Cesare Martinetti, La Stampa 12/3/2007, 12 marzo 2007
CESARE MARTINETTI
Cosa cercano quelle ragazze velate che affollano compunte e silenziose i centri sociali delle banlieues francesi quando parla Tariq Ramadan? il mistero indecrittabile e fuligginoso che fa di questo filosofo e islamologo ginevrino quarantacinquenne, uno degli intellettuali più controversi e temuti dell’Occidente nei tempi avvelenati del post 11 settembre. Il governo degli Stati Uniti non gli consente di entrare nel paese; il governo di sua maestà britannica, pur guidato dal leader politico più solidale con la politica di lotta al terrorismo di Washington, lo ha chiamato come consulente per il dialogo intercomunitario. La Francia, che lo aveva messo al bando nel 1995 perché sospetto di vicinanza ai terroristi del Gia algerino responsabili degli attentati al metrò di Parigi, scruta con sospetto i suoi movimenti nelle esplosive periferie urbane. Intellettuali come Alain Finkielkraut, André Gluksman e Bernard-Henri Lévy lo giudicano un antisemita; giornali come Le Monde passano al microscopio ogni sua parola prima di pubblicarla.
Nipote dell’egiziano Hassan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani, considerata la consorteria che ha incubato i jihadisti più fanatici (lì s’è formato Ayman al-Zawahiri, il braccio destro di Osama Bin Laden) Tariq Ramadan s’è formato ed è cresciuto nella cerchia più cosmopolita e raffinata del movimento. Ha studiato in Europa e al Cairo, vive a Ginevra e insegna a Oxford, attraversa tutti i mondi musulmani europei come predicatore itinerante e guru riconosciuto. Provocatore al punto di definire solo come una «moratoria» la sospensione della lapidazione per le donne infedeli. Ma insieme progressista nell’immaginare che i giovani musulmani cresciuti e istruiti in occidente rappresentano la speranza di democratizzazione per il mondo arabo.
Insomma un ircocervo che in realtà nessuno sa bene come maneggiare. Non un «posatore di bombe, ma un posatore di idee nocive», ha scritto l’Express, attraverso l’uso di un «doppio linguaggio» che le ragazze velate di banlieue comprendono e noi no. Forse è un mito, forse no. Ma Tariq è certo un fenomeno.
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