Giovanna Grassi, Corriere della Sera 12/3/2007 Lettere, 12 marzo 2007
LOS ANGELES
Dodici volte sulla copertina di Playboy (l’ultima nel 2006 per il lancio americano di Borat), 40 anni il prossimo luglio, ma Pamela Anderson se la ride della definizione di «golden girl» californiana, oggetto dei sogni, più che dei desideri, di Sacha Baron Choen, alias Borat. «Sono canadese di Vancouver – dice – e al naturale sono anche bruna. Sì, l’apparizione nei panni di me stessa nel film di Sacha ha fatto prendere d’assalto il mio sito web e ora, con l’uscita in dvd del film, andato esaurito in due giorni – e non certo per alcune mie scene aggiunte – accadrà lo stesso. Mi hanno scritto persone di tutte le età e i sessi chiedendomi un parere su Sacha».
E lei cosa ha risposto? «Ho grande stima dell’uomo e, poi, da sempre penso che gli attori comici inglesi siano i migliori. Sono stata una vera fan dei Monty Python, prima, e poi di Mr.Bean-Rowan Atkinson: quindi ho preso la rincorsa quando Sacha mi ha proposto di prendere in giro me stessa nel suo copione. Lui poi è anche un po’ anarchico, come tutti gli inglesi, benché vivano sotto la monarchia e si vestano con eleganza molto diversa dagli scamiciati californiani. La scena del film che mi fa sempre ridere è quella in cui Borat cerca di imitare, con i pantaloni abbassati, il vestire casual non solo dei ragazzi della generazione rap-Gap, ma di tanti americani».
Si rivela una donna per nulla svampita la signora di Baywatch,
animalista d’assalto e in prima fila in diverse associazioni filantropiche esattamente com’è da anni al primo posto nelle classifiche dei canadesi di successo a Hollywood. Dopo di lei, ci sono Jim Carrey, Keanu Reeves e Mike Meyers. «Anche se i miei figli in tv preferiscono guardare un altro mio connazionale Kiefer Sutherland... No, per ora, non ho dato loro il permesso di vedere
Borat, ma ho il sospetto che non mi abbiano obbedito».
Intanto, in attesa di un nuovo show televisivo che sta già preparando e della speranza di un ritorno sul set di Borat 2, Pamela accompagna a scuola i figli e si prepara a lanciare il suo nuovo fim
Blonde and Blonder, in cui recita con un’altra bionda, Denise Richards. Le due donne vengono scambiate per agenti killer della mafia in un copione scritto dal fratello di Pamela, Gerry. «E’ un film brillante – anticipa – perché io mi sento una comica nata e mi piacerebbe potermi esprimere in questa direzione in film per famiglie, come hanno fatto Goldie Hawn e Shirley MacLaine».
La sua immagine è cambiata, dopo anni di scandali veri o presunti (basta citare il famoso video hard «rubato» con l’ex marito Tommy Lee). Ha stupito anche quando annunciò la decisione di eliminare le protesi al silicone e di fare una campagna contro la dipendenza dalla chirurgia estetica.
Ora Pamela vive a Malibu e alla sua ex vicina di casa Britney Spears ha appena lanciato un appello per darle consigli su come uscire da depressione e dipendenze. «Sono passata prima di lei attraverso crisi ed eccessi – spiega – . So cosa significhi diventare una immagine per voyeur, con i paparazzi che non ti danno respiro. In fondo, anche tutto questo racconta il nostro
Borat, che io giudico un film serio e amaro, oltre che comico».
Com’è andata la lavorazione? «Sacha e il regista Larry Charles sul set parlavano molto con noi. Ci davano da leggere libri sulle illusioni di Hollywood, come "Il giorno della locusta" di Nathanael West e citavano lo scrittore Bret Easton Ellis . Diceva Sacha: "Bret ha scritto i più bei libri sulle illusioni della California, dove è nato, ma anche lui poi se ne è andato dalle chimere". Il pubblico che è pronto a ridere di te, è lo stesso che ti bracca per un autografo quando presenti i tuoi film o libri». Infatti, Pamela ha anche scritto un libro, «Star», che molto prima del film scritto da Sacha ha descritto con ironia un certo mondo: «Hollywood vive come in un perenne tabloid e io sono stata la superstar dei tabloid. Per questo Sacha mi ha voluta come prototipo e per lui mi sono prestata al gioco. Il film ha avuto successo perché attraverso una satira anche sgradevole ha costretto gli americani a guardarsi allo specchio: i ragazzi neri che si sentono tutti rapper , le mie "sosia"... , la upper class snob pronta a tutto per avere ai suoi party le celebrità, i predicatori, il folklore delle comunità gay, le feste rodeo e le sfilate per combattere la solitudine. E ha anche denunciato i pregiudizi nei confronti degli ebrei».
«Per me – aggiunge seria – interpretare la Pamela Anderson che la gente pensa io sia è stata una forma di riscatto e se il regista mi chiamerà per il nuovo film, correrò di nuovo».