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 2007  marzo 08 Giovedì calendario

ROBERTO CONDIO



’Cairo si lamenta solo
è peggio di Giraudo”

TORINO

Sindaco Chiamparino, ha letto quel che ci ha scritto ieri Cairo sulla questione-stadi e il rapporto fra Torino e il Toro?
«Certo. E mi sono sembrate parole di un capo di una frangia di ultrà più che di un presidente di società».
Infastidito?
«Molto. Specie dall’atteggiamento di profonda ingratitudine che emerge nei confronti della città, di chi due estati fa ha evitato che il Toro precipitasse».
Che altro?
«Ora più che mai, mi sembra pericoloso buttare altra benzina sul fuoco. Spero che si assuma la responsabilità di quel che dice. Lamentandosi, senza ragioni valide, Cairo istiga i tifosi. Che poi scrivono mail, intasano i forum. Penso, da cattivo, che lo faccia anche per distogliere le attenzioni dalla squadra che non va benissimo ».
Cairo dice: «Ho un progetto, ma la città non mi aiuta».
«Io aspetto ancora di vederlo, questo progetto. Sugli stadi, soprattutto, è da quando ha preso il Toro che attendo un segnale di vero interesse. Anche Giraudo, anni fa, era sempre sul piede di guerra: ”Porto la Juve via da Torino”, ”Rifaccio il Delle Alpi da un’altra parte”. Almeno, però, annunciava progetti, dava idee».
A proposito di Juve: Cairo si sente penalizzato.
«Fa conti sbagliati. Non considerando il finanziamento nel caso di assegnazione all’Italia dell’Europeo 2012, per il Delle Alpi la Juventus paga 25 milioni di concessione e s’è impegnata a investirne 20 per l’adeguamento al decreto Pisanu. In totale fanno 45, circa 1000 euro per posto. Ebbene: su queste stesse basi, io sono pronto ad aprire domani anche con Cairo una trattativa per l’acquisto dell’Olimpico».
Lui, però, dice che non gli interessa: è troppo piccolo e non ha spazi per allestire business collaterali.
«Contesto anche questo. Oggi ha 26.700 posti ma è predisposto per arrivare a 31 mila. In più ci sono 10 mila metri quadrati commerciali a disposizione. In un quartiere ben più ”importante” di quello del Delle Alpi».
Non c’è solo Cairo, però, a contestare l’operazione del nuovo Delle Alpi che farà la fortuna della Juve.
«Avrebbe potuto pensarci lui, con l’Olimpico, se fosse stato davvero interessato. Per dare a Torino almeno un quarto europeo serviva uno stadio da 40 mila, all’avanguardia. I bianconeri hanno fatto un progetto, l’hanno discusso con governo e Federazione. Noi ci siamo trovati questo piano calato dall’alto e ci siamo limitati ad accompagnarlo politicamente».
Con quali costi per la città?
«Zero. Avrà solo vantaggi: c’è un monumento inutilizzato nel deserto, ci sarà un polo d’attrazione in un quartiere riqualificato. E poi, non dimentichiamoci una cosa».
Quale?
«Che la Juve, quei 120 milioni che arriverebbero dal Credito sportivo li dovrà comunque restituire».
Il Filadelfia, adesso. Secondo Cairo, toccherebbe alla città ricostruirlo.
«Il Comune ha pronti 3,3 milioni, quelli recuperati dalle fideiussioni di Cimminelli. E, siccome sono pochi per un Fila degno, sta anche raccogliendo fondi: abbiamo già la disponibilità della Bennet e di altri privati che hanno interessi in quell’area. Ci siamo mossi, insomma. A differenza di altri».
Chi?
«Cairo, naturalmente. Mi pare bizzarro che, nel momento in cui si pensa di ricostruire e recuperare un pezzo della sua storia, il Toro sappia soltanto dire: ”Io però non ci metto un soldo”».
Morale della questione-stadi?
«Da sindaco, ma anche da tifoso granata, chiedo a Cairo di smetterla di lamentarsi soltanto. Se ha un progetto lo sveli. Altrimenti ammetta di vivere alla giornata. Lo comprenderei anche: per un imprenditore non è così disdicevole guardarsi attorno prima di agire. Basta, però, scaricare colpe sugli altri. Ci dica cosa vuol fare, ci metta alla prova. Ma non chieda uno stadio da 50 mila posti».
Perché?
«Perché prima vorrei che costruisse una squadra capace di riempirlo».
Invece, sindaco, anche a questo proposito lei ha dei dubbi sui piani di Cairo?
«Dico solo che un presidente con un progetto a lungo termine per prima cosa investe sui giovani e non su giocatori magari bravi ma a fine carriera».
Non si sarà mica già pentito di aver spinto Cairo a prendere il Toro?
«No, di quella tumultuosa estate del 2005 rifarei ogni cosa. Mi sono mosso per il bene del Toro, non di Cairo. Ma, visto con quale decisione era intervenuto in una situazione così tesa, pensavo francamente che avesse progetti a più ampio respiro».
Crede che fra non molto possa vendere?
«Sento voci, come tanti. Ma preferisco non commentare il gossip. Aspetto fatti, però».