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 2007  marzo 12 Lunedì calendario

TARIQ RAMADAN

La vita privata del Profeta esigeva una presenza e un’attenzione particolari, tanto le tensioni tra le sue spose o con le loro rispettive cerchie familiari potevano essere aspre e turbolente. Per parte sua, egli era di natura molto conciliante e detestava contrastare l’una o l’altra delle sue mogli. Aisha racconta che il Profeta in casa era molto partecipe e premuroso, aiutava nelle incombenze domestiche, «cuciva le sue vesti, riparava le sue calzature» e smetteva solo quando sentiva l’appello alla preghiera; a quel punto tralasciava ogni cosa e si recava alla moschea. In ogni circostanza, e anche durante il mese di Ramadan, era dolce, tenero e affettuoso. Numerosi episodi, soprattutto ricordati da Aisha, mettono in luce questo tratto del suo carattere che le mogli apprezzavano e lodavano molto.
L’insediamento a Medina, dove le donne erano ben più presenti e attive che non alla Mecca, e la situazione economica notevolmente migliorata produssero molti cambiamenti nel modo di condursi delle spose del Profeta. Umar se ne allarmò quando lui stesso, come abbiamo già visto, si trovò di fronte alle rimostranze della moglie, che non ebbe remore a rimbeccarlo contravvenendo al costume delle donne meccane. Ai rimproveri di Umar, la moglie osservò che la loro figlia Hafsa rispondeva in quel modo al Profeta suo marito, e che se Muhammad (Maometto) tollerava un simile comportamento, doveva tollerarlo pure lui. Umar, meravigliato, volle indagare presso la figlia su come stessero realmente le cose. Hafsa confermò che lei e le altre mogli del Profeta erano avvezze a esprimersi e a discutere con il loro sposo: gli rispondevano liberamente e la cosa non suscitava problemi. Umar si recò da Muhammad per invitarlo a rimettere immediatamente ordine nelle sue faccende domestiche. Il Profeta l’ascoltò e sorrise, ma non reagì.
Muhammad aveva abituato le mogli all’ascolto e al dialogo: egli prestava orecchio ai loro consigli e mantenne sempre con loro lo stesso atteggiamento rispettoso che aveva condiviso con Khadija. Le mogli distinguevano tra il suo statuto di Profeta e la sua qualità di marito e di comune essere umano.
Fu l’arrivo della schiava Mariya, offerta al Profeta da Muqawqis, a far precipitare gli eventi. Mariya era di bellezza eccezionale e Muhammad si recava spesso da lei. La gelosia si impadronì degli animi delle mogli, e Aisha e Hafsa si abbandonavano alle critiche nei confronti della schiava e del Profeta, quando parlavano tra di loro in sua assenza. Il Profeta dapprima fece spostare Mariya, che soffriva delle mormorazioni, in un’abitazione più lontana; ma poiché le cose continuavano a peggiorare, promise di separarsi da lei. Giunse, però, la Rivelazione, a contraddire la decisione che il Profeta si era imposta, facendo pendere una minaccia di ripudio su tutte le mogli. Questa situazione di crisi le allarmò, come allarmò numerosi compagni tra cui Umar: il Profeta si era isolato e rifiutò di vedere le sue spose per quasi un mese in attesa che decidessero, secondo il comandamento del Corano, se volevano restare al suo fianco e se desideravano divorziare. Tutte scelsero «Dio e il Suo inviato», secondo la formula utilizzata da Aisha quando il Profeta la interpellò, recitandole i versetti coranici che gli erano stati rivelati sulla sorte delle mogli.
La schiava Mariya era stata una prova e una Rivelazione per tutte le spose di Muhammad. Esse potevano certamente, nella vita privata, distinguere tra il suo statuto di Profeta e il suo rimanere, comunque, un essere umano che poteva essere consigliato e con il quale potevano discutere e perfino litigare; ma non potevano, poi, in modo contraddittorio cercare di avvalersi nella vita pubblica del suo ruolo di Profeta per ottenere diritti e trattamenti particolari quanto al possesso di beni o rispetto al comune sentire della collettività. La Rivelazione ricordava loro, per soprammercato, che non era sufficiente essere la moglie di un profeta, o di un uomo pio, per pensare di avere automaticamente acquisito le qualità della fede e considerarsi, di fatto, come delle elette: così, le mogli di Noè e di Lot furono perdute, mentre la moglie del faraone fu salvata per la sua pietà e, questo, anche se era vissuta a fianco di un negatore di Dio imbevuto di arroganza e di orgoglio. Anche in seno a una coppia, sono la responsabilità, le scelte e il comportamento individuali di ciascun membro a determinarne il destino. Sotto questo rispetto, le mogli del Profeta non potevano pretendere alcun privilegio, e l’umiltà si imponeva. A rendere più difficile la prova delle spose, Mariya sarebbe diventata la madre del solo maschio nato dopo Qasim e Abd Allah (entrambi dati alla luce da Khadija e morti molto piccoli). Il Profeta chiamerà il bambino Ibrahim dal nome del profeta Abramo, riconosciuto come padre del monoteismo anche dalla tradizione copta della sua concubina Mariya.

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