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 2007  marzo 09 Venerdì calendario

ALESSANDRO PENATI

Da qualche anno, Mediaset in Borsa perde colpi rispetto al settore europeo dei media. Il problema principale non si chiama Gentiloni: le ragioni dell´affanno sono altre. La strategia del gruppo, opporsi alla legge per difendere lo status quo, se anche riuscisse nei suoi intenti, non migliorerebbe le prospettive della società.

I ricavi di Mediaset sono troppo concentrati nella raccolta pubblicitaria in Italia che, in termini reali, è stagnante da quattro anni; e negli ultimi sette, è cresciuta in media appena l´1%. Il dato non sorprende: i consumi trovano un limite in un tasso potenziale di crescita tra i più bassi al mondo; e il pubblico della tv commerciale, che invecchia costantemente, è sempre meno interessante per i pubblicitari. Prospettive grigie, che il gruppo ha contribuito a peggiorare, annunciando che i dati 2006 sono deludenti perché non includono (come è giusto) i contratti pubblicitari per il 2007 concordati l´anno scorso: come ammettere che questa discutibile pratica contabile è stata utilizzata in passato per sostenere i ricavi negli anni deboli.

Per la prima volta Mediaset deve fronteggiare un concorrente agguerrito, Sky, che compete sui contenuti e le sottrae consumatori abbienti. Per ora, la risposta di Mediaset, creare una tv a pagamento sul digitale terrestre, è stata fallimentare. In tre anni, ha investito 1,3 miliardi, per raggiungere lo stesso numero di utenti di Sky (circa 4 milioni), ma con un ricavo medio per utente di appena 26 euro l´anno, contro i 510 di Sky.

Di fronte all´avvento di Internet, Mediaset sembra non avere una strategia. Nonostante la fortunata esperienza con Telecinco, non sembra interessata a investire fuori dai confini. E si è lasciata soffiare ProSieben dai fondi di private equity: eppure, sommando il mercato tedesco a Italia e Spagna, avrebbe beneficiato di enormi economie di scala nell´acquisto dei contenuti e nella vendita pubblicitaria. Infine, in un periodo di credito a buon mercato, il gruppo Fininvest è rimasto liquido: indice di scarsa redditività del capitale.

Per rilanciare le prospettive del gruppo serve un deciso cambio di rotta, una strategia più aggressiva, e scelte coraggiose. Per esempio, Mediaset potrebbe ridurre l´esposizione alla televisione commerciale in Italia per raccogliere risorse da investire in settori e paesi più promettenti. Potrebbe scorporare e vendere i trasmettitori, incassando circa 1,2 miliardi (700 mila euro a torre), per poi prenderli in affitto. Ci sarebbe la coda per comperarli. Poi scindere Rete 4 (con impianti, dipendenti, e contratti) in una società separata da cedere insieme a un multiplex digitale: invece di puntare sull´arrocco, perché non giocare di anticipo, neutralizzare la Gentiloni, e passare all´incasso? I tre canali non servono più per contrastare la tv pubblica. Sulla base del valore di mercato dello share televisivo (130 milioni a punto) e delle frequenze, Rete 4 può valere 1,3 miliardi. Altri 3 miliardi possono essere raccolti portando l´indebitamento sui valori medi del settore (2 volte il margine operativo). In tutto, 5,5 miliardi pronti da investire.

Dove? Non nel digitale terrestre per competere con Sky. Difficile che un gruppo abbia successo, nello stesso paese, con la tv sia commerciale sia a pagamento, attingendo agli stessi contenuti per raggiungere gli stessi clienti in due modi alternativi. Meglio puntare sulla Internet-tv, acquisendo una rete già funzionante come Fastweb. Ceduta Rete 4, lo potrebbe fare. Con 1 milione di utenti, e i contenuti di Mediaset, Fastweb diventerebbe subito una seria minaccia per Sky (i ricavi per utente, 800 euro, sono già superiori). E Mediaset potrebbe consolidare una posizione di rilievo nella banda larga, prima che Telecom abbia costruito la nuova rete.

Potrebbe puntare sui paesi vicini con consumi in forte crescita: Europa dell´Est, Russia, Turchia. E´ la strategia di molti media-moghul nel mondo; e quella, di successo, di qualche banca italiana. E spostarsi dalla distribuzione alla produzione dei contenuti: Endemol è un´opportunità.

Potrebbe accorpare tutte le attività nei media del gruppo in un´unica società per migliorare le sinergie, stabilizzare l´andamento dei margini (riducendo la dipendenza dalla pubblicità), e aumentare la capacità di indebitamento. Fininvest potrebbe conferire le attività cinematografiche di Medusa in Mediaset, per poi fonderla con Mondadori. In questo modo, incrementerebbe la propria quota in Mediaset (al 41%, usando i valori attuali di Borsa), pagando 20% in meno del prezzo spuntato due anni fa, quando ne cedette il 17 sul mercato %. E si metterebbe al riparo dal rischio di diluizione in caso di futuri aumenti di capitale

Per quanto sembri strano, Mediaset non è solo l´azienda di Berlusconi. anche uno dei maggiori gruppi privati italiani e, nei media, tra i primi cinque in Europa. Il suo futuro non interessa solo all´azionista di controllo; né deve essere ostaggio della contesa politica.
(ha contribuito
Michele Riccardi)