Varie, 9 marzo 2007
Tags : Pino Lancetti
Lancetti Pino
• Bastia Umbra (Perugia) 27 novembre 1928, Roma 8 marzo 2007. Stilista • «[...] il sarto pittore, uomo schivo e silenzioso fino a sembrare un asceta [...] grande signore, colonna della haute couture italiana. Era un autentico precursore. Due esempi per tutti: la moda militare e quella folk. Fu Lancetti ad anticiparle, precedendo di varie stagioni Yves Saint Laurent. Classe, chic e sperimentalismo. E un’enorme timidezza che quasi gli impediva di raccogliere gli applausi a fine sfilata. Fascinoso, pallido, il viso affilato di un hidalgo. Era un artista prestato alla moda. Lo chiamavano il sarto pittore non solo perché aveva cominciato come pittore e come decoratore di ceramiche nella natia Umbria, ma perché, trasferitosi a Roma con atelier guarda caso in via Margutta, si era ispirato nelle sue collezioni di abiti ai grandi maestri dell’arte, alle loro linee e ai loro cromatismi arditi: Matisse, Gaugin, Modigliani, Picasso, Chagall, Kandinskij, Klimt, Sonia Delaunay. Cominciò negli anni 50 fiutando i fermenti della Dolce Vita e disegnando per le grandi firme dell’alta moda italiana nascente: Carosa, Simonetta, Fabiani. Fu soprattutto Irene Brin a credere nel suo talento. Debuttò in proprio nel ”61 a Firenze nella Sala Bianca di Pitti, ma il grande successo arrivò nel ”63 con una celebre collezione di ispirazione militare. Nel novero delle sue clienti icone del jet set, del cinema, dell’aristocrazia: da Silvana Mangano a Paola del Belgio, da Soraya a Salima Aga Khan. Fu moderno e contemporaneo fino all’ultimo. Sempre in controtendenza. Fece arrivare da Londra Kate Moss stregato dalla sua femminilità acerba e Kate Moss, giovanissima, sfilò per lui solo. Ogni sua collezione era un evento, spesso presentata in locations d’eccezione: il Casino dell’Aurora, Palazzo Doria Pamphilj, il Chiostro del Bramante dove nel 2000 sfilò per l’ultima volta chiudendo in bellezza. ”Non mi riconosco più nella moda di oggi e nella volgarità imperante, troppa sciatteria, troppa massificazione, quel che sognavo l’ho realizzato, smetto per sempre”, annunciò. Vendette il marchio (molto male utilizzato dai compratori) e tornò al primo amore: la pittura. Fece un’unica eccezione [...] quando disegnò l’abito da sposa alla nipote Francesca Tellini, adorata e bellissima, figlia della sorella Edda, cui in pratica ha fatto da padre. ”Era semplicemente un genio”, commenta ora la collega Raffaella Curiel. Guillermo Mariotto di Gattinoni loda le sue ”simmetrie machiavelliche fonte di godimento estetico”. Il presidente di AltaRoma Stefano Dominella [...] lo definisce ”un genio ”antipatico’. Detestava la mondanità, le luci della ribalta, al contrario di molti colleghi della sua generazione”. [...]» (Laura Laurenzi, ”la Repubblica” 9/3/2007) • «[...] Il successo di Lancetti, che riuscì a imporsi già negli anni Sessanta (nel ”63 sfondò con la sua collezione d’ispirazione militare, precorrendo i tempi) arrivò all’apice nei due decenni successivi quando portò in passerella gli abiti ispirati ai grandi maestri dell’arte. Picasso, Modigliani, Kandinskij, Klimt e soprattutto Matisse, ”sfilarono” sui suoi modelli con i loro colori e i loro disegni. Il risultato furono abiti e tessuti di grande impatto cromatico sia per l’alta moda sia per il prêt-à-porter. Nel 2000 Lancetti vinse il premio alla carriera. Di carattere schivo [...] concedeva interviste con parsimonia, soprattutto dopo il passaggio dell’azienda (nel 1999) ai coniugi torinesi Ugo e Luisa Paci, titolari del gruppo Compafin. Dopo il ritiro dalle passerelle Lancetti tornò a dedicarsi alla pittura, arte con la quale aveva cominciato a lavorare, come pittore e decoratore di ceramiche. ”Le donne di oggi non sanno più essere eleganti – disse in una delle sue ultime interviste ”. Vedo solo sciatteria, massificazione, soprattutto tra le giovani. l’era dei jeans e delle t-shirt. L’ultima donna elegante è stata Silvana Mangano: raffinata, bellissima”. Oltre alla diva di Riso amaro erano state sue clienti Gingers Rogers e Annie Girardot, e tra le protagoniste del jet set, Salima Aga Khan e la principessa Soraja [...]» (’Corriere della Sera” 9/3/2007) • «Lo chiamavano il sarto pittore, perchè negli Anni 70 riprendeva sugli abiti i soggetti di quadri famosi. Ma soprattutto amava le donne e sapeva come renderle eleganti avvolgendole in tessuti con fantasie di grande impatto cromatico [...] Aveva [...] cominciato come pittore e decoratore di ceramiche. Terminati gli studi all’Accademia di Perugia, si era trasferito a Roma e nel 1954 apre un atelier in via Margutta. In quegli anni collabora con gli astri nascenti: Carosa, Simonetta, Fabiani, Schuberth, Antonelli. Ma le prime a credere nel talento del pittore-stilista sono la giornalista di costume Irene Brin e la direttrice della Galleria d’Arte Moderna di Roma, Palma Bucarelli. Lancetti debutta come stilista solo nel 1961 a Firenze, a Palazzo Pitti. Il successo arriva nel ”63 con la sfilata d’impronta militare-chic che precorre i tempi, fitta di pantaloni comodi, oversize, per una donna dinamica. Poi, agli inizi dei 70, lo stilista comincia a creare collezioni ispirate ai grandi maestri dell’arte: Matisse, Modigliani, Picasso, Kandinskij, Klimt, Sonia Deleunay. Il suo stile folk, scandito da linee morbide, affascina clienti come Silvana Mangano, Gingers Rogers, Annie Girardot, Salima Aga Khan e Soraja. ”L’Alta moda - diceva - è un laboratorio di ricerca necessario per liberare la fantasia. Senza l’haute couture non sarebbe mai nato il pr^et-à-porter”. Sedotto dall’universo femminile, Lancetti affermava che la donna era la sua unica fonte di ispirazione. Diversa, sfaccettata, sempre al passo con i tempi. Nel ”96, nell’ultima sfilata al Chiostro del Bramante, aveva sdoganato il nero con 40 modelli iperleggeri. [...]» (Antonella Amapane, ”La Stampa” 9/3/2007).