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 2007  marzo 08 Giovedì calendario

Fastweb perde Scaglia vince. L’Espresso 8 marzo 2007. E’ tutta una questione di tasse. Tasse salate, salatissime, come quelle da pagare sui 350 milioni di euro incassati in poco più di un anno da Silvio Scaglia

Fastweb perde Scaglia vince. L’Espresso 8 marzo 2007. E’ tutta una questione di tasse. Tasse salate, salatissime, come quelle da pagare sui 350 milioni di euro incassati in poco più di un anno da Silvio Scaglia. Dosando abilmente operazioni di Borsa, gite in Lussemburgo e manovre di bilancio, il presidente-fondatore di Fastweb è riuscito a dare un taglio alla sua bolletta fiscale. Un affarone. Anzi, di più, perché, a ben guardare, parte del denaro per far fronte alle imposte è stato prelevato, in modo del tutto legale, dalle casse della compagnia di telecomunicazioni da mesi al centro di voci e speculazioni in Borsa. "Vendita imminente", scommettono analisti e investitori, convinti che l’avventura della vecchia e.Biscom, già matricola dei record ai tempi della bolla di Internet, sia destinata a finire tra le braccia di qualche grande gruppo internazionale. Niente da fare, almeno per il momento. Scaglia però è riuscito a trasformare in moneta sonante una parte del proprio investimento nell’azienda di cui rimane il principale socio con il 18,75 per cento del capitale. Vediamo come, cominciando dalla fine. Meno di due mesi fa, il 16 gennaio, il manager-azionista ha girato a Unicredito un pacchetto di 5 milioni di titoli. Incasso totale: 222 milioni di euro, con un guadagno netto di circa 28 milioni. Tasse? Zero, perché l’operazione è stata conclusa via Lussemburgo, il paradiso fiscale dove Scaglia ha creato la sua holding di famiglia, battezzata Sms Finance. Questo è solo l’ultimo dribbling fiscale. La manovra, ben più complessa e redditizia, prende il via nell’autunno del 2005. A novembre di due anni fa il patron di Fastweb fa il gran salto nel Granducato. Le sue azioni, all’epoca pari al 25 per cento circa del capitale, vengono girate alla neonata Sms Finance, che non paga subito, ma si indebita con lo stesso Scaglia per un totale di 770 milioni di euro. Il conto verrà saldato in cinque rate annuali a partire dal 30 marzo 2006. Questo almeno è quanto si legge nel bilancio della finanziaria lussemburghese. A prima vista sembra una semplice partita di giro. In realtà il gioco di sponda off shore serve a risparmiare, a diluire nel tempo il carico fiscale grazie al pagamento a rate. Infatti, quelle azioni vendute in Lussemburgo nel 2005 per 770 milioni di euro erano state a suo tempo (1999) sottoscritte dallo stesso Scaglia al valore nominale. Sulla differenza, che nel caso specifico ammonta a oltre 600 milioni di euro, si pagano le tasse. Anche queste, però, vengono spalmate nell’arco di cinque anni, fino al 2010. "è un’operazione pienamente legittima e trasparente", commenta Scaglia interpellato in proposito da ’L’espresso’. Da qui al 2010 molte cose potrebbero cambiare. Entro quella data, come da tempo si specula in Borsa, non è da escludere che Fastweb abbia trovato un nuovo padrone. Magari un gruppo televisivo come Mediaset o Sky, oppure un fondo di private equity. E allora, grazie ai proventi della vendita, la holding Sms Finance potrebbe saldare i suoi debiti con Scaglia, il quale, a sua volta, sarebbe in grado di far fronte agli impegni con il fisco. Solo ipotesi, per il momento, perché un compratore non si è ancora profilato all’orizzonte. Come dire, nonostante voci e speculazioni che periodicamente infiammano la quotazione del titolo, la vendita della ex regina della New Economy non è andata in porto. Una gran quantità di denaro, però, ha già preso la strada del Lussemburgo. Nell’arco di un anno, tra ottobre del 2006 e l’autunno di quest’anno, la holding Sms Finance riuscirà a fare il pieno di liquidità, incassando, in totale, circa 350 milioni di euro. A gennaio, come detto, Scaglia ha ceduto una parte del suo pacchetto azionario di Fastweb per 220 milioni circa. Una scelta di tempo quanto mai azzeccata. In quei giorni la quotazione navigava ai massimi degli ultimi due anni. E così la vendita è stata conclusa a 44,4 euro per azione, oltre il 50 per cento in più rispetto ai minimi intorno ai 28 euro toccati ad agosto del 2006. Nel ruolo di compratore è scesa in campo Unicredit, da sempre molto vicina a Scaglia, che si è messa al lavoro, per ricollocare le azioni in Borsa. Il mercato non sembra aver gradito granché l’operazione. Se non altro perché il parziale disimpegno del manager faceva sfumare, quantomeno a breve termine, l’ipotesi di un passaggio di mano del controllo dell’azienda. Risultato: nel giro di un mese il titolo ha perso circa il 10 per cento. E Unicredit per il momento è riuscita a trovare acquirenti solo per un terzo della quota ceduta da Scaglia. Poco male, perché c’è un premio supplementare destinato ai soci di Fastweb. In breve, il consiglio di amministrazione dell’azienda di telecomunicazioni ha deciso di distribuire agli azionisti, divisi in due rate, circa 600 milioni di euro prelevati dalle riserve societarie. La prima maxicedola è stata assegnata nell’ottobre dello scorso anno. La seconda è prevista nel prossimo autunno. Scaglia, ovviamente, partecipa in proporzione alla propria quota. In totale gli spettano 131 milioni, di cui 75 milioni già incassati. Tutto denaro destinato alle casse della holding Sms Finance. Anche quest’ultima operazione, in verità, assomiglia molto a una partita di giro. All’inizio del 2005, infatti, Fastweb aveva chiesto ai suoi soci circa 800 milioni di euro sotto forma di aumento di capitale. Di lì a qualche mese i vertici del gruppo cambiano programma. Scaglia e l’amministratore delegato Stefano Parisi riscrivono il piano industriale che doveva essere finanziato con i proventi dell’aumento di capitale. Gli obiettivi aziendali vengono ridimensionati. Tutti quei soldi non servono più. E così si decide di restituirne una parte agli azionisti sotto forma di dividendo straordinario. In Borsa qualche grande investitore non ha nascosto le sue perplessità. Perché mai - si chiedono i critici - un’azienda in forte perdita si permette di distribuire denaro ai propri soci? In effetti, dalla sua nascita nel 2000, Fastweb non ha mai chiuso un esercizio in utile e nel 2006 il bilancio è andato in rosso per 123 milioni. "Disponiamo di risorse sufficienti per centrare i nostri obiettivi di crescita", ha risposto la società alla Consob che aveva sollecitato chiarimenti. Tutto regolare, quindi. Il denaro chiesto al mercato due anni fa verrà in buona parte restituito al pubblico degli investitori. E il primo della lista è proprio Scaglia. Il quale riesce a chiudere anche questa partita in attivo. A suo tempo, infatti, il manager non sottoscrisse per intero la sua quota di aumento di capitale. Sborsò circa 100 milioni di euro e mise sul mercato i restanti diritti d’opzione incassando oltre 20 milioni. Adesso, come detto, la distribuzione straordinaria di dividendi garantisce a Scaglia nuovi proventi per 131 milioni. A conti fatti il saldo è positivo per 50 milioni. Via Lussemburgo. Ed esentasse. Vittorio Malagutti