Il Sole 24 Ore 04/03/2007, Giovanni Pacchiano, 4 marzo 2007
Moccia è un modello per i ragazzi? Il Sole 24 Ore 4 marzo 2007. Gentile professor Pacchiano, ho letto con interesse la sua recensione all’ultimo libro di Moccia
Moccia è un modello per i ragazzi? Il Sole 24 Ore 4 marzo 2007. Gentile professor Pacchiano, ho letto con interesse la sua recensione all’ultimo libro di Moccia. Come fa a essere così indulgente con questo brutto libro? Non solo mi sembra un prodotto di consumo costruito con abilità e furbizia commerciale notevole, pieno di stereotipi, infarcito di citazioni accattivanti, ma quel che è più grave, mi sembra veicolare ai suoi ideali destinatari messaggi negativi. I diciassettenni di Roma nord protagonisti della storia, pieni di soldi di cui si ignora la provenienza, viziati da famiglie degne delle peggiori fiction televisive, pieni di telefonini, abiti firmati, automobiline e motorini , capaci solo di imbrogliare e deridere scuola, cultura, insegnanti, genitori, forze dell’ordine, istituzioni, mi sembrano modelli da non additare ai giovani lettori, non per un mero moralismo da adulti bacchettoni, ma per la convinzione che la scuola debba educare alla bellezza, all’arte, alla qualità, alla convivenza civile. Cordialmente Elisabetta Bolondi - Roma Cara Elisabetta, capisco la sua sensazione di perplessità. E vedrò di risponderle nei termini essenziali. Innanzitutto. Non dico in nessuna parte dell’articolo che si tratti di un libro destinato agli adolescenti. Né l’editore lo ha collocato in una collana per adolescenti. Più semplicemente: i romanzi di Moccia, compreso quest’ultimo, Scusa ma ti chiamo amore, hanno trovato dei fans appassionati negli adolescenti. Ci sarà bene un motivo, no? E non credo che si tratti soprattutto dell’attrazione per firme, bar e ristoranti alla moda, motociclette e macchinoni. La bella vita, insomma. La vita facile. Certo, anche questo fa parte del mondo illusionale degli adolescenti di oggi (istruiti malissimo dalla società e dai media, televisioni in testa, con i loro scemenzai di ogni genere). Mi piacerebbe che lei ne tenesse conto. plausibile, dunque, che un romanziere ne parli nei suoi libri, se è vero che la narrativa è anche rispecchiamento. Ma il motore della fortuna presso gli adolescenti dei libri di Moccia è l’amore. Accidenti se è l’amore! L’amore che tutti gli adolescenti sognano; magari acriticamente, come è ovvio che accada per tutte le emozioni fortemente primarie, come quelle degli adolescenti (e non solo). Tuttavia, nel romanzo di Moccia, che mi sembra lei ritenga un brutto libro anche perché poco etico, succede esattamente il contrario. Per il fatto che almeno tre delle quattro ragazze protagoniste hanno dell’amore una concezione concreta ma tutt’altro che priva, nel corso della storia, di romanticismi. E, nel complesso, monogamica. Dove il sesso (siamo nel 2007!) è vissuto in maniera pulita. Paradossalmente, il libro di Moccia è un romanzo "morale". Sono molto più discontinui, volgari, pronti a tradire, rotti ai compromessi, gli adulti. Ed è merito, ad esempio, della ragazza Niki (17 anni), la superprotagonista, saper aspettare, nel momento di crisi, quando il suo amato bene (37 anni) viene riacciuffato dall’orrida (dentro) ex fidanzata Elena. Il messaggio è dunque la forza, in questo caso anche regolatrice, dell’amore vero e tenace. Se lei crede, in questo senso il romanzo può essere commentato, a scuola, con gli adolescenti. Nondimeno, mettendoli in guardia dai pericolosi corollari che possono essere legati a una precoce esperienza d’amore, soprattutto con una persona più vecchia di 20 anni. Vedo che sono stato condotto sul terreno dell’educazione alle emozioni più che su quello dell’analisi letteraria. Non è detto, infatti, che un libro debba per forza essere valutato per il messaggio positivo che propone. La letteratura è letteratura, ed è soggetta (scusi il pensiero "antico") alle leggi dell’estetica. Il libro di Moccia è un buon libro di consumo, con una trama coinvolgente, dialoghi ben scritti, qualche cascame lirico e qualche lungaggine. E però è interessante, proprio per la sua fortuna, aprire un dibattito in una classe. Né gli manca un altro merito: non è noioso. Lei sapesse quante pizze di boriosi scrittori italiani altolocati o che si ritengono tali mi tocca leggere! Un saluto affettuoso. Giovanni Pacchiano