Il Sole 24 Ore 04/03/2007, pag.31 Diego Marani, 4 marzo 2007
Auguri, vecchio Arsenio. Il Sole 24 Ore 4 marzo 2007. Il direttore della rivista parigina «Je sais tout» aveva le idee chiare quando nel 1905 chiese a Maurice Leblanc di inventare un personaggio che rivaleggiasse con lo Sherlock Holmes pubblicato sulle pagine del londinese «Strand Magazine»
Auguri, vecchio Arsenio. Il Sole 24 Ore 4 marzo 2007. Il direttore della rivista parigina «Je sais tout» aveva le idee chiare quando nel 1905 chiese a Maurice Leblanc di inventare un personaggio che rivaleggiasse con lo Sherlock Holmes pubblicato sulle pagine del londinese «Strand Magazine». Così nacque Arsène Lupin, leggendaria figura della Francia della Belle Epoque, le cui avventure sono ambientate nella Parigi degli impressionisti e nella Normandia delle grandi scogliere. Leblanc lo rivela nella Comtesse de Cagliostro: la posizione delle grandi abbazie normanne disegna la posizione delle stelle dell’Orsa maggiore. in questa geografia esoterica, fra le brume e le lune piene di Jumiège, di Valmont e di Rouen, che l’ispettore Ganimard insegue invano il ladro gentiluomo. A cominciare da Etretat, dove si snoda l’intrigo dell’Aiguille Creuse, lo sperone di roccia in mezzo al mare che Lupin trasforma in forziere dei suoi tesori. Qui Monet veniva a dipingere, qui Flaubert fa passeggiare i suoi Bouvard e Pécuchet. Qui Maurice Leblanc passava le vacanze con il cognato Maeterlinck, premio Nobel per la letteratura, rassegnato alla fama di scrittore popolare, lui che avrebbe voluto entrare nel Pantheon delle belle lettere francesi. E pensare che fu proprio il fratello medico di Flaubert a farlo nascere e che Guy de Maupassant abitava a cento metri da casa sua. Nel centenario dell’uscita della prima raccolta di avventure del ladro gentiluomo, in Francia è tutto un fiorire di iniziative. A cominciare dalla ripubblicazione in dvd della celebre serie televisiva con Georges Descrières nella parte del ladro gentiluomo. La proprietaria del negozietto del Clos-Lupin è scettica: «Sta uscendo troppa roba tutta insieme. In ogni caso Etretat non se lo merita», accusa. «Non fa nulla per attirare gli ammiratori di Leblanc, anzi a me oggi i vigili hanno fatto una multa di 134 euro per divieto di sosta proprio qui davanti!». Chissà se stanotte Lupin andrà a renderle giustizia rubando magari la collana alla moglie del sindaco? La villa del Clos-Lupin oggi è visitabile e ospita un piccolo museo di parafernalia lupinesche. Nello studiolo che dà sul parco Leblanc scriveva i suoi romanzi e da bravo nevrastenico la notte riceveva le visite segrete di Lupin che gli raccontava le sue avventure. Sempre in fuga, sempre nascosto dietro un nuovo travestimento. Sempre inesorabilmente vincitore. vero che Leblanc cercò in tutti i modi di disfarsi del suo eroe. Fin dalla prima avventura, che si intitolava proprio L’arrestation d’Arsène Lupin. Nell’Aiguille Creuse, il rapinatore ormai imborghesito cede tutti i suoi tesori alla Francia e per amore decide di rinunciare alla vita di fuorilegge per diventare detective. Una carriera da Vidocq, insomma. Per fortuna che un proditorio Herlock Sholmés viene a guastargli i piani e così a Leblanc tocca rimettersi a scrivere. Mentre a Parigi imperversa la banda dei fratelli Bonnot, i primi a inventare la rapina in automobile, per i sentieri del "pays de Caux", Ganimard e Lupin si inseguono in bicicletta. Appassionato ciclista, forse era proprio pedalando sulla sua "petite reine" che a Leblanc venivano in mente le avventure del suo eroe. In questo tratto di costa