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 2007  marzo 12 Lunedì calendario

Ho apprezzato molto il ciclo di «Correva l’anno» dedicato ai gerarchi nazisti processati a Norimberga

Ho apprezzato molto il ciclo di «Correva l’anno» dedicato ai gerarchi nazisti processati a Norimberga. E infatti le domande che vorrei porle sono concernenti quel periodo storico. Per quale motivo furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki le prime bombe atomiche? Per salvare la vita a un milione di soldati americani durante il previsto sbarco nel Paese del Sol Levante? Per sperimentare le nuove armi costate molto denaro? Oppure per frenare l’avanzata sovietica e quindi del comunismo in Estremo Oriente? Fabio Desideri fabmai@libero.it Caro Desideri, secondo la versione preferita dal presidente Truman e dai suoi successori, l’arma atomica fu utilizzata per chiudere il più rapidamente possibile un conflitto che avrebbe verosimilmente comportato la morte, nei mesi seguenti, di parecchie decine di migliaia di soldati americani. La guerra era stata vinta in Europa, ma i giapponesi avrebbero difeso strenuamente, una ad una, le molte isole (più di mille) del loro grande arcipelago. Esisteva a Tokyo un «partito della diplomazia» che cominciò a lanciare verso Washington, nell’ultima fase dell’offensiva alleata contro la Germania, qualche messaggio di conciliazione. Nella sua «Storia delle relazioni internazionali 1918-1992», edita da Laterza, Ennio Di Nolfo ricorda un episodio poco noto: il messaggio di condoglianze che l’ammiraglio Kantaro Suzuki, da poco nominato Primo ministro, aveva indirizzato al popolo americano dalla radio di Tokyo dopo la morte del presidente Roosevelt, il 12 aprile. Ma Truman pretendeva che il Giappone si arrendesse senza condizioni e rafforzava in tal modo il partito di quella cerchia di militari giapponesi che volevano resistere a oltranza. Un rapporto del Dipartimento di Stato, in quel periodo, azzardò un calcolo dei soldati che sarebbero caduti nel corso dell’offensiva finale e giunse a conclusioni preoccupanti. La bomba atomica sembrò a molti in quel momento il mezzo migliore per chiudere la partita. Vi furono altre motivazioni? Non credo che esistano documenti (memorandum, diari, verbali di riunione) da cui risulti che Truman e i suoi collaboratori volevano usare la bomba per sperimentare gli effetti delle nuove armi e intimidire l’Unione Sovietica. Ma ogni ipotesi o illazione è naturalmente consentita. Era naturale che molti desiderassero mettere alla prova, «in corpore vivo», un ordigno che ormai esisteva. Ed era altrettanto naturale che, mentre i vincitori si apprestavano a discutere l’ordine mondiale del dopoguerra, gli Stati Uniti volessero dare un segno tangibile della potenza di cui disponevano. Esiste a questo proposito un episodio abbastanza enigmatico che si svolse nel luglio del 1945 a Potsdam dove Truman, Churchill e Stalin stavano discutendo per l’appunto gli affari del mondo. Alla vigilia della prima riunione tripartita, Truman ricevette da Washington un telegramma così redatto: «Operato stamane. Diagnosi ancora incompleta, ma risultati appaiono soddisfacenti e superiori alle aspettative». Era la formula convenuta per comunicare al presidente l’esplosione della prima bomba atomica nel deserto del New Mexico. Dopo altri telegrammi che confermavano il buon esito dell’esperimento, Truman decise di darne notizia a Stalin. Lo fece in termini generici alla fine della seduta pomeridiana del 24 luglio descrivendo la bomba come «una nuova arma di straordinaria ("unusual") capacità distruttiva». Stalin parve distratto e indifferente. Non chiese particolari e si limitò ad auspicare che gli americani ne avrebbero fatto «buon uso contro i giapponesi». Nessun testimone di quell’incontro riuscì a capire se quella noncuranza fosse finta o reale. Ora sappiamo che il dittatore sovietico era al corrente da qualche tempo delle ricerche americane. La prima bomba fu sganciata su Hiroshima il 6 agosto, quattro giorni dopo la fine dei colloqui, ma la nuova arma non fu più menzionata, a quanto pare, durante i lavori della conferenza di Potsdam.