La Stampa 03/03/2007,, 3 marzo 2007
Lettera: Odifreddi, se questo è un «laico». La Stampa 3 marzo 2007. Leggo sulla Stampa del 1° marzo un’intervista al logico-matematico P
Lettera: Odifreddi, se questo è un «laico». La Stampa 3 marzo 2007. Leggo sulla Stampa del 1° marzo un’intervista al logico-matematico P. G. Odifreddi - brillante opinion leader della cultura che ama dirsi «laica» - volta a promuovere un suo pamphlet sull’impossibilità di essere cristiani. Ne risulta a mio avviso il curioso profilo di un soggetto totalmente quanto inconsapevolmente impedito ad accedere a una benché minima comprensione critica, non puerile, del senso di ciò di cui parla: un po’ come se un ultrà del Catania si occupasse di Dante, concludendo che era un pazzo. Di qui, per fare solo un esempio, la stolida definizione dell’Antico Testamento (a me vengono in mente Qohelet, Giobbe, il Cantico...) come «un irritante e snervante pasticcio», pieno di «sciocchezze e orrori, massacri e contraddizioni». Se essere «laici» significa di fatto, come temo, condividere simili atteggiamenti, pare a me che a ogni persona pensante (credente o meno qui non importa) si proponga per lo meno una domanda, in direzione opposta alle conclusioni del logico: «possiamo dirci laici?». Qualche dubbio sarà lecito, almeno per chi voglia salvaguardare un elementare senso di autostima intellettuale. FRANCO BERGAMASCO, TORINO