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 2007  marzo 07 Mercoledì calendario

Una decina di scatole vuote riconducibili a Danilo Coppola, servite per scopi ancora poco chiari. Una lunga serie di fiduciari

Una decina di scatole vuote riconducibili a Danilo Coppola, servite per scopi ancora poco chiari. Una lunga serie di fiduciari. Una società coinvolta nell’inchiesta romana messa in liquidazione dal tribunale del Granducato per gravi violazioni di legge. il quadro delle attività lussemburghesi della coppia Danilo Coppola - Daniela Candoloro, la commercialista romana che emerge come architetto della complessa struttura societaria a capo della quale ci sarebbe l’immobiliarista. Intorno: conti a Montecarlo e società in giro per il mondo, da Panama ai Caraibi. Un quadro sul quale cercano di fare chiarezza almeno due procure, la Guardia di finanza, la Consob, l’Ufficio italiano dei cambi e probabilmente anche la giustizia del Granducato. Lo snodo fondamentale della Coppola & Co. è qui, in Lussemburgo. Dove gli affari dell’immobiliarista hanno potuto crescere e svilupparsi protetti da una legge sul segreto bancario che prevede, per chi la infrange, anche il carcere. A ricordare la ferrea normativa locale è - cortese ma fermo - un funzionario di Experta Luxemburg, la controllata del gruppo bancario Dexia che ha accompagnato i primi passi di Coppola in Lussemburgo. Inutile insistere a far domande: alle spalle del funzionario compare subito la security.  proprio Dexia che fonda, nel 2002, la P.a.d., una delle società finite nel mirino della procura di Roma per evasione e riciclaggio, come «terminale» di fondi provenienti dallo svuotamento di società italiane. ancora Dexia che finanzia con 23,4 milioni di euro la Tikal Plaza, capofila lussemburghese delle attività dell’imprenditore, a fronte di una garanzia di 20 milioni di euro depositati su un conto presso la filiale monegasca di Bnp Paribas. Sempre Dexia, tramite la controllata Experta - sede nella stessa palazzina in un sobborgo elegante del Granducato - costituisce e ospita la rete di società estere di Coppola. Tikal Plaza, Keope, Milano Properties, quelle note. Poi P.a.d. E Taurus Company, 68 Galtier, Arianne e Amon Properties, rimaste finora fuori dalla parte ufficiale. Quando Experta rompe i rapporti con Coppola toglie il domicilio anche a queste. Ufficialmente, per «ragioni reputazionali». Sennonché il 17 ottobre del 2006 il sostituto procuratore di Stato Georges Oswald chiede «con urgenza» la liquidazione fallimentare per questa società, che il tribunale ordina alla fine di novembre. Altro fiduciario è la Bdo. Qui aveva sede la Luxor, che compare agli atti della procura di Roma, ma anche altre società facenti capo al sistema Coppola-Candeloro, come la Nany sa, che controlla a cascata alcune attività in Italia. Le scatole della struttura Coppola «cacciate» da Dexia trovano una nuova casa in pieno centro, al numero 23 di Avenue Monterey, presso la Sgg. Anche qui, cortesi ma fermi nel ricordare la legge sul segreto bancario. Solo che molte di queste società, a guardare i bilanci, sono scatole vuote. L’unica «capiente» è la Tikal - dove fa la sua comparsa anche la panamense Tindial - i cui bilanci mostrano una serie di prestiti a società controllate e una fila di debiti. Nel 2004, i 9,3 milioni «girati» dalla P.a.d., 2,5 dalla Milano, 10,6 dalla Finpaco project, 15 milioni dalla Interfinas. Nel bilancio 2004 c’è la partecipazione in Bnl e anche un sostanzioso pacchetto - corrispondente ad impegni per 533 milioni di euro - di opzioni sulla stessa società. Sia le azioni che le opzioni Bnl scompaiono nel 2005, dove compare il ricco utile fatto grazie alla cessione della quota. L’ultimo - presunto - fiduciario si trova al 25 di boulevard Royal. Presunto perché qui sono domiciliate le tre società che la procura di Torino sospetta essere in realtà riconducibili a Coppola. Inutile chiedere informazioni: la risposta è sempre la stessa. Niente di sorprendente, considerando che la finanza è la prima risorsa del Paese, e che il sistema si fonda proprio sui rapporti fiduciari. D’altronde, un ministro del Granducato ha detto tempo addietro di ritenere il segreto bancario «uno dei diritti fondamentali dell’uomo». La Ipi, società controllata dall’immobiliarista Danilo Coppola, ha registrato ieri in Piazza Affari un’altra seduta di passione. Il titolo ha ceduto l’ 8,9% chiudendo vicino a quota 6 euro. Nella seduta precedente il titolo aveva perso il 9,32%. Per oggi è invece previsto un nuovo interrogatorio dell’immobiliarista, finito in carcere nell’inchiesta sul fallimento di una serie di società a lui collegate, con un buca da 130 milioni. I pm romani hanno dato parere negativo alla concessione degli arresti domicililiari per coloro che, tra gli arrestati, lo avevano richiesto. Ancora irreperibile Andrea Raccis.