Alessandra Farkas, Corriere della Sera 12/3/2007, 12 marzo 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK – lo scandalo a luci rosse che sta facendo tremare i palazzi del potere di Washington e rischia di travolgere persino le primarie e la corsa alla Casa Bianca. Sì perché la capitale Usa si ritrova improvvisamente ostaggio di una maitresse, proprio come la Mecca del Cinema lo fu negli anni 90. Quando la leggendaria «Hollywood Madam» Heidi Fleiss sventolò il suo famigerato «libretto rosso» che conteneva i nomi delle star hollywoodiane frequentatrici assidue del suo esclusivo bordello.
Il libretto di Deborah J. Palfrey è nero ma pesa quasi venti chili e contiene la bellezza di 15 mila numeri di telefono degli influenti e facoltosi clienti – secondo indiscrezioni ministri, deputati e ambasciatori – che per ben tredici anni, dal 1993 al 2006, hanno usufruito della Pamela Martin and Associates, la sua agenzia di ragazze squillo nel cuore di Washington D.C. Se la «D.C. Madam», com’è già stata ribattezzata la 50enne Palfrey, manterrà la promessa, l’era moralizzatrice di George W. Bush, il presidente monogamo e ultrareligioso eletto con la promessa di ripulire la licenziosità del donnaiolo Bill Clinton, potrebbe subire un colpo letale. La Palfrey minaccia di vendere «a caro prezzo» quei tabulati telefonici per pagarsi la costosa difesa all’imminente processo intentatole dal governo Usa. Che l’accusa di aver diretto il suo potente e redditizio racket fino all’agosto 2006, quando è stata arrestata, il suo patrimonio confiscato e l’attività chiusa.
«La mia era un’impresa perfettamente legale – ha ribattuto la donna all’udienza preliminare nella corte distrettuale di Washington ”.
Per le fantasie di adulti di alto livello. Con servizi erotici destinati a soddisfare l’intero spettro del comportamento sessuale». Nelle sue inserzioni pubblicitarie su riviste universitarie, pagine gialle e siti web, prometteva «laureande o laureate sulla ventina» e «Servizi a domicilio».
«Dirigeva il racket dalla sua casa a Vallejo, in California – spiega l’accusa ”. Chiedeva alle candidate di inviare curriculum e foto e prima di ingaggiarle le obbligava ad andare a letto con un "esaminatore", gratuitamente, per essere certa che non fossero spie dell’Fbi».
Le ragazze hanno testimoniato che la Palfrey le obbligava a lavorare «almeno tre notti alla settimana», inviandole in contanti la metà esatta della loro parcella di 300 dollari, per far perdere le tracce. Ci avrebbe pensato poi lei a depositare i soldi in ben cinque conti bancari usati per comprarsi tre case in Florida e California. In attesa di una data del processo alcuni dei reporter più famosi della capitale si sarebbero fatti avanti per acquistare il «libretto nero». Il nervosismo è talmente palpabile che Dick Morris, ex guru di Clinton costretto alle dimissioni per una storia con una prostituta, è stato il primo a smentire di essere tra i suoi clienti. « un tentativo di intorbidire le acque buttando la colpa sull’amministrazione Clinton», spiega. La posta in gioco per i repubblicani è particolarmente alta, dopo lo scandalo pedofilo di Mark Foley, il deputato della Florida che molestava gli stagisti del Congresso, il recente mea culpa di Newt Gingrich («mettevo Clinton sotto impeachment mentre tradivo mia moglie») e le continue indiscrezioni sulla privacy di Rudy Giuliani.