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 2007  marzo 09 Venerdì calendario

ROMA – Riposta in un cassetto nelle ore del «grande equivoco» con Prodi, la «bozza Chiti» rispunta sul tavolo delle consultazioni del premier con i partiti

ROMA – Riposta in un cassetto nelle ore del «grande equivoco» con Prodi, la «bozza Chiti» rispunta sul tavolo delle consultazioni del premier con i partiti. «Si riparte da qui» rilancia il suo ruolo il ministro delle Riforme, dove il «qui» è una proposta organica per un nuovo sistema di voto proporzionale e tre importanti leggi costituzionali, il tutto da approvare in poco più di un anno e mezzo. E il referendum? «Chi lo sponsorizza non vuole il Partito democratico». Ministro, ci sveli cosa contiene la sua «bozza» di riforma. «Martedì riprendono le consultazioni e non partiamo da zero, ma dai punti fondamentali della bozza, da un’ipotesi di accordo per costruire tre leggi di riforma costituzionale e una riforma elettorale. Se Maroni, Casini, Fini e Berlusconi mantengono la disponibilità espressa il giorno della fiducia, questa volta si può davvero arrivare a un’intesa, un patto di comportamento da siglare entro aprile e che contempli i tempi di approvazione. Possiamo farcela, entro la fine del 2008». Prendere o lasciare? «No, ma nessuno ha diritto di veto. Se la maggioranza è d’accordo e l’opposizione invece dimostra una indisponibilità a procedere, si farà una valutazione sul peso di quei settori della Cdl che invece sono in campo per giocare la partita». Prima tappa? «Tre leggi costituzionali per il bene dell’Italia. La prima è la riduzione del numero dei parlamentari a 400 deputati per la Camera e 200 senatori. Ma dalle prossime elezioni e non dal 2016, perché non sarebbe serio. La seconda legge serve a rafforzare i poteri del premier, in tre passaggi. La fiducia si vota al candidato che ha vinto le elezioni, il capo del governo nomina e revoca i membri del governo ed è previsto il ricorso alla sfiducia costruttiva». Terza legge costituzionale? «La differenziazione del ruolo tra Camera e Senato. E qui ho riscontrato una situazione strana, tutti sono d’accordo ma poi si dicono scettici sulla possibilità di realizzarla, perché la deve votare il Senato». La sua proposta per la riforma del sistema di voto. «La legge elettorale che io vedo è questa. Si dichiarano le alleanze, si indicano i candidati premier e, punto cardine delle scelte da fare, si determina uno sbarramento...». Alt. Qual è la sua soglia? «Si deciderà insieme. Ma certo lo sbarramento deve essere inversamente proporzionale al premio di maggioranza. E poi io immagino circoscrizioni elettorali piccole, una per provincia e più di una per le province più grandi». Niente preferenze? «La gran parte delle forze politiche ha detto no. A me pare che questo pacchetto, riforma elettorale e tre leggi costituzionali, possa funzionare». Legge elettorale modello Chiti? « un proporzionale corretto, con premio di maggioranza e la possibilità per i cittadini di scegliersi coalizione e rappresentanti». Sicuro che piaccia a Prodi? «Nel nostro cuore, nel mio e in quello di Prodi, c’è il modello francese, ma non c’è alcuna possibilità di arrivare a un accordo sul maggioritario con uninominale a doppio turno, piuttosto è più probabile un’intesa sul sistema tedesco».