Vanity Fair 08/03/2007, pag.20 Daria Bignardi, 8 marzo 2007
Sanremo 1995, il mio scheletro nell’armadio. Vanity Fair 8 marzo 2007. Vi ho raccontato di quando ho cantato al Festival di Sanremo? So di dare una grossa delusione agli affezionati al mio santino snob, ma sono stata una ragazzotta anch’io, e ho i miei scheletri nell’armadio
Sanremo 1995, il mio scheletro nell’armadio. Vanity Fair 8 marzo 2007. Vi ho raccontato di quando ho cantato al Festival di Sanremo? So di dare una grossa delusione agli affezionati al mio santino snob, ma sono stata una ragazzotta anch’io, e ho i miei scheletri nell’armadio. Uno di questi scheletri è Sanremo 1995, edizione condotta da… indovinate chi… un certo Giuseppe Baudo detto Pippo, uno che poi non si è più visto, chissà che fine ha fatto. A dirla tutta, non è che sia stata invitata a Sanremo per le mie qualità canore, ma perché Sabina Guzzanti e David Riondino avevano deciso di partecipare con un brano, intitolato Troppo sole, che prevedeva un coro di amici loro sciamannati, malamente travestiti da indiani e ribattezzati la Riserva Indiana. Una cosa piuttosto sgangherata ma, per noi del coro completamente deresponsabilizzati, piuttosto divertente. Tutto quello che dovevamo fare era calare sul palco dell’Ariston dietro a David e Sabina e a un certo punto intonare il ritornello «Troppo sole, troppo solo, troppo sole per te», o qualcosa del genere. Il gruppo degli indiani era così composto: Sandro Curzi, Mario Capanna, Antonio Ricci, Nichi Vendola, Remo Remotti, Bruno Voglino e un po’ di amici di David o di Sabina come Orietta De Rossi, Stefano Carati e me, che in quel periodo conducevo su Canale 5 un programma di libri insieme a David intitolato A tutto volume. Non facendo io parte della ghenga, ero piuttosto onorata dell’invito di Sabina, che era il capo e mi faceva una certa soggezione. Frequentandola quei cinque giorni (dormivamo tutti insieme in un residence economico e facevamo le prove in una palestra) mi sembrò una vera artista: geniale e tormentata. Ogni tanto partiva con l’imitazione di D’Alema ed era irresistibile. Ho pensato spesso all’imitazione di Sabina in questi giorni di guai dalemiani. Molti dicono che il discorso di D’Alema al Senato sul quale il governo è caduto sia stato un discorso onesto, che in un Paese normale avrebbe suscitato consensi. Altri, i soliti dietrologi, ammiccano a chissà quale trame e complotti. Più invecchio e più le dietrologie mi fanno lo stesso effetto del gossip e delle leggende metropolitane: «Ti parla perché ti ga la boca», dicono in Veneto. Comunque, del Festival di Sanremo ricordo soprattutto l’impressione che il Teatro Ariston fosse piuttosto piccolo e Pippo Baudo piuttosto alto. Credo che noi Indiani ci piazzammo tra gli ultimi. Vinse Giorgia che, con Come saprei, prese anche il premio della critica. Era l’anno di Grignani con Destinazione Paradiso, di Bocelli di Con te partirò, di Anna Valle e Claudia Koll vallette (con Fiorello, allora fidanzato di Anna, cantante in gara) e soprattutto di Super Pippo salvatore in diretta di un aspirante suicida, il disoccupato Pino Pagano, che tentò di buttarsi dalla balconata del teatro. Insomma, un anno abbastanza memorabile. Ultimo arrivò Daniele Silvestri, che esordiva tra i giovani con una bellissima canzone intitolata L’uomo col megafono. Quest’anno io tifo per lui, e per Nada. Fatemi sapere. Daria Bignardi