normanna, le fattorie sono protette da serrate file di platani che formano lungo i fossi siepi di radici attorcigliate. Le praterie disseminate di vecchi meli ritorti precipitano bruscamente in mare dall’alto delle falesie. Ma anche la più inaccessibile delle scogliere nasconde un sentiero che fra i cardi e le cinerarie scende sulla spiaggia. Spiagge effimere, che durano il tempo d’una marea, e da cui si accede a cunicoli e gallerie che traforano la roccia. Nella luce tenue di questo tramonto invernale le scogliere prendono i colori di un vecchio merletto che nei lembi più bassi s’inzuppa del viola marino. La domenica pomeriggio è stata piena di voli. Piccoli velivoli da turismo che seguono la linea della costa verso Dieppe. Mandavano un rombo bagnato di vecchio trattore affondato nel fango e sembravano sempre sul punto di spegnersi. Come l’aereo di Nungesser e Colin, i due aviatori francesi che tentarono la traversata dell’Atlantico senza scalo e scomparvero nel nulla. Un monumento li ricorda lungo la scogliera. Ora che il cielo si vela di nebbia e solo le mucche restano sui prati alti, i lampioni si accendono per le strade di Etretat. Un odore di burro cotto e di sidro esce dalla Taverne des Augustins. Le campane mandano un rintocco bagnato. La chiesa sulla falesia sembra quasi sospesa per aria. Una nebbia marina scende sulla cittadina e fa brillare i tetti d’ardesia. Ma anche sommerso, il sole riesce ancora a indorare la cresta delle onde. Tutt’attorno il mare si è ripreso la riva. Batte duro e pesante sui ciottoli chiassosi. Lupin è sicuramente appena passato di qui. Mi è sembrato di vederne brillare il monocolo alla svolta della strada per Le Havre. Ma non portano parure le signore eleganti sedute ai tavoli del ristorante La Huitrière e i numerosi quadri appesi alle pareti sono tutte brutte croste di dilettanti locali. Mica i Rubens che Lupin ruba al conte del castello di Ambrumésy. Il ristorante dell’albergo Dormy House sfoggia una bella terrazza dalla balaustra di legno. Nel salone ancora spento si intravvede l’argenteria sui tavoli. Entro a cercare un posto per la cena. In portineria non c’è nessuno. Un orologio ticchetta nel silenzio ovattato di vecchi mobili e lampadine fioche. Un gatto dorme sul davanzale fra gli spessi cordoni delle tende. Mi salta il cuore in gola a vedere sopra il tavolino un biglietto da visita bianco. Che sia quello di Arsène Lupin, lasciato al posto di un prezioso oggetto? solo un certo André Douville, "artiste peintre" a Sainte-Adresse, dice la scritta. Il cameriere ci scorta al bar per l’aperitivo. Un sassofonista suona La vie en Rose sopra la base ronzante di una pianola. Un paio di turisti inglesi giocano al biliardo scamiciati e paonazzi. Un giovanotto incravattato fotografa la sua fidanzata col telefonino. Sulle poltrone di cuoio verde alcune coppie si scambiano sorrisi e moine dietro i bicchieri colorati di cocktail tropicali. Su qualche collo, è vero, luccica un pendente. La serpentina di un bracciale scintilla nel rifrangersi degli specchi e forse è proprio un diamante quello che brilla al dito della signora con i capelli rossi. Potrebbe essere l’ispettore Ganimard l’uomo coi baffetti radi che sorseggia un Calvados mentre sfoglia «Le Figaro». Ma Arsène Lupin non c’è, è già fuggito. Approfittando dell’alta marea, dal riparo dell’«aiguille creuse» sta immergendosi con il suo sommergibile. Questa volta non ha rubato niente. Forse perché non c’è più niente di bello da rubare. O perché essere ladri e gentiluomini in questi tempi senza fantasia non è più un mestiere. Diego Marani