Il Sole 24 Ore 04/03/2007, Lucio Luzzatto, 4 marzo 2007
Non è la scienza che ci minaccia. Il Sole 24 Ore 4 marzo 2007. Non ho ancora letto Next, l’ultimo libro di Michael Crichton, ma a giudicare dalla postfazione dell’autore il libro ha una tesi: è assurda la pretesa di voler brevettare i geni, e le manipolazioni genetiche sono pericolose
Non è la scienza che ci minaccia. Il Sole 24 Ore 4 marzo 2007. Non ho ancora letto Next, l’ultimo libro di Michael Crichton, ma a giudicare dalla postfazione dell’autore il libro ha una tesi: è assurda la pretesa di voler brevettare i geni, e le manipolazioni genetiche sono pericolose. Robin Cook, uno scrittore specializzato in fantascienza medica, aveva già trattato problemi simili: in uno dei suoi libri viene introdotto un cromosoma umano in scimmie antropoidi bonobo, allo scopo di rendere i loro organi trapiantabili in pazienti umani; in un altro si usano cellule staminali embrionali geneticamente ingegnerizzate nel tentativo di curare un direttore d’azienda del suo incipiente morbo di Parkinson. A parte qualche storia d’amore collaterale, entrambi i romanzi finiscono in disastri. Devo ammettere che trovo alcuni di questi libri piuttosto divertenti, ma guai a prenderli troppo sul serio: sul piano scientifico Jules Verne era ben più rigoroso. Mi chiedo comunque se, per la causa della ricerca, la fantascienza biologica hi-tech sia un aiuto o il contrario. Occorre distinguere almeno due questioni diverse che si intersecano. Da un lato, l’enorme contenuto emotivo di tutto quanto attiene alla genetica, che dipende - credo - dal fatto che la genetica a sua volta attiene alla riproduzione. Dall’altro, i rapporti tra potere e biotecnologia, che impatta sull’agricoltura e sulla medicina (la cui gestione viene spesso oggi chiamata, negli Stati Uniti, l’industria della salute). Un esempio di tali rapporti che Crichton mette a fuoco è quello dei geni brevettati. Per l’uomo della strada il concetto di brevetto si associa a quello di invenzione: se un ingegnere può brevettare un nuovo tipo di telescopio, sembra giusto che un biologo possa brevettare, ad esempio, una nuova metodologia per analizzare le proteine. Ma un gene umano è un segmento di Dna naturalmente presente in ogni cellula di ognuno di noi: che un biologo brevetti un gene sarebbe come se un astronomo brevettasse un satellite di Giove da lui visto per primo. Eppure è vero che negli Stati Uniti questo è avvenuto per i geni BRCA1 e BRCA2, che predispongono al cancro del seno: mentre il brevetto non è stato alla fine concesso dall’European patent office. Il risultato è che la Myriad ha un’esclusiva per i test genetici che possono rivelare mutazioni di questi geni: circa 3.000 dollari per analisi. Non è allora il potenziale della genetica che deve spaventarci, ma piuttosto la commistione tra genetica e potere economico. Un test genetico viene effettuato, da un servizio sanitario serio, solo se una paziente lo vuole, e dopo aver ben chiarito tutte le implicazioni: ma se il test rende a qualcuno, c’è rischio che venga propagandato e venduto come un prodotto commerciale. In uno dei libri di Robin Cook uno scienziato si lascia fuorviare a compiere su un paziente un intervento alla cowboy dopo che aveva lasciato il suo laboratorio di ricerca per mettere su la sua piccola industria bio-tech. Nel 1998 il Comitato Etico (che allora presiedevo) della American society for gene therapy, aveva elaborato un documento avente lo scopo di evitare che un ricercatore, clinico o non, potesse avere, nel settore della terapia genica, un conflitto di interessi tra sperimentazione clinica da lui condotta e interessi commerciali. Il documento, sottoposto al Consiglio di presidenza dell’Associazione, non ebbe a tutta prima fortuna. Qualche mese dopo vi fu un evento tragico: nel corso di un trial clinico su una rara malattia ereditaria un giovane di 18 anni perse la vita. Il responsabile del trial era azionista della ditta che produceva il vettore virale usato nel trial stesso: il documento del nostro Comitato Etico fu immediatamente adottato ed è in vigore a tutt’oggi. I romanzieri fanno bene a stigmatizzare le storture e anche i crimini che possono derivare dall’abuso della scienza; ma farebbero bene anche a far partecipe il pubblico dei meravigliosi portati intellettuali e pratici della genetica contemporanea, che ogni giorno ci fa capire meglio come l’informazione contenuta nel Dna del genoma produce un essere umano; e al tempo stesso, rivelando le mutazioni che causano malattie, aiuta a trovare nuovi modi di curarle. Sta alla comunità scientifica, e alla comunità umana in generale, auto-disciplinarsi per fare buon uso di questi progressi non a vantaggio di pochi, ma nell’interesse di tutti. Lucio Luzzatto