Il Sole 24 Ore 07/03/2007, pag.3 Vitaliano D’Angerio, Marzia Redaelli, 7 marzo 2007
Fondi in crisi, Fisco sotto accusa. Il Sole 24 Ore 7 marzo 2007. Fondi in caduta libera. L’industria italiana del risparmio gestito, in base ai dati Assogestioni, ha registrato a febbraio uno dei peggiori risultati della storia: -4 miliardi di euro, che fanno il paio con i -5,5 miliardi di gennaio
Fondi in crisi, Fisco sotto accusa. Il Sole 24 Ore 7 marzo 2007. Fondi in caduta libera. L’industria italiana del risparmio gestito, in base ai dati Assogestioni, ha registrato a febbraio uno dei peggiori risultati della storia: -4 miliardi di euro, che fanno il paio con i -5,5 miliardi di gennaio. I gruppi che hanno registrato i maggiori deflussi sono stati Eurizon (-1,2 miliardi) e Pioneer (-956 milioni). E ora è caccia ai colpevoli. Gli asset manager mettono sotto accusa le banche: gli istituti di credito non credono più nei fondi, è la critica. Così gli sportelli spingono su altri prodotti finanziari, più o meno esotici come i certificates o le obbligazioni strutturate. O ancora le polizze finanziarie. «C’è poca cultura finanziaria in Italia - afferma Alberto Foà, amministratore delegato di Anima Sgr - e le banche ne approfittano collocando prodotti poco trasparenti al posto dei fondi comuni. D’altronde si sa che in Italia è la distribuzione a farla da padrona, nonostante Bankitalia chieda la separazione fra Sgr e banche». Ma gli istituti di credito non ci stanno e respingono le accuse: sono i clienti che chiedono prodotti finanziari diversi. E in particolare quelli a capitale garantito. «Non sono gli sportelli a snobbare i fondi - afferma Fabrizio Carenini, direttore commerciale di Aletti Gestielle (gruppo Bpvn) -. Tutt’altro. Sono i clienti che chiedono di sostituire i fondi obbligazionari e di liquidità perché danno poche soddisfazioni. Preferiscono infatti investire direttamente in BTp o in prodotti finanziari nuovi come i certificates». O anche negli Etf, strumenti che replicano gli indici delle Borse e hanno costi di gestione più bassi dei fondi. Colpa del Fisco? Il previsto aumento della tassazione dal 12,5% al 20% potrebbe aver spaventato i risparmiatori italiani, facendo affluire denaro sui fondi esteri: gli stranieri infatti hanno segnato una raccolta positiva a febbraio (+878 milioni di euro), mentre quelli italiani sono stati affossati (-4,871 miliardi). In pochi sposano però questa tesi. «Non credo che il Fisco abbia giocato un ruolo importante nel deflusso di denaro dai fondi comuni italiani - afferma Filippo La Scala, amministratore delegato in Italia di Julius Baer Sgr -. L’aumento della tassazione al 20%, quando entrerà in vigore, varrà per tutti. Pure per i fondi stranieri. Penso invece che i risparmiatori italiani comincino a svegliarsi, puntando su prodotti con performance migliori». Anche per Foà l’effetto fiscale è stato poco rilevante: «Tutti i prodotti finanziari avranno una tassazione del 20%. Fondi italiani ed esteri vedranno il prelievo sul realizzato (vedi altro articolo in pagina), salvo colpi di scena. E se poi si esce dal risparmio gestito per comprare un BoT o un BTp anche lì la tassazione sarà sempre del 20 per cento». Sulla stessa linea Ettore Pastore, vicepresident in Italia di AtKearney: «Non credo sia una questione fiscale il vero problema della fuga. Anche perché non per tutti è così. I promotori finanziari infatti sono riusciti a limitare i danni» . Ma non è crisi per tutti. Ai promotori infatti va molto meglio. A gennaio le reti hanno tamponato le perdite di Oicr (fondi e sicav) segnando un rosso di appena 3,6 milioni contro il crollo degli sportelli bancari (-5,9 miliardi). «Il patrimonio medio del cliente delle reti è cresciuto del 9,3% nel 2006, in parallelo con il 9,1% di aumento del patrimonio delle reti stesse», afferma Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, associazione che raggruppa i network di promotori. Vitaliano D’Angerio, Marzia Redaelli