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 2007  marzo 12 Lunedì calendario

Yachvili Dimitri

• Brive-la-Gaillarde (Francia) 19 settembre 1980. Giocatore di rugby. Vicecampione del mondo 2011. Nel 2005 segnò tutti i 18 punti con cui la Francia vinse 18-17 a Twickenham contro l’Inghilterra in un match valido per il Sei Nazioni • «[...] ha un fratello, dal nome più francese di lui (Grégoire) che gioca sì a rugby, ma con un’altra nazionale, quella della Georgia. Pasticcio in famiglia? Nemmeno per idea. Il clan Yachvili è abituato ad andare in mischia compatto. Da sempre. Ha cominciato nonno Charles. Preso prigioniero come combattente dell’Unione Sovietica nella battaglia di Stalingrado, nella seconda guerra mondiale e deportato in un campo di lavoro riuscì a fuggire e raggiunse la Francia, dove poi entrò nella Resistenza. E dove soprattutto rimase, sposando una ragazza di Brive, nel sud del Paese, patria, fra l’altro, del rugby di Oltralpe. E da quel momento, patria anche della dinastia Yachvili. Michel, figlio di Charles, nato in Francia si dedicò infatti da subito alla palla ovale, giocando quindici volte con la nazionale francese fra il 1968 e il 1975, come tallonatore e terza linea. “Sono molto fiero di portare la stessa maglia di mio padre - dice Dimitri -. È sempre stato un motivo in più per dare il massimo. Del resto, me lo ha sempre detto lui, ogni giorno: ‘Dai il meglio di te’”. [...] è arrivato come una benedizione per la Francia già nel 2004. Erede di un mostro sacro come Fabien Galthié, Yachvili è considerato l’anello debole della selezione francese che si prepara ad affrontare il Sei Nazioni, dopo le delusioni del Mondiale (fuori in semifinale contro gli inglesi) e difatti se ne sta in panchina nelle prime tre partite. Ma la Francia vince, imbattuta, il Torneo 2004 anche grazie a lui. Allo Stade de France, nell’ultima partita contro l’Inghilterra (e chi se no?), Yachvili vive infatti una notte assolutamente magica: è la prima partita notturna della storia del Sei Nazioni ed è tutta sua, o quasi. Diciannove punti, con una meta segnata e un’altra ispirata, nel 24-21 finale, possono bastare per trasformare l’anello debole in una corona regale. La Francia ha trovato una nuova stella e per la seconda volta nella storia un figlio imita il padre. Nel 1968 anche Michel Yachvili aveva infatti fatto il Grande Slam (cioè aveva vinto tutte le partite dell’allora Cinque Nazioni) e non vedeva l’ora di raggiungere il suo ex compagno di allora, Claude Dourthe, che aveva visto trionfare il figlio Richard nel 1997. Ma non è solo una storia di padri e figli, quella cominciata in Georgia e continuata nel sud della Francia. È anche la storia di Grégoire, tre anni più vecchio di Dimitri e dell’ultimo arrivato [...] Charles-Edouard, anche lui rugbista di belle speranze. Grazie ai nuovi regolamenti internazionali, Grégoire, che gioca terza linea, ha scelto di scendere in campo con la Georgia, il Paese di nonno Charles: “Se non sai dove vai, ricordati da dove vieni” dice lui, spendendo solo parole buone per il fratello: “A scuola già si vedeva che Dimitri era un grande negli sport di squadra: aveva passione e ci metteva sempre un’attenzione e un’intelligenza non comuni”. Come quelle necessarie per calciare un pallone in mezzo i pali da quaranta metri. In ogni caso il percorso di Dimitri verso la consacrazione non è stato lineare come un calcio piazzato in mezzo ai pali. Tentato dal calcio (ha giocato quattro anni da difensore quando la famiglia viveva a Nizza), dopo l’esperienza con la squadra universitaria, Dimitri era emigrato Oltremanica, per andare a giocare con il Gloucester: “Lontano da casa ho imparato a prendermi le mie responsabilità e a rimettermi profondamente in questione. Non è stato facile, ma ho capito meglio me stesso e dove potevo arrivare”. Eccolo quindi di nuovo in Francia, a Biarritz: “Per conquistare un posto in nazionale”. Scelta felice, anche se per conquistare Laporte ci è voluta la notte dei miracoli a Parigi contro l’Inghilterra, dopo la quale Dimitri disse: “Volevo dimostrare che posso avere anch’io un posto in questa squadra. Calciare bene? Non è un problema: per l’80% è una questione mentale, per il 20% tecnica”. E lui, al quale pure la tecnica non manca, è uno che usa benissimo la testa. “Già da piccolino compensava i tre anni di differenza fra di noi con tanta astuzia - racconta Grégoire, dieci centimetri più alto e dieci chili più pesante del fratello -. Riusciva sempre a uscire dalle situazioni più difficili con grande istinto. E aveva già quel nonsochè in più che lo rendeva più forte di me. Adesso che lui è una stella e io ho scelto un’altra strada, cercando di far crescere il rugby nel Paese di nostro nonno, gli chiedo dei consigli, soprattutto per la preparazione psicologica”. [...]» (Paolo Tomaselli, “Corriere della Sera” 15/2/2005).