelismo e il nepotismo, il servilismo e la piaggieria. In tutto il romanzo la ripetizione della propaganda comunista maschera l’egoismo brutale degli interessi privati. Il finale è feroce. La moglie del comandante rimane incinta del soldato Wu, l’alto ufficiale in preda a una furia autodistruttiva scioglie l’intera compagnia ma le pressioni della consorte sono così efficaci che l’unico a salvarsi dal disastro è proprio il giovane amante: Wu torna alla vita civile a testa alta, insignito di una prestigiosa medaglia e con un posto di lavoro assicurato. Si intuisce che il comandante subisce i diktat della moglie perché lei protegge il segreto della sua impotenza sessuale: un’allusione alla fragilità che insidia l’esercito e tutto il regime cinese. [...]» (’la Repubblica” 14/3/2006).