Varie, 8 marzo 2007
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Gallo Ernest
• Jackson (Stati Uniti) 18 marzo 1909, Modesto (Stati Uniti) 6 marzo 2007. Il più grande imprenditore vinicolo della storia americana o «’Se vuoi produrre vino - diceva spesso per giustificare la sua proverbiale durezza - devi essere un guerriero”. E a chi, pur ammirando il successo dell’impresa (la E&J Gallo Winery, leader del mercato americano [...]), lo criticava per la bassa qualità del prodotto, spiegava che si era dato una missione: rendere il frutto della viticoltura popolare e accessibile ”come la minestra Campbell” nell’America birra, whisky e Coca Cola del Dopoguerra. Poi, negli ultimi anni, sono arrivati anche i vini pregiati [...] Per gli agiografi la sua è la storia di uno straordinario successo, una delle più classiche materializzazioni del ”sogno americano”: due ragazzi (Ernest e il fratello Julio, morto nel 1993 in un incidente stradale) nati negli Usa da immigrati italiani che, rimasti improvvisamente orfani, costruiscono dal nulla un’azienda che per 70 anni domina il mercato vinicolo americano (nel 2006 ha coperto, da sola, il 25 per cento della produzione statunitense). Per i biografi ”non autorizzati” è, invece, un romanzo nel quale i successi si mescolano con i soprusi, una storia impastata di violenze e drammi nascosti. [...] Joseph, il minore dei tre fratelli, quello che non è stato mai ammesso nell’azienda vinicola familiare [...] cercato per tutta la vita di ottenere una quota dell’eredità paterna. Invano, dato che alla morte dei genitori gli altri due fratelli, divenuti di fatto i tutori del ragazzo, gli fecero firmare documenti nei quali rinunciava ad ogni diritto. Joe si è rifatto una vita come agricoltore e, poi, allevatore. Ma quando ha raggiunto il successo come produttore di formaggi, è stato trascinato in tribunale dal rancoroso fratello che lo ha accusato di sfruttare il successo del marchio Gallo; oltretutto con prodotti caseari definiti ”spazzatura”, un danno all’immagine della casa vinicola. Sconfitto in tribunale, Joseph ha perso il diritto di usare il suo cognome come marchio ed è quasi impazzito. Ha finito i suoi giorni in una condizione di squilibrio mentale, tentando l’ennesimo, inutile, assalto legale all’azienda costruita dai fratelli maggiori. Una specie di versione maschile di Cenerentola, senza lieto fine, raccontata dalla saggista Ellen Hawkes in Blood and Wine (Sangue e Vino). Ernest, che quando ha compiuto i 90 anni ha cominciato a cedere ai nipoti quote dell’azienda (4600 dipendenti, vigne sterminate tanto nella Napa quanto nella Sonoma Valley, 3 miliardi di dollari di fatturato, case vinicole anche in Francia, Italia e Australia) è rimasto in sella fino a tempi abbastanza recenti: un regno durato quasi tre quarti di secolo. In un sera del 1933 Giuseppe Gallo - che anni prima aveva lasciato Fossano, in Piemonte, per emigrare in California - disperato perché i tempi difficili della Grande Depressione lo avevano ridotto in bancarotta, raggiunse la moglie che stava dando del cibo ai maiali e la uccise con un colpo alla nuca; poi si suicidò. Almeno, questa è la storia che, nascosta per anni dalla famiglia, è poi diventata la versione ufficiale. A quel punto Ernest e Julio si rimboccarono le maniche e con i pochi dollari ricevuti in prestito da qualche parente, cominciarono a coltivare le loro vigne e a produrre vino. In poco tempo riuscirono a ripagare i debiti del padre e a creare un’azienda florida. Con due nei: la qualità, inizialmente molto bassa, del prodotto e uno stile aziendale piuttosto ruvido per non dire brutale. Dipendenti, fornitori, distributori, trattati tutti con grande durezza, scontri continui coi sindacati. Molti, tra quelli che hanno avuto a che fare con lui, hanno descritto Ernest come una figura machiavellica; qualcuno, con poca fantasia, l’ha soprannominato ”il padrino”. Accusati di ogni misfatto (comprese forme di concorrenza sleale alquanto originali come l’inserimento di mozziconi di sigaretta nelle bottiglie di vino dei concorrenti più agguerriti, che poi venivano accuratamente richiuse), molti anni fa i Gallo furono addirittura sottoposti a un processo-burla dagli studenti dell’università californiana di Berkeley (finito con una condanna per ”crimini contro il popolo”). In realtà Ernest - mente strategica e commerciale dell’azienda, mentre Julio si occupava della gestione giornaliera della produzione - è stato un grande innovatore: è stato, ad esempio, il primo ad usare in modo massiccio le tecniche della catena di montaggio per l’imbottigliamento e il primo a fare del vino un oggetto della pubblicità in tv. Le maniere forti le ha certamente usate, ma, prima le aveva subite: Giuseppe, il padre, era infatti solito picchiare i figli e la stessa moglie (che avviò due volte le pratiche per il divorzio). Dopo la morte violenta dei genitori, Ernest e Julio continuarono a usare lo stile del padre. Figli e nipoti, che ora ereditano l’azienda, hanno invece conosciuto un Ernest addolcito dall’età e dal ruolo patriarcale. Addolcito nel temperamento, ma non per questo meno energico: nel 2001 celebrò il suo 90esimo compleanno in Turchia, discendendo i torrenti in kayak. Ci andò con i nipoti, considerando i figli troppo vecchi per quell’impresa» (Massimo Gaggi, ”Corriere della Sera” 8/3/2007) o «[...] Una vita, quella di Ernest e Julio, che ha sconfinato nella leggenda, come ogni ”american dream” che si rispetti. Gli inizi erano stati duri, ma il sogno più forte delle difficoltà e la voglia di realizzarlo premiata da un prestito di 5.900 dollari, che aprì la strada del successo a quei due giovanotti, curvi la sera a studiare sui manuali nella biblioteca di Modesto per imparare sempre di più sul mestiere che avevano scelto. Oggi l’azienda che Ernest Gallo lascia è al vertice della classifica dei colossi mondiali del vino: 1600 ettari di vigneto, 200 milioni di bottiglie prodotte all’anno, 1,5 miliardi di dollari di fatturato. Come in tutte le storie di un successo in quella dei Gallo si sono alternate luci (per la capicità pionieristica di essere riusciti a rendere vincente il vino negli Usa) e polemiche (sulla qualità di alcuni prodotti). A cancellare ogni ombra pensò un successo ottenuto proprio nella patria del vino e dei Gallo: nel 2001 e nel 2002, a Verona, la ”Ernest & Julio Gallo Winery” ricevette il premio ”Gran Vinitaly”, il massimo riconoscimento in uno dei concorsi più severi del mondo e per due anni consecutivi la casa vinicola della Sonoma Valley si è aggiudicata il premio totalizzando il punteggio complessivo più alto tra i partecipanti in base alle medaglie ricevute dalle sue bottiglie di Cabernet Sauvignon e Chardonnay. Orgogliosi dei loro successi e ancor più del loro nome agli inizi degli Anni ’90 i Gallo avevano fatto causa per l’etichetta al Consorzio del Gallo Nero e, negli Usa l’avevano spuntata. ”Il giudice sentenziò che la dizione ’Gallo’ era di proprietà dell’azienda di Ernest e Julio - spiega Alessandro Regoli, direttore del magazine on line Winenews -. Il problema non era la shilouette del Gallo Nero, ma proprio la parola Gallo, che ora, in tutto il mondo, ad esclusione dell’Italia, ’Gallo’, nella classe merceoogica, è sinonimo dei Ernest & Julios Gallo che l’avevano registrata prima del Consorzio del Gallo Nero”. Una storia di produzione, ma anche di acquisizioni, attente strategie commerciali e di distribuzione. rimasto negli annali l’ordine stratosferico fatto, nel 2000, alla Cavit di Trento per la fornitura di 6 milioni di bottiglie all’anno, che venivano etichettate per il colosso californiano con i nomi di ”Ecco domani” e ”Buona Sera”. Ora l’impero passa nelle mani del figlio di Ernest, Joseph, da parecchi anni di fatto il numero uno. Ma la terza generazione è già in pista, con i giovani Chris e Joe Gallo, tornati nella terra degli avi, ma nelle campagne veronesi anziché in Piemonte. Anche loro hanno un sogno: ”conquistare il gusto italiano con l’esperienza del Nuovo Mondo”» (Vanni Cornero, ”La Stampa” 8/3/2007).