Varie, 9 marzo 2007
BONO
BONO Giuseppe Pizzoni (Catanzaro) 23 marzo 1944. Manager. Amministratore delegato di Fincantieri • «[...] con Fincantieri è leader mondiale nella costruzione di navi da crociera: 39 unità consegnate dal 1990 a oggi, di cui 37 per i sei marchi del gruppo Carnival del miliardario Micky Arison. Altre 15 verranno costruite entro il 2011, sempre per Carnival, per un totale di 22 miliardi di dollari. E il bilancio 2006 del gruppo chiude con un utile netto di oltre 51 milioni di euro e un fatturato di 2,5 miliardi di euro. Giuseppe Bono, classe 1944, calabrese di Pizzoni (Cz), amministratore delegato di Fincantieri, uno degli ultimi pezzi delle vecchie Partecipazioni statali oggi controllato dal Tesoro attraverso Fintecna (con il 98,8%) avrebbe di che essere soddisfatto. anche entrato nell’esclusivo club dei costruttori di megayacht [...] Eppure, nonostante i risultati raggiunti (’Non abbiamo un euro di debito, dal 2000 non riceviamo contributi dallo Stato, registriamo una posizione finanziaria attiva di 150 milioni e abbiamo lavoro garantito per almeno 4 anni”), Bono morde il freno. Sente che l’azienda ha un’occasione storica per crescere e svilupparsi e ha individuato la strada della quotazione in Borsa. Persino i sindacati sembrano finalmente disponibili a non contrastare l’operazione a patto che lo Stato mantenga il controllo dell’azienda. Eppure l’appuntamento con il mercato stenta a realizzarsi. ”La validità del nostro progetto industriale - si sfoga Bono - è stata riconosciuta anche a livello di governo. Fincantieri ha bisogno delle risorse finanziarie necessarie a recitare un ruolo da attore globale. Vogliamo mantenere la leadership mondiale nelle navi da crociera, adeguare i cantieri alla realizzazione di costruzioni più grandi e sofisticate, sviluppare nuovi settori come la realizzazione di megayacht e la trasformazione di navi passeggeri. Ci servono 800 milioni per i prossimi cinque anni. Riteniamo di avere le carte in regola per reperirli sul mercato. Ora serve una decisione politica. L’alternativa sarebbe bloccare la crescita”. La strada dell’indebitamento, secondo Bono, non è percorribile. ”Fincantieri non può lavorare in maniera competitiva dovendo pure ripagarsi il debito. Anche perché le navi si vendono incassando un 15% del valore della commessa fra l’ordine e l’impostazione, con il saldo dell’ 85% alla consegna. Di fatto è il costruttore che finanzia l’armatore: le regole del mercato sono queste”. [...] Se il comparto delle navi da crociera (stabilimenti di Monfalcone, Marghera e Genova-Sestri Ponente) va a... gonfie vele, Fincantieri ha altre sei realtà produttive da ”saturare” per occupare stabilmente i suoi 9.400 addetti. presente nelle navi da trasporto, nelle riparazioni e trasformazioni e nel militare (quest’ultimo rappresenta il 20% del giro d’affari). Proprio l’inesorabile calo delle commesse da parte della nostra Marina Militare ha indotto Bono e il presidente Corrado Antonini a cercare nuovi sbocchi all’estero. [...] ”[...] Siamo competitivi nella costruzione di fregate, corvette e pattugliatori: vorremmo giocare le nostre carte [...] Vogliamo diventare [...] i numeri uno al mondo nel service e nelle riparazioni delle navi da crociera. Ce lo chiedono gli stessi armatori. Bisogna però essere nelle zone strategiche dove le navi operano. Nel Mediterraneo ci siamo con lo stabilimento di Palermo. Per presidiare il Nord Europa siamo entrati nel Lloyd Werft di Bremerhaven in Germania. Ora stiamo trattando un cantiere da 100 milioni di dollari alle Bahamas per essere presenti nei Caraibi. Infine guardiamo ai paesi ”low cost’ dell’Est europeo. Ci serve un cantiere in cui costruire mercantili a costi più bassi per rispondere alla concorrenza cinese e coreana”. Una strategia che non trova, però, il consenso del sindacato. ”Sgombriamo il campo da equivoci - ribatte Bono - Non delocalizziamo rispetto all’Italia. Vogliamo prendere del lavoro che altrimenti qui non arriverebbe mai. In questa maniera, al contrario, possiamo portare in Italia importanti commesse per quanto riguarda progettazione, impiantistica, allestimenti, engigneering e high tech: il valore aggiunto. una strategia di lungo termine, ma ritengo che questo settore in Italia possa ancora essere sviluppato e creare ricchezza”» (Teodoro Chiarelli, ”La Stampa” 9/3/2007).