Nicholas Wade, la Repubblica 7/3/2007, 7 marzo 2007
La Gran Bretagna e l´Irlanda hanno una storia così diversa che non esiste una parola per identificare insieme gli abitanti delle due isole
La Gran Bretagna e l´Irlanda hanno una storia così diversa che non esiste una parola per identificare insieme gli abitanti delle due isole. Per gli storici in linea di massima discendono da popoli diversi: gli irlandesi dai celti e gli inglesi dagli anglosassoni, che arrivarono con le invasioni dal Nord dell´Europa, costringendo i celti a spostarsi nelle zone occidentali e ai margini settentrionali. Ma ora un test del Dna condotto in tutte le isole britanniche dai genetisti porta a una conclusione diversa: le somiglianze genetiche d´insieme sono tali da fare asserire che sia la Gran Bretagna sia l´Irlanda furono abitate per millenni da un unico popolo, che ha continuato a costituire la maggioranza della popolazione, con solo pochi apporti esterni genetici di secondo piano derivanti dagli invasori successivi, quali i celti, i romani, gli angli, i sassoni, i vichinghi e i normanni. Stephen Oppenheimer, un medico genetista dell´università di Oxford, dice che la storia è tutta da riscrivere. Nella sua ricostruzione degli avvenimenti, infatti, i capostipiti principali delle odierne popolazioni britannica e irlandese arrivarono dalla Spagna circa 16mila anni fa, e parlavano una lingua vicina al basco. Le isole britanniche a quel tempo erano disabitate: a renderle inospitali per gli esseri umani erano stati i ghiacciai che avevano ricoperto completamente il Nord dell´Europa per circa 4.000 anni, costringendo gli ex abitanti a cercare riparo in Spagna e in Italia. Quando il clima si fece più caldo e i ghiacciai iniziarono a ritirarsi, gli esseri umani ritornarono a spingersi verso Nord. I nuovi arrivati nelle isole britanniche trovarono davanti a sé un territorio vuoto, che poterono raggiungere soltanto spostandosi a piedi lungo la costa atlantica, poiché il Canale della Manica e il Mare d´Irlanda a quel tempo erano ancora terra. Questa nuova popolazione, che viveva di caccia e di raccolta, sopravvisse al rigido periodo glaciale denominato Younger Dryas (da 12.300 a 11.000 anni fa). Molto più avanti, all´incirca seimila anni fa, l´agricoltura finalmente raggiunse le isole britanniche dal luogo dal quale era originaria, il Vicino Oriente, probabilmente al seguito di popolazioni che parlavano celtico, secondo Oppenheimer. I celti, pur essendo pochi, diffusero le loro tecniche di coltivazione e la loro lingua in tutta l´Irlanda e nelle zone costiere occidentali della Gran Bretagna. In seguito i popoli provenienti dall´Europa settentrionale ebbero un´influenza maggiore sulle coste orientali e meridionali, diffondendo a loro volta la loro lingua, una ramificazione della lingua germanica, ma rimanendo sempre di numero molto inferiore rispetto alla popolazione locale. Nel suo libro The Origins of the British: A Genetic Detective Story (Carroll & Graf, 2006), Oppenheimer afferma che nessun gruppo di invasori è responsabile di più del cinque per cento dell´attuale patrimonio genetico. Il libro ha acceso il dibattito tra i genetisti, ma tutti sono concordi nel dire le loro scoperte non potranno ricomporre le divergenze politico-culturali. Il mito culturale celtico "è molto radicato, ha molto a che vedere con l´identità scozzese, gallese e irlandese. La caratteristica che meglio identifica queste popolazioni è di non essere inglesi" ha commentato il genetista Sykes, un inglese che ha fatto risalire il proprio cromosoma y e il proprio cognome a un antenato, vissuto nel villaggio di Flockton nello Yorkshire, nel 1286. Dal canto suo Oppenheimer dice che "i geni non hanno rilevanza nella storia culturale". (Copyright 2007 New York Times News Service, traduzione di Anna Bissanti)