Il Giornale 04/03/2007, Eleonora Barbieri, 4 marzo 2007
Il continente dei No-Euro Ribelli della moneta. Il Giornale 4 marzo 2007. Questo compleanno non lo festeggiano
Il continente dei No-Euro Ribelli della moneta. Il Giornale 4 marzo 2007. Questo compleanno non lo festeggiano. Cinque anni di euro, dalla sera del 28 febbraio 2002, quando la lira è finita ufficialmente fuori corso, ma non è uscita dalle tasche, dai materassi e dai portafogli. Gli italiani si sono rassegnati quella notte, ma non tutti. Ci sono quelli che all’euro non cedono, anche se sanno che il potere del conio sovranazionale non ha risparmiato nessuno nel vecchio continente. Per gli olandesi il passaggio è avvenuto un po’ prima, il 28 gennaio, irlandesi e francesi hanno deciso di salutare sterline e franchi nel mezzo del mese. Rispettivamente il 9 e il 17 febbraio, perché aspettare la fine: la fine è già arrivata. I tedeschi ci hanno impiegato due mesi per dire addio al marco, il sapore della grande Germania ancora sul palato e sul conto corrente. Da Capodanno a fine febbraio, l’abbandono più lungo di tutti. I lira-nostalgici. Gli italiani hanno vissuto con la lira per 55 anni, e l’euro non è riuscito a portarsela via. In silenzio, senza finire sulle piazze finanziarie, continuano una battaglia di piccoli acquisti quotidiani. Il prosciutto dal salumiere, il caffè al bar, il latte all’alimentari. Ma anche vino, vestiti, detersivi, il dopobarba, lo spazzolino da denti. Ci sono negozi che accettano le vecchie lire, ci sono persone che le hanno ancora da parte, come dieci anni fa. Domanda e offerta che s’incontrano: un mercato che si assottiglia anno dopo anno e che conosce già l’esito perché, a un certo punto, non ce ne sarà più per nessuno. Al massimo, entro il 2012: poi la lira sarà carta straccia, o da collezionisti. Ora però il mercato c’è: 59 milioni di banconote ancora in circolazione. In soldi, 3. 500 miliardi di lire potenzialmente tutte da spendere. Un giro di scambi paralleli: sai che il negozio di scarpe accetta le lire, conviene racimolare ciò che è rimasto e farci un giro. Magari i sandali per l’estate li compri lì. Magari trovi qualcosa in saldo. Hacomunque il sapore dell’affare: portarle alla Banca d’Italia o in una delle sue filiali ti farebbe rimanere soltanto con un pugno di euro in mano. Allora meglio provare a spenderle, finché ci sono. Anche chi non usa la lira da un pezzo sente nostalgia: il 65% degli italiani, secondo un sondaggio dell’Adusbef. C’è un po’ di affetto, c’è l’ostilità verso la nuova moneta e la scia di prezzi e rincari che si è portata dietro. Qualcuno ha ancora le 500 lire per il carrello del supermercato. Le tiene da parte per non cedere ai due euro e sono una rarità: le ultime sono state prodotte alla fine del ”99. Anche le banconote sono tutte un po’ stantie. Non solo perché nascoste fra pantaloni, giacche, lenzuola e ritagli di fotografie. C’è l’anagrafe che parla: la più giovane è stata stampata il 27 luglio del 2001. Le macchine del Servizio fabbricazione carte valori hanno dato l’addio alla lira in filigrana verde speranza, quella delle 5mila. Poi basta: le altre vecchiette sono l’ultimo baluardo. Ci sono anche altre strade. Monete parallele, «complementari » all’euro. Non lo escludono,matentano di evitarlo. Lo aggirano: hanno un valore perfettamente corrispondente e, per ogni conio alternativo, viene messo da parte un euro. Non c’è emissione, quindi. L’ammontare complessivo non muta, ma la percezione sì. Non usi la moneta dell’Europa, usi la tua. C’è il caso di Damanhur, la comunità ecocompatibile in Valchiusella, in provincia di Torino, che da anni ricorre a una valuta locale, il credito. Rispetto alla lira, il suo valore è passato dalle mille, alle 1. 100 fino alle 1. 200. Oggi è pari a un euro. Quando entri a Damanhur, al posto delle macchinette per il parcheggio ci sono quelle per cambiare centesimi ed euro in cali e crediti. Paghi in crediti al ristorante, in pizzeria, per il formaggio biologico o il vaso decorato a mano. Persino dal benzinaio, se convenzionato. La carta di credito, le tasse e gli scontrini sono in euro: gli sconti in moneta di Damanhur. In Italia c’è stato un altro esperimento nel Parco nazionale dell’Aspromonte. Sull’Eco-Aspromonte c’erano stampati gufi, querce, lupi e rovi: una specie di gadget per i turisti. Cambi gli euro all’ingresso e, se paghi in Eco-Aspromonte, hai gli sconti su prodotti e souvenir. durato un annetto. Conio complementare. Si è inserita anche un po’ di teoria. Il professore chietino Giacinto Auriti voleva restituire il potere di conio al popolo e ha creato il Simec. Oggi i teorici delle monete complementari sono due professori di storia economica dell’università Bocconi di Milano. Massimo Amato e Luca Fantacci hanno un progetto - si chiama Libra, come la libbra romana - per una moneta locale tutta elettronica. Funziona come le carte del supermercato: imprese e negozi fanno sconti che diventano punti da accumulare e poi spendere all’interno della stessa rete. I punti hanno una scadenza: dopo una settimana, il conto subisce un tasso d’interesse negativo e la percentuale di punti prelevata finisce in una donazione (decisa dal titolare della carta) a una delle organizzazioni non profit parte del circuito. La Provincia di Milano si era già interessata con la giunta precedente, come estensione della Pink card fino ad ora riservata alle donne. «Così - spiegano i professori - sono stimolati gli scambi e le attività economiche locali e, soprattutto, il denaro (cioè i punti) circola molto velocemente ». Un’idea simile c’è in Francia e si chiama Sol, suolo e solidarietà. In Spagna il tema è al centro di un convegno che ha appena riunito esperti internazionali, perché le valute parallele esistono in tutto il mondo, soprattutto in Sud America e in Sudafrica. Progetti che non vogliono sfidare l’euro - sono in parte finanziati dall’Unione - ma riavvicinare l’economia al territorio, le banconote alle persone. Esistono già dei precedenti di successo. C’è Christian Gelleri, insegnante trentenne di un liceo steineriano a PrienamChiemsee, in Baviera. Un anno dopo l’addio al marco, nel 2003, con i suoi studenti crea il Chiemgauer. Vale quanto un euro, ma è soggetto a una tassa di circolazione trimestrale. E chi vuole cambiare i Chiemgauer ci rimette il 5%: soldi che finiscono in programmi sociali per la città. Il gioco dei liceali funziona e il Chiemgauer è diventato la moneta complementare più famosa della Germania, dove sono spuntati una ventina di esperimenti del genere. Lo chiamano Regiogeld, denaro regionale, e si declina Berliner, Elbtaler a Dresda, Roland a Brema. A Magdeburgo c’è l’Urstromtaler: lo accettano in 200 negozi, persino in gioielleria e al cinema. L’ha inventato un avvocato, Frank Jansky, e sfrutta lo stesso sistema del Chiemgauer: la scadenza. I concittadini di Jansky spendono in fretta, e comprano dai produttori locali. Non è solo un gioco: dopo l’ufficio di cambio, ora Jansky pensa di creare una banca on line. La moneta locale attira, anche i turisti. E si libera dell’aria vecchio stile. Come le lire, tornate di moda. I numeri: 5 gli anni di vita dell’Euro, la moneta unica europea. Il primo Paese a cessare il corso della propriamoneta nazionale fu l’Irlanda (28 gennaio 2002). L’ultimo giorno per l’uso delle lire italiane, invece, fu il 28 febbraio 2002. 13 i Paesi europei in cui è adottato ufficialmente l’Euro: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussenburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna. 59 i milioni di banconote in lire non ancora consegnate dopo l’entrata in vigore dell’Italia nell’Euro. 3. 500 i miliardi di lire che corrispondono al valore dei59 milioni di banconote in lire in circolazionea tutt’oggi in Italia. 2012 l’anno in cui finirà definitivamente la vita della lira. Fino al 31dicembre 2011, infatti, sarà possibile andare a cambiare le lire nelle sedi della Banca d’Italia. 65% la percentuale degli italiani che pur non usando ormai da tempo la lira ne continua a sentire comunque la nostalgia, secondo un recente sondaggio effettuato dalla associazione di consumatori Adusbef. Eleonora Barbieri