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 2007  marzo 05 Lunedì calendario

Iva Zanicchi, I prati di Sara, Mondadori. Emma. Così bella che tutti in paese dicevano che veniva da un altro mondo, anche per quei riflessi verdi dei capelli, ondulati e lunghi, fino alla vita, così tanti che le vecchie pensavano che per questo era rimasta magrolina

Iva Zanicchi, I prati di Sara, Mondadori. Emma. Così bella che tutti in paese dicevano che veniva da un altro mondo, anche per quei riflessi verdi dei capelli, ondulati e lunghi, fino alla vita, così tanti che le vecchie pensavano che per questo era rimasta magrolina. Gambe lunghe, occhi verde scuro, carnagione di pesca, bocca imbronciata, ma se appena sorrideva, risplendeva tutta. Da quando, piccolina, aveva previsto l’imminenza di un terremoto, precisando luogo e ora della scossa, e salvando così gli abitanti del paese, andavano tutti in processione a farsi predire il futuro da lei, che non ne sbagliava una, finché, stanca di avere visioni, smise di parlare. Ma solo per liberarsi dei postulanti, poi riacquistò la parola. Mani. Figlia di pastori di un paese dell’Appennino tosco-emiliano, in provincia di Reggio Emilia, Emma aveva le mani così calde che se lavorava il formaggio, veniva bello liscio, ma non sapeva di pecorino. Era buono, ma aveva un sapore così strano che i suoi le dissero di lasciar perdere. Se poi si metteva a mungere le pecore, il latte usciva così cremoso da sembrare panna. Sogni. L’uomo della sua vita Emma lo vide in sogno la prima notte che dormì all’addiaccio, in alta montagna, ai prati di Sara: "Un ragazzo stupendo, con i capelli biondi che gli ricadevano sugli occhi neri, dolcissimi. Mi ha detto con voce melodiosa che prima o poi ci incontreremo: ”Sarai la mia donna per sempre”. Ora so che esiste davvero. Ha ragione, prima o poi ci incontreremo e sarà un grande amore". Mentre faceva questo sogno, Ilde, la sua inseparabile amica del cuore, dormiva con lei nello stesso sacco a pelo, l’accarezzava e intanto si masturbava. Assalita da un tremendo senso di colpa, era andata a passare il resto della notte nel recinto delle pecore e aveva fatto voto di andare al santuario di San Pellegrino con la pietra più grossa che avesse potuto, se Emma non si fosse accorta di niente. Castelbarco. Il giorno della festa del patrono, entrarono in chiesa due ragazze col vestito più bello che Emma avesse mai visto, e quando seppe che l’avevano comprato a Genova, andare a Genova diventò il suo chiodo fisso. Convinta Ilde, con la scusa di andare a guadagnare i soldi per farsi il corredo, furono assunte entrambe dai conti di Castelbarco, Ilde per fare lavori di fatica, Emma, così bella e aggraziata, per servire a tavola. Ma Alberto, il figlio del conte, gli bastò vederla per innamorarsi perdutamente di lei, e incominciò riempirle la stanza di fiori, destando l’invidia delle altre persone di servizio. Quando finalmente si decise a dichiararsi, Emma rifiutò con garbo (Alberto non aveva i capelli biondi come l’uomo apparso in sogno, anzi, era pure un po’ stempiato), e fece una delle sue previsioni infallibili, che cioè lui si sarebbe sposato con una nobile di nome Bianca e sarebbero vissuti felici, e detto questo si licenziò insieme a Ilde e tornarono in paese. Quando la predizione si realizzò, Alberto scrisse a Emma per dirglielo e da allora le mandò dei soldi casomai avesse bisogno. Mario. Mario, il ragazzo più bello del paese, serio e intelligente, era sempre stato innamorato di Emma, ma non l’aveva mai neanche sfiorata. Emma gli voleva bene, ma niente di più, e non si decideva a sposarsi, anche perché Mario, sarà stato anche bello, ma aveva i capelli neri e ondulati, e non lisci e biondi come quelli del sogno. Ma insistevano tutti, compresa Ilde, che a sua volta si stava per sposare con un Prospero e non si rassegnava all’idea di fare qualcosa senza di lei, e infine Emma cedette. La prima notte di nozze capì di avere sbagliato, perché al primo approccio del marito si sentì violentata, e Mario si dovette rassegnare ad avere una moglie frigida. Invece Ilde scodellò un figlio dopo l’altro (quando Prospero ne aveva voglia, gli bastava puntare il dito medio sul palmo della sua mano, premendo e sfregando leggermente). Attilio. Finalmente l’uomo del sogno arrivò (per fortuna in quei giorni Mario era via per lavoro). Si chiamava Attilio, aveva i capelli biondi e lisci che gli ricadevano sugli occhi, stava per laurearsi in architettura e abitava a Bologna. Bussò alla porta di Emma per chiedere un bicchier d’acqua, mentre passava di lì con la sua fidanzata durante un’escursione in montagna. I due si riconobbero a prima vista. Attilio lasciò tornare a Bologna la fidanzata, Cristina, con la scusa che aveva bisogno di stare da solo in montagna per concentrarsi a lavorare sulla tesi. Tornò a casa di Emma e fece l’amore con lei per una notte intera ai prati di Sara, proprio dove lei l’aveva conosciuto in sogno. Quella stessa notte concepirono un figlio. Querce. Dopo la notte di passione Attilio e Emma decisero di sposarsi. Attilio sarebbe sceso a Bologna per lasciare Cristina e per chiedere a uno zio cardinale di fare annullare il matrimonio di Emma. Ma subito dopo la separazione Emma sognò che Attilio era morto, e in effetti Attilio era entrato in coma perché era stato picchiato da un fascista. I mesi passavano, nacque il figlio e Emma lo chiamò come il padre. Ilde scrisse per cercare Attilio, ma la lettera fu intercettata dalla sua fidanzata, che rispose comunicandone falsamente il decesso. Saputo questo Emma sparì misteriosamente per sempre, non prima di aver detto a Ilde che quando avesse voluto parlare con lei, doveva andare sotto la grande quercia. L’ultima volta che Ilde la vide, galleggiava nel laghetto dei prati di Sara, ma subito scomparve e il corpo non fu ritrovato. Ritratti. Attilio uscì dal coma, ma privo di memoria. Mormorava solo "Emma, Emma…", tanto che i genitori si diedero da fare per cercare questa Emma, ma quando la trovarono era troppo tardi. Attilio guarì e Emma, facendo cadere due foglie della grande quercia manifestò a Ilde la volontà che padre e figlio si conoscessero. Fu così che i due superstiti vissero felici e contenti. Siccome Attilio era un bravo ritrattista, dipinse a memoria Emma e non smise mai di parlarle rivolgendosi al quadro.