Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 7/3/2007, 7 marzo 2007
MILANO
Allora: il cardinale Ruini che tresca con la politica, che riduce al silenzio gli oppositori...
«E come no, figuriamoci: è la solita leggenda nera, falsa e smentita dai fatti. Come dicevano i latini? Contra factum non valet argumentum: se ne sentono tante, ma l’essenziale del cardinale è il suo essere pastore, qualcosa che va ben oltre la sua funzione organizzativa, di governo». La senatrice della Margherita Paola Binetti, già presidente del comitato referendario Scienza&Vita, non ha un istante di esitazione: «Ruini è l’artefice di una grande, storica visione strategica: la presenza dei cattolici nei diversi partiti, un modello di grande laicità che a molti continua a sfuggire».
Ruini campione di laicità?
« uno degli interpreti più autorevoli del senso del tempo, della modernità. Pensi a come ha saputo sempre sparigliare le carte. A che momento è stato la fine della Dc, il "partito dei cattolici" che scompariva. E lui che ha fatto? Vi ha letto anche un segno provvidenziale e ha incoraggiato ciascuno a gettare il cuore oltre l’ostacolo, ad andare nei vari partiti scegliendo in piena autonomia a seconda della propria formazione culturale, delle amicizie, degli stili...».
Non che siano mancati i richiami, però...
«Certo. Ha ricordato che dobbiamo starci con quella consapevolezza dei valori che bisogna testimoniare, che c’è di strano? Uno dei dilemmi classici quando si parla dei cattolici è quello fra identità e dialogo, eppure non è un dilemma. Ecco, il cardinale ha raccomandato ai cattolici di essere nei vari schieramenti e di starci con coerenza, perché anche questa è etica politica. Di saper dialogare con il mondo dei laici, la cultura, la società. E insieme di non perdere mai di vista il dialogo e il confronto tra di noi».
E la Chiesa contraria e silente?
«Ma quale? Se si vanno a vedere le persone che partecipano al progetto culturale, si resta stupefatti dalla varietà e dal pluralismo. In poche nazioni d’Europa il cattolicesimo è così vibrante. E mai come in questo momento ognuno si esprime come crede e vuole».
Le accuse di clericalismo?
«Ma è l’esatto contrario! Come ha detto al Corriere: meglio contestati che irrilevanti. Lui ha sempre incoraggiato ciascuno di noi a metterci la faccia, a mostrarsi coraggiosi senza arroccarci in una posizione di nicchia ma aprendoci al resto della società, con tutte le sue domande e provocazioni. Ripeto, ha sempre sparigliato le carte, anche quando ha ispirato tutti noi lo ha fatto invitandoci ad assumerci le nostre responsabilità».
Come nel caso di Scienza&Vita?
«Già. Anche se nessuno ci crede, le assicuro che il cardinale Ruini in quel periodo l’ho visto due volte: all’inizio e alla fine, quando avevamo vinto. Capisce? Non dice mai: fai così. C’è l’indicazione di un tema non negoziabile, poniamo la vita o la famiglia. Dopodiché sta a te mostrare quanta fantasia riesci a metterci come politico, filosofo, madre o padre di famiglia... A ognuno la fatica di esprimere i propri talenti: l’unica cosa che non puoi fare è sotterrarli».
C’è differenza tra Ruini e alcuni «ruiniani» duri e puri?
«Può succedere che uno non sia un buon traduttore, ma anche in questo caso si rispetta la sua libertà».
E lei, come lo racconterebbe, il cardinale Ruini?
«A volte si sottolinea troppo la sua intelligenza, peraltro innegabile. Ma il cardinale è soprattutto una persona che sa voler bene, un pastore che ti dà fiducia e sa parlare a tutti. Per percorrere una strada di notte non basta che la si illumini. Occorre lo sguardo di qualcuno che ti segue con affetto».