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 2007  marzo 09 Venerdì calendario

SARA BENNEWITZ

MILANO - Via libera al piano di Telecom Italia dopo un consiglio di amministrazione lungo e sofferto. In sei ore di discussioni i consiglieri di Telecom Italia hanno approvato tutti i punti all´ordine del giorno, incluso il taglio dei dividendi a partire dall´esercizio 2007. Fatta eccezione per Carlo Puri Negri, Massimo Moratti e Pasquale Pistorio che si sono astenuti (sul piano ma non sul bilancio), gli altri membri del cda presieduto da Guido Rossi hanno approvato tutte le decisioni ad unanimità. Oltre ai risultati 2006 il management ha infatti emanato un nuovo codice di autodisciplina in materia di operazioni con le parti correlate, ha confermato il mandato al collegio sindacale fino al 2008, e ha convocato per il 14-16 aprile l´assemblea per il rinnovo del board in scadenza con l´approvazione del bilancio 2006.
Per quanto riguarda i conti, il gruppo di telefonia ha registrato un andamento a due velocità dove a fronte di un fatturato e un margine operativo lordo in crescita, i profitti hanno invece fatto marcia indietro. L´utile netto del gruppo di tlc è infatti sceso del 6,3% a 3.014 milioni e quello operativo dello 0,8% a 7.434 milioni, mentre i ricavi sono saliti del 4,5% a 31,27 miliardi e il Mol (margine operativo lordo) del 2,7% a 12,85 miliardi. Il motivo di quest´andamento divergente sta nei maggiori investimenti fatti nel 2006 da Telecom sulla banda larga (179 milioni in più del 2005) e in una politica di ammortamenti più prudente che in passato. I risultati, che peraltro erano già stati scontati, sono però inferiori rispetto agli obiettivi del piano industriale presentato proprio un anno fa dall´ex presidente Marco Tronchetti Provera. In particolare il gruppo stimava di registrare una crescita organica media del 3-4% a livello di margine lordo ma nel 2006 l´incremento si è fermato a un più 0,9 per cento. Se infatti il contributo di Tim Brasil è quasi raddoppiato in termini di margine (+81,7% a 2.607 milioni di reais o 953 milioni di euro), quello della divisione di telefonia fissa ha mostrato una contrazione del 3% a 7.620 milioni.
Buone notizie, invece, per la posizione finanziaria netta che è diminuita di 2,5 miliardi a quota 37,3. Tuttavia al computo dell´indebitamento del gruppo bisogna aggiungere i 665 milioni investiti per l´acquisizione di Aol Germany, perfezionata a fine febbraio. Ma nonostante il calo degli utili e un debito ancora lontano dall´obbiettivo di 33 miliardi per fine 2007, il cda ha confermato la politica di dividendi proponendo la distribuzione di 2,7-2,8 miliardi (0,14 euro per le ordinarie) ovvero oltre il 90% degli utili 2006. La musica potrebbe cambiare a partire dai prossimi esercizi: per il 2007 gli analisti si aspettato infatti un taglio del monte cedole del 30% a 2 miliardi (o 0,10 euro per azione), che riporterebbe il pay out del gruppo sugli stessi livelli delle altre concorrenti europee.
Sempre ieri anche la controllata Telecom Italia Media ha annunciato i risultati del 2006 che presentano ricavi in aumento del 15,4% a 207 milioni e una perdita netta di 101 milioni. La Borsa ieri ha comunque premiato la scuderia Telecom (+1,41% a 2,157 euro) in vista dei risultati che sono stati comunicati dopo la chiusura delle contrattazioni. Balzo in avanti anche per le Telecom Italia Media (+2,86% a 0,3415 euro) mentre le aspettative di un dividendo 2007 inferiore a quello 2006 hanno pesato sulle quotazioni della controllante Pirelli (-0,61% a 0,77 euro).


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GIOVANNI PONS
MILANO - Alla fine il professore manager ha messo nell´angolo l´imprenditore azionista. Potrebbe riassumersi così la maratona del consiglio Telecom di ieri che per una volta tanto ha visto prevalere l´indipendenza dei consiglieri condotti per mano dal presidente Guido Rossi contro le indicazioni contrarie che arrivavano dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. «Ho notato grande apprezzamento per il bilancio 2006 nonostante i rumors intorno a Telecom», ha detto alla fine il professore. Ma la battaglia è stata lunga e faticosa. All´inizio della riunione, alle 10, «c´era un´atmosfera poco cordiale» ammette uno dei partecipanti. Poco prima era terminata un primo faccia a faccia proprio tra i consiglieri indipendenti che dovevano scegliere una linea comune da seguire sul delicato tema dell´accordo con Telefonica, tema mai fino a ieri approdato in seno al cda e non all´ordine del giorno. Il più combattivo, sulla linea filo Tronchetti, si è rivelato a sorpresa Pasquale Pistorio, da sempre sostenitore della necessità per la Telecom di tornare a fare acquisizioni a livello internazionale. E poi Massimo Moratti, Carlo Puri Negri e Domenico De Sole, Diana Bracco, tutti a sollevare l´opportunità di un´alleanza ad ampio respiro e a livello mondiale con il colosso spagnolo che però da qualche giorno si è defilato.
A questo punto Rossi ha preso il toro per le corna e ha ricordato ai presenti che i contatti della società con Telefonica non si sono mai interrotti e che, anzi, hanno trovato nuovo vigore in un incontro con Cesar Alierta di domenica scorsa. Contatti che potrebbero sfociare in alleanze mirate in alcuni paesi come il Brasile, l´Argentina o la Germania sempre tenendo in massimo conto le prerogative di Telecom Italia. Insomma, sembra che sia più Telefonica che ha bisogno degli italiani che viceversa. E dunque niente legami a doppio filo di cui beneficerebbero solo alcuni azionisti, leggi Olimpia.
Rintuzzato l´attacco su Telefonica il tiro dei pirelliani si è spostato sul piano industriale, giudicato da alcuni troppo poco sexy. stato sempre Pistorio a sostenere che in mancanza di previsioni sulla rete di nuova generazione e sulle alleanze internazionali i titoli in Borsa erano destinati a cadere. Mentre Francesco Denozza e Marco Onado sostenevano, al contrario, la necessità di tagliare il dividendo anche quest´anno per i chiari di luna sulle ricariche telefoniche e le tariffe di roaming internazionale. Ma di fronte al fuoco di fila di alcuni consiglieri contrari al piano Carlo Buora e Riccardo Ruggiero si sono inalberati: «Proseguendo di questo passo si sfiducia il management e allora ce ne andiamo». Poi Gianni Mion ci mette una pezza dicendo che non è giusto inserire previsioni in un piano industriale che poi magari non si possono mantenere. Un invito a nozze per Rossi che non si lascia scappare la stoccata finale: «Non è un piano di grande sviluppo ma è quello più rispondente ai dati che oggi sono a disposizione. Non si può imbrogliare il mercato con stime su sinergie che poi rischiano di non realizzarsi». Ed ecco che si arriva alla conta, con voto palese. Rientrano le posizioni di De Sole e della Bracco, Benetton si adegua pensando ad Autostrade-Abertis, sul muro dell´astensione rimangono solo in tre. La catena è spezzata, l´azionista è isolato mentre gli indipendenti e il management si ricompattano. «C´è stata grande collaborazione tra cda e management, ora in Telecom c´è una squadra davvero coesa», ci tiene a dire Rossi alla fine della battaglia. Franco Brescia, l´assistente di fiducia del presidente, è pronto a stappare bottiglie di champagne ma già da stamattina alle 8 tutti saranno a Piazza Affari di fronte alla comunità finanziaria. Pronti a sparare qualche cartuccia a sorpresa come l´abbandono dei salotti della finanza: Telecom è infatti pronta a vendere la quota posseduta in Mediobanca e in Capitalia così come altre partecipazioni non strategiche. E a comunicare al mercato l´impatto del decreto Bersani sulle ricariche, in segno di trasparenza